altrove

a_look_by_jimbosbaby

Domenica di finta quasi estate, cielo coperto e prime comunioni sciamanti per ogni dove.
Ieri era tutto un tripudio di scout stile “rompete le righe” e attempate catechiste a comprar gelati ai comunicandi.
Roba che, per scansarli, ho rischiato di investirli poichè mi si materializzavano davanti all’improvviso.
E mi è tornata in mente la sofferenza rimossa di una prima comunione di qualche anno fa.
Vorrei essere nata altrove, lontano da qui.
Probabilmente su un altro pianeta, oppure mai nata.
Mi sento fuori posto, non mi adeguo e non capisco tante cose: io che, invece, vorrei far passare tutto attraverso il setaccio della ragione, perchè solo la ragione può aiutarci a capire che la vita è matematica.
La matematica prevede le variabili, no?
Non mi addentro ma mi sento più sicura.
Sicura che due più due fa quattro, che la gente non dà per avere, che pensieri, parole, opere e omissioni non sono peccati ma imprescindibili libertà.

let me out

stretta-di-mano  bn

Io esisto.
Perchè uno spermatozoo e un ovulo ebbero il piacere di conoscersi, alcune decadi fa.
Esisto mio malgrado e, poichè esisto, cerco di estrarre i succhi meno amari dai frutti che mi stanno attorno.
Cerco di rendermi la vita accettabile senza fare del male agli altri, perchè il male degli altri è il mio male.
Non bastasse, sono una che s’arrovella, che si autopunisce, che sta tutta la notte a guardare il soffitto con la sola compagnia del paio di gatti di turno e del ticchettio della sveglia.
I rapporti fra persone mi vengono bene, ma solo se la trama non s’infittisce.
Forse un tempo ero diversa, adesso non so.
Se ho fatto del male, involontario, ho chiesto e chiedo scusa, ma non posso e non voglio essere il bersaglio di chi non sa nemmeno cosa chiedere a se stesso.
Fatico già di mio, abbiate pazienza.

Damien Rice, Lisa Hannigan – Rootless Tree

do they know…

Oggi mi rendo conto che li ho amati, gli anni ’80. I miei anni ’80, la mia decade felice.
Con le speranze in fermento nonostante gli sgambetti di un’educazione rigida e severa, con l’idea che un futuro fosse davvero possibile.
Con l’amore che prendeva le sembianze di un progetto concreto.
Con gli eccessi, dall’abbigliamento kitsch alle pettinature coi capelli “sparati”.
Con i Police a palla nella mia stanza, e Paul Weller e Bob Geldof, e perfino Boy George, gli Spandau, i Duran Duran e una creatura che si chiamava Marilyn.
E Bowie, sempre.
Dieci anni relativamente felici fra la decade della segregazione e quella delle responsabilità a muso duro: o così o così. Nessun’altra possibilità di scelta.
Una decade incastrata fra problemi di “mala educaciòn” e problemi di trasmissione/ricezione.
Dieci anni di opportunità buttate ai porci, e di crediti concessi inutilmente.

Riapri gli occhi, guardi lo specchio e ti accorgi che sei “passato” anche tu.