a ciascuno il suo

 

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Hai presente quella sensazione di precarietà che ti fa sentire sull’orlo di un precipizio, quell’angoscia sorda che ti stritola lo stomaco e sale verso la gola, impedendoti di respirare?
Noi puoi fare altro che annaspare, piegata su te stessa, con il corpo in difficoltà e la testa che non collabora.
Vorresti morire, se la morte fosse solo lo spegnimento temporaneo del sistema in stato di allerta.
Vorresti fare le cose più assurde e impossibili: tornare indietro, molto indietro nel tempo, magari nella pancia di tua madre per decidere una sorte diversa. Oppure davanti a quell’altare che ti vide convinta e pronta per una vita diversa.
Ma tu eri convinta ma non pronta, a certe cose forse non si è pronti mai.
Magari scegliere un momento “buono” fra la miriade di periodi pessimi che continuano a svolazzare sulle tue spalle come corvi, e tu sei assolutamente lucida e assolutamente disperata; assolutamente inane al cospetto della sensazione di disastro incombente.
Una sensazione che a tratti si fa certezza, e ti fa prendere in pochi secondi cento decisioni diverse che non porterebbero a niente, e tu lo sai.
Quindi guarda avanti, soldatino in divisa blu di poliestere.
Guarda il tuo futuro con la schiena contro la schiena del letto.
Dietro l’armadio c’è l’inferno.

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