allontanarsi per capire

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Nel pomeriggio sono uscita presto per via di un po’ di cose da sbrigare. Con lo smartphone bloccato. Scollegata dal resto del mondo.
Finite le incombenze ho parcheggiato l’auto di fronte al mare, piatto e grigio come il cielo, e mi sono lasciata andare ai ricordi, cullata da una quieta malinconia.
Ho scoperto che non ho bisogno di pacche sulle spalle o di generiche parole di consolazione. Forse non ho realmente bisogno di nessuno, se non per brevissimi lassi di tempo.
Sono serena perchè la mia coscienza è pulita, e se ci sono stati malintesi, anche enormi, le mie intemperanze sono state provocate da parole e comportamenti inaccettabili.
Mi hanno detto che sono intransigente ed è vero, ma ciò mi consente di essere leale e corretta. Poi tutto si può aggiustare, volendo.
Le scivolate fanno parte della vita di tutti.
Son rimasta lì di fronte molto a lungo, con una ridda di pensieri che correvano veloci nella mente e uno strano senso di pace che pervadeva totalmente il cuore: come se le due parti fossero scollegate fra di loro; mi sono appoggiata allo schienale e ho respirato piano ma profondamente.
Non possiamo recuperare nemmeno un solo frammento del passato, non possiamo andare avanti con lo sguardo rivolto all’indietro, ma ci conviene far tesoro delle ricchezze nascoste nell’anima, pronte a venir fuori se evocate nel modo giusto.
Ho rimesso in moto, fatto manovra in quello spazio malmesso, sempre uguale nei decenni, e sono andata via con la mia malinconia quieta e un bel sacchetto di inutili rimpianti.
Mi sarebbe piaciuto scattare una foto, ma il trabiccolo non dava segni di vita.
Sarà per la prossima volta, magari.

tanto lei va, tanto lei torna

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Torna? Ha deciso che chiude baracca per sempre?

Suvvìa, è la solita egocentrica in cerca di attenzione, per cui se tutto il suo piccolo mondo non le ruota intorno inscena addii tanto di basso profilo quanto formalmente d’effetto.

Eppure dovremmo esserci abituati, noi che la conosciamo da lunga pezza.

Va, torna, trascorre un po’ di giorni nel suo “buen retiro”, fa ammattire perfino coloro con i quali aveva intrapreso progetti importanti.

“Scusa, sai, ma non possiamo stare dietro gli umori di tutti”.

Parole che ci si aspettava; parole sacrosante.

Tutti siamo mutevoli per natura, ma alcuni lo sono più di altri.

Per me la scrittura è stata sempre terapia, fin da quando, primi anni di elementari, iniziai a scrivere in morte del passero che avevo trovato e portato a casa, quando per strada si poteva camminare senza che stirassero te e il passero.

Un tempo i rapporti erano semplici, con poche sovrastrutture.

Dovevi essere schizofrenico perché ti allontanassero per condurti in strutture adeguate.

Oggi ci si cura in casa, vero “amico”?

Tu che hai sempre considerato psicologi e psichiatri “venditori di fumo” mi dici  soavemente di farmi curare, prima di suggerirmi il suicidio.

Ho preso nota: hai visto mai?

Io (chiedo venia per aver iniziato il periodo con l’antipatico pronome) provo a stabilire, intrecciare rapporti umani, ma non mi viene bene.

Ho un concetto esclusivo di amore (parola pesante come piombo) e amicizia, laddove quest’ultima contempla pochissime persone fidate.

Lo svago di facebook consiste in scambi garbati fra gente garbata: senza eccessi, parole inappropriate e piccoli cerchi di persone che giocano a chi spara la cazzata più alta e grossa.

A volte esplodo, ma ho imparato a tirarmi indietro quasi per tempo.

Perché, amici e non, ci sono mali del corpo e mali dell’anima.

E non è detto che i due piani non siano in stretta correlazione. Anzi.

 

Marlene Kuntz – A Fior Di Pelle

flusso di coscienza con punteggiatura

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Dietro c’è sempre Freud, piaccia o meno; se non avessimo avuto questi fantastici studiosi della psiche umana oggi gireremmo per boschi a caccia di prede da mangiare vive, ruttando e assestandoci spinte da primitivi.

Joyce scrisse “The Dubliners” iniziando una sorta di dialogo con se stesso che richiama molto i flussi di freudiana memoria.

Lessi quel libro ad Atene, durante una gita di scuola, mentre il mio ex marito girava per i corridoi come un ufficiale della Gestapo ed io, a letto, mi immergevo nella lettura accarezzandomi la pancia che già ospitava  Riccardo, al quinto mese di gravidanza.

Questo era un preambolo.

Non ho il dono della sintesi ma non potete passarmi per le armi a causa di ciò.

Un’amica che studiava psicologia mi disse che i flussi si scrivono senza segni di punteggiatura, ma a me sta a cuore il vostro apparato cardiocircolatorio, quindi faccio un’eccezione.

Sto vivendo strani giorni.

-Bella questa – diranno amici e detrattori.

In realtà ho vissuto l’ultimo anno annunciando cambiamenti epocali che si sono rivelati piccole emissioni d’aria nell’universo.

Poi arriva il momento fatale in cui realizzi che se non svolti nella vita  faresti bene a svoltare in una strada contromano.

So che ormai da tanto tutti, ma proprio TUTTI, vanno ripetendo che per loro l’anno nuovo incomincia a settembre.

Faccio notare, mestamente, che io lo sostengo da un ventennio, ma il diritto alla primogenitura dell’ideona è un piccolo lusso al quale nessuno rinuncia volentieri.

