tic e tic e tac, il tempo passa e non torna più

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Ultimo sabato di agosto.

Penso alla gente in giro, alle tarante e alle pizziche.

A un vinello leggero bevuto in due sulla terrazza di un ristorante affacciato sugli scogli di un mare appena increspato dal vento, mano nella mano, occhi negli occhi.

Ho avuto anch’io tempi così, ma sono ormai un ricordo sbiadito.

Il tempo (vorrei tanto una definizione intelligente e sensata di tempo) è scivolato via come  sabbia in una clessidra starata..

Sembra ieri quello che, invece, è ormai stinto e odoroso di muffa.

Intanto coppie e gruppi di vario genere marciano alla ricerca dei centri storici delle nostre cittadine più belle, scoppi improvvisi di risa allegre, rumore di sandali sulle chianche, foto ricordo, chè i ricordi si alimentano anche del momento fissato in un fotogramma.

Ricordo il centro storico di una cittadina che amo, con la scalinata davanti alla chiesa e il bar dove la Cucinotta girò non ricordo cosa.

Poi, tempo dopo, un ristorante sull’Adriatico, rosa rossa sul tavolo, quando si cercava per l’ennesima volta di ricucire ciò che era lacerato già da tempo.

 

  • Signora, i suoi ricordi si fermano qui.

Bendetto, rivangare è esercizio sterile, oltre che mortificante.

Oggi sono la spettatrice silenziosa che osserva vivere l’umanità.

Da tempo ho scelto la mia compagna, detta Solitudine, ma a volte mi viene il dubbio che sia stata lei, a scegliere me.

I gatti, accusati ingiustamente di essere una palla al piede, mi guardano, alcuni attenti, altri più svagati.

Se volessi potrei donarli a persone selezionate, ma so bene che, se lo facessi, mi odierei per il resto della vita.

Loro sono una piccola colonia autonoma: se non faccio un passo o non tendo una mano verso gli altri non è colpa loro.

Forse, chissà, non ho avuto molta perspicacia, nella scelta degli uomini.

Forse sono stata solo sfigata, anche se correa.

C’è che vedo vivere la gente, e penso a me, sulla strada assolata che porta al paese fantasma.

piccolo

 

Io che coi fantasmi ho stabilito rapporti di complicità.

Hans Zimmer – Time, soundtrack Inception

 

 

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4 pensieri su “tic e tic e tac, il tempo passa e non torna più

  1. è solo che abbiamo vissuto MOLTO prima, dopo forse temiamo il confronto con i ricordi, ricordi che non hanno nessuna colpa se li si colloca nei tempi e nei luoghi di allora. Pensa come sarebbe se PRIMA non ci fosse stato NULLA… Buon AUTUNNO è qui che arriva con colori sapori e persino profumi che la tanto stimata primavera se li SOGNA!

  2. Ho vissuto abbastanza ma non come avrei voluto e dovuto, Benito.
    Ho un fardello di ricordi che son diventati pensieri tristi proprio perchè continuo a dare loro molto spazio.
    però ci sto lavorando con più convinzione del solito, sperando in quella piccola grande svolta che mi permetterebbe di vivere in serenità quel che mi resta.
    E ben vengano i profumi dell’autunno, la mia stagione.

  3. Nico ti prego se un giorno tu riuscissi a compiere quella piccola grande svolta che ti permetterebbe di vivere in serenità quel che ti resta, dimmelo. Non preoccuparti del concetto secondo cui ogni esperienza di vita è personalizzata: dimmelo lo stesso. Salutiamo.

  4. Gran brutta cosa, @Nico, il tempo che se ne va per non tornare mai più …. mentre noi, pur caduchi, continuiamo imperterriti a crederci di essere immortali ! :-(

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