flusso di coscienza con punteggiatura

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Dietro c’è sempre Freud, piaccia o meno; se non avessimo avuto questi fantastici studiosi della psiche umana oggi gireremmo per boschi a caccia di prede da mangiare vive, ruttando e assestandoci spinte da primitivi.

Joyce scrisse “The Dubliners” iniziando una sorta di dialogo con se stesso che richiama molto i flussi di freudiana memoria.

Lessi quel libro ad Atene, durante una gita di scuola, mentre il mio ex marito girava per i corridoi come un ufficiale della Gestapo ed io, a letto, mi immergevo nella lettura accarezzandomi la pancia che già ospitava  Riccardo, al quinto mese di gravidanza.

Questo era un preambolo.

Non ho il dono della sintesi ma non potete passarmi per le armi a causa di ciò.

Un’amica che studiava psicologia mi disse che i flussi si scrivono senza segni di punteggiatura, ma a me sta a cuore il vostro apparato cardiocircolatorio, quindi faccio un’eccezione.

Sto vivendo strani giorni.

-Bella questa – diranno amici e detrattori.

In realtà ho vissuto l’ultimo anno annunciando cambiamenti epocali che si sono rivelati piccole emissioni d’aria nell’universo.

Poi arriva il momento fatale in cui realizzi che se non svolti nella vita  faresti bene a svoltare in una strada contromano.

So che ormai da tanto tutti, ma proprio TUTTI, vanno ripetendo che per loro l’anno nuovo incomincia a settembre.

Faccio notare, mestamente, che io lo sostengo da un ventennio, ma il diritto alla primogenitura dell’ideona è un piccolo lusso al quale nessuno rinuncia volentieri.

Allora rinuncio io, tanto me ne frega il giusto.

Bilancio?

Fino a poco tempo fa avrei detto “fallimentare”, ma la vita può essere piena di sorprese, se non giri dormendo in piedi.

Il bilancio rimane negativo per me che, ad onta di un sontuoso abito di puro cinismo al 100%, ho regalato diciassette mesi della mia vita a chi  non sapeva che farne.

Non posso giurarci,  ma “i sogni muoiono all’alba”.

Il lento e inesorabile degradarsi di una storia mi avvilisce molto e, per problemi di imprinting, me ne sto ancora qui, a contare i miei sbagli.

Mi piacerebbe che qualcun altro contasse i suoi, ma è una guerra persa.

Meglio sarebbe stato stringersi la mano e dirigersi ognuno sulla propria strada.

La stretta di mano è mancata, ma chi ha ferite che fanno ancora male  non apre facilmente le porte a chi reca in dono tante belle parole e un cavallo di legno.

“Timeo Danaos, et dona ferentes”.

Mi è rimasto impresso nell’anima, non è colpa mia, e se qualcuno crede che io sia in malafede vada pure a farsi un bagno a mare, tanto quaggiù le temperature sono ancora relativamente miti.

 

In uno zainetto porto i ricordi di questi diciassette mesi e, credetemi, ho conosciuto bilanci anche peggiori.

Forzare la mano non è roba per me, che auguro sinceramente ogni bene e riprendo la mia strada con gli artigli laccati di rosso.

Paolo Nutini – Rewind

Foto di Paola Rizzi

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2 pensieri su “flusso di coscienza con punteggiatura

  1. Perché qui Nicoletta? L’altro testimone senza punteggiatura sfoglia le tue pagine? Se lo facesse proverebbe a mettercela la punteggiatura, a modo suo ovviamente.
    Questo che leggo è un esempio perfetto di quanto e come scrivere serva a chiarirsi le idee. Ma a te nonostante la chiarezza non basta Freud, serve un’altra vita ( cit. Battiato).
    Puru ammia, salutiamo.

  2. Non legge, Enzo, non l’ha mai fatto, e se qualche volta si è sforzato è stato solo per usarmi una cortesia. Obtorto collo.
    C’è un tempo per tutto.
    Temo che ci toccherà davvero aspettare un’altra vita.
    Salutiamo, con l’affetto di sempre.

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