Allora rinuncio io, tanto me ne frega il giusto.

Bilancio?

Fino a poco tempo fa avrei detto “fallimentare”, ma la vita può essere piena di sorprese, se non giri dormendo in piedi.

Il bilancio rimane negativo per me che, ad onta di un sontuoso abito di puro cinismo al 100%, ho regalato diciassette mesi della mia vita a chi  non sapeva che farne.

Non posso giurarci,  ma “i sogni muoiono all’alba”.

Il lento e inesorabile degradarsi di una storia mi avvilisce molto e, per problemi di imprinting, me ne sto ancora qui, a contare i miei sbagli.

Mi piacerebbe che qualcun altro contasse i suoi, ma è una guerra persa.

Meglio sarebbe stato stringersi la mano e dirigersi ognuno sulla propria strada.

La stretta di mano è mancata, ma chi ha ferite che fanno ancora male  non apre facilmente le porte a chi reca in dono tante belle parole e un cavallo di legno.

“Timeo Danaos, et dona ferentes”.

Mi è rimasto impresso nell’anima, non è colpa mia, e se qualcuno crede che io sia in malafede vada pure a farsi un bagno a mare, tanto quaggiù le temperature sono ancora relativamente miti.

 

In uno zainetto porto i ricordi di questi diciassette mesi e, credetemi, ho conosciuto bilanci anche peggiori.

Forzare la mano non è roba per me, che auguro sinceramente ogni bene e riprendo la mia strada con gli artigli laccati di rosso.

Paolo Nutini – Rewind

Foto di Paola Rizzi

la specialista

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Pensavo di essere diventata specialista in buoni propositi rimasti tali, ed è andata così per anni.

Ho provato di recente a stabilire nessi e contatti, ma mi son ritrovata a parlare a me stessa, e nemmeno tanto, perché parlare da soli è noioso.

Ieri ho chiuso un altro capitolo della mia vita, ma sono stata invitata a farlo perché non sto a certe regole che mi sono state presentate da un giorno all’altro: o così, o ciao.

 

Stasera sono stata fuori con amiche, e ho provato a pensare a quello che verrà.

Perché stavolta devo mettercela tutta: non ho più occasioni e tempo da sprecare.

Fuori una luna nitida e lontana: come quel pezzo di cuore che è andato a finire chissà dove: magari con tutti gli altri pezzi accatastati in un anfratto di me, nel corso degli anni.

Intanto tiro su un’altra fila di mattoni: bene che vada, a buttarli giù ci metterò niente.

Steven Wilson – Routine

pensieri nel vento

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Chi è, esattamente, uno sconosciuto?

Un estraneo: son sinonimi.

Però puoi conoscerlo, l’estraneo, e allora non sarà più sconosciuto.

Imparerai a sapere le sue abitudini, le manie, i gesti tipici.

Ti piacerà, oppure lo troverai detestabile per via di certi comportamenti che non condividi.

Siamo esseri umani, falliamo per definizione.

Magari un giorno ti sentirai furibonda per la certezza, più o meno fondata, di essere stata presa in giro.

Lo saprai mai davvero?

No.

Ogni risposta che riceviamo è sottoposta al beneficio del dubbio, che in certi casi è un maleficio vero e proprio, altro che.

Allora tiri i remi in barca, ti metti comoda e pensi, pensi, pensi fino a confondere le tue idee con le nuvole che passano veloci.

Che cosa è vero, dopotutto? E che cosa non lo è?

L’ex sconosciuto ti chiama, e tu non te l’aspettavi.

Così come non ti aspettavi le sue parole.

Rimani in silenzio per ore, poi lo richiami e, idealmente, lo prendi per mano.

Mark Lanegan – Stay

 

l’importante è è è è è è è, è finire

CV

Un’altra alba carica.

Di promesse? Di polvere da sparo?

Di lunghe ore da spendere in giro in auto, da sola, oppure stravaccata sul letto a pensare a quel prodotto di pastamatic impazzito che è la mia vita?

Mi guardo le unghie (unghia, per i puristi) laccate di rosso scuro. Le accarezzo, mi piacciono: piccola concessione agli sgoccioli di una femminilità che sta appassendo, tramutandosi in altro.

Devo aver introiettato parole e verbi sbagliati da più parti, e che belle parti se oggi rifuggo ogni forma di autorità e provo un sano orrore per la famigerata triade conculcata in certi ambienti: dio, patria, famiglia.

Ho sconfessato tutto ma senza euforia dissacratoria: quella macchietta non ero io, e basta.

Adesso che sono finalmente vicina all’esplosione mi chiedo vigliaccamente che ne sarà di me.

Ho avvisato già da tanto: e se dovessi essere prossima al grande salto con l’asta non voglio fiori e commemorazioni idiote. Io sono nessuno, i bei discorsi edificanti sarebbero omaggio e lenimento per i comprimari presenti.

La nera pecorella “godrebbe” di parole che non le spettano.

Mi basterebbe una mezza benedizione, hai visto mai? e subito via, a farmi riconvertire in polvere.

Intanto mi godo il mio smalto rosso, e se mi gira mi taglio i capelli da sola e me li tingo di biondo ramato, che si intona al colore della pelle.

Vorrei tanto salutarvi tutti, cioè quasi tutti, raccattare una Thelma per strada e andare via.

Però non ho una decappottabile, accidenti.

Mi toccherà cambiare pellicola, magari buttandomi su Lynch, che una fine degna me l’assegnerebbe di certo.

Fosse anche quella di rotolare fra i tronchi, in una segheria.

David Bowie – Ashes To Ashes