fenomenologia dei social, che di sociale hanno ben poco

facebook-like

Sono in rete da un numero sufficiente di anni per potermi permettere il lusso di affermare che ho compreso perfettamente certe dinamiche di approccio che, molto spesso, sono e restano relegate ad una dimensione virtuale.
In principio erano i blog, nel periodo in cui raggiunsero il loro massimo splendore.
Blog “a tema”, oppure semplici, ma non meno interessanti pagine nelle quali l’autore esprimeva il suo pensiero, articolandolo, e i lettori rispondevano con cognizione di causa.
Pian piano, e si erà già nel duemila e qualcosa, iniziò a propagarsi, come una chiazza di petrolio sul mare, il social dei social: quello inventato dall’ingegno di un ragazzetto americano.
Pian piano la gigantesca piattaforma -tritacarne iniziò a ridurre la cosiddetta “blogosfera”, fino a desertificarla.
Resistettero solo pochi ardimentosi, oggi premiati dalla propria caparbietà e dal rifiuto di abdicare del tutto alla massificazione del pensiero umano: quello generalmente debole.
Fatte le dovute e sacrosante eccezioni.
La piattaforma di Zuckerberg dovrebbe essere cassa di risonananza per ben più nobili o utili pagine divulgative, o anche solo pubblicitarie nel senso non dispregiativo del termine.
Concretamente, e allo stato attuale delle cose, su cosa si fonda Facebook?
Sulla chiacchiera fine a se stessa, sul controllo delle mosse altrui (ebbene sì), sulla facile invettiva e, dulcis in fundo, sull’occuparsi dei fatti degli altri.
Approccio all’aggancio facile, il famigerato “like”, il mi piace che vuol dire tutto ma anche l’esatto contrario.
Una perdita di tempo, un timbro da apporre per dimostrare che si è presenti, nella macchina social tritacarne.
Perfino io, che non mi sottraggo alle mie stesse critiche, sono qui per il collegamento al mio blog, mai abbandonato del tutto; da alcuni mesi anche per aver avuto la fortuna (una fortuna che ha nome e cognome) di essere stata inclusa in un progetto di scrittura collettivo nel quale mi confronto con scrittori professionisti.
Una bella e piacevole opportunità.
Per il resto è la solita sequela di like anche se non ti leggo, e se ti leggo è perchè ho deciso di prendere posizione contro Tizio a favore di Caio, affinchè Sempronio faccia tesoro di ciò e si tolga dalle balle.
Alienazione allo stato puro.
Siccome spesso, ahimè, non sono riuscita a sottrarmi neanch’io alla logica perversa dello studio del “like” e della sua provenienza, sono addivenuta alla seguente conclusione: ci sono donne che attraggono quasi esclusivamente consensi maschili, e non perchè si presentano in vesti succinte. No. Queste donne sono toste, barricadere, chiamano “fratello” tutti e non si peritano di spedire moccoli a destra e a manca.
Al contario, gli uomini attorniati da donne fanno i seduttivi senza esserne consapevoli: addirittura denigrandosi secondo quel detto anglosassone che recita”phishing for compliments”.
Fondamentalmente buoni di cuore, fondamentalmente insicuri, attirano pie donne che, al grido “io ti salverò!” gli fanno quadrato attorno per proteggerlo dalle arpie disincantate e antipatiche che guardano col ghigno diffidente e lo sguardo traboccante ironia.
Queste sedicenti arpie, in genere donne deluse e mazziate più e più volte, hanno imparato a proteggersi dalla fragilità altrui perchè hanno ancora la loro, da fortificare.
In linea di massima queste signore sono seguite da altre signore che le capiscono e le commentano: acidità a parte.
Pochi uomini intorno, voci fuori del coro.
Un po’ settarie, magari, hanno chiuso la porta agli altri senza essersene rese conto.
Si fidano solo delle loro simili, certe di capirle e di essere capite.
Nessun “batti il cinque, fratello”, ma il rispetto dei sentimenti di coloro che ritengono simili.
A dirla tutta non sono molto amate: gli uomini, sostanzialmente creature strutturate semplicemente, preferiscono battere il cinque, andare in giro con amiche o trombotali a farsi una birra, rutto annesso.
Quel che accade dopo accade e basta: senza aspettative, patemi o delusioni paventate.
S e m p l i c e m e n t e.
E non è forse questa la strada più facile da percorrere?
Me lo chiedo ogni giorno, da anni, ma non ho risposte degne di esser definite tali.

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8 pensieri su “fenomenologia dei social, che di sociale hanno ben poco

  1. Concordo purtroppo i blog oggi non sono seguitissimi nonostante io mi ostini ancora a scrivere sul mio. Facebook non è il demonio, lo diventa per l’uso “superficiale” (uso un eufemismo molto forte) che molti ne fanno. io con fatica uso fb come uso il blog senza sconti per chi mi legge e pensa di trovare post facili e argomenti easy. Ma pochi sono così, tu anche per come scrivi e per il modo in cui scrivi, sei tra quei pochi che non si abbassano per ottenere facili “like”.

  2. volendo i social sono pure un megafono per far sapere che si è ancora in giro, o per illudersi di esserlo e allora magari un po’ di boutades irritose smuovono le acque, tanto non ci sono onde, il limite non supera il ginocchio e si rischia niente. Magari c’è sempre il solito contrario (sempre quello) che fa sentire importanti entrambi.
    Alla PROSSIMA, con un sorriso…

  3. L’ha ribloggato su Omologazione Non Richiestae ha commentato:
    Molto condivisibile, lo scrivo da anni tanto da essere considerato insopportabile ( forse hanno ragione). Ma analizzare il mondo in cui vivi è fondamentale per essere se stessi e scriverne poi. Ciao Nicoletta

  4. Concordo pienamente su tutto.
    Una perfetta analisi del mondo dei social dove, tra l’altro, é arrivata la pubblicità come una ruspa…sopra like, tragedie e razzismo.
    Uno spaccato dell’Italia del consumismo dove si é diventati oggetti. Radiografati e plagiati per guidarci nel nulla più totale….

    Ciao
    .marta

  5. C’ero anch’io al tempo dorato dei blog. Su Facebook molto non posso dire ché ne sono stata sempre un po’ ai margini. Sostanzialmente l’ho usato per raccogliere gli auguri di compleanno e postare un po’ di musica di tanto in tanto. L’ho tenuto a debita distanza. ;)

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