il mare

gne

Non è più il tempo di dire, o di mandare a dire.
Nè di ascoltare, o ricevere messaggi che si farebbe bene a chiudere in una bottiglia (di vetro) da lanciare in mare.
Non è nemmeno più tempo di chiedere o dare spiegazioni: ognuno crederà sempre ai suoi filtri e alle sue maschere.
Non è più tempo di credere alle fiabe, perchè  prima o poi il tempo le smonta, stravolgendone il senso.
C’è un bel tratto di strada, davanti, un percorso che ci vedrà protesi verso nuovi volti amici, sempre attenti a non lasciare che qualcuno ci sorrida ghignando.
Per quel che ne so abbiamo una vita sola, o almeno una consapevole per volta: sprecarla è un delitto, ma gli eventi spesso prescindono dalle nostre intenzioni.
Stamattina c’è freddo, ma l’aria è tersa, pulita, e il mare brilla all’orizzonte.

Bruce Springsteen – Purple Rain

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riconsiderando

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Un altro giro, un’altra rotazione terrestre. E sono sfilati via, in ordine sparso, il sole dietro le nuvole, i panni stesi, un’altra flessione spericolata chiesta con garbo alla vita, la telefonata di un amico, il mio rinviare, rinviare, rinviare. E sono sfilati i primi ciuffi consistenti del pelo dei baffuti, che farò tosare presto, il cactus oramai da buttar via, la foto che conservo fra i ricordi più cari: un sorriso dolcissimo appoggiato allo stipite della porta di un ufficio.

Sono sfilate via le mie speranze conservate nelle tasche dello spolverino che non indossavo da tanto, la fiducia e la possibilità di credere a un nuovo capoverso. E’ sfilata via la mia delusione, accompagnata da parole dure e prive di giustificazione. E’ sfilata via, inciampando malamente, la benevolenza che credevo ricambiata. Perchè certe parole fanno male come schiaffi, e come dita di schiaffi rimangono impresse sul viso e nell’anima per sempre.

La foto è di Marla Morante, Dual Photography

 

stream of consciousness

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stasera è il turno del flusso di coscienza non ne buttavo giù uno da anni ma oggi ho rotto gli schemi sì rotti per sempre perchè gli omini fatti in serie mi fanno tanta ma tanta malinconia in pochi tanti giorni convulsi e asfittici ho provato ad abbassare la guardia ma porca miseria quando ci provo c’è sempre l’elemento che scombussola, che mescola le carte ancora una volta e poi le butta per aria è proprio vero che ci può essere una lunga sequela di anni atoni amorfi vuoti ma può accadere ed è accaduto che all’improvviso si spalanchi un mondo inaspettato così si finisce una volta per tutte di piangersi addosso come è stato detto e si finisce per non credere più in concetti del secolo scorso quali protezione esclusività parola d’onore onore? e che sarà mai forse roba da duellanti alla Ridley Scott? forse senso di responsabilà per le proprie affermazione immediatamente rimangiate e negate? ma credete che a me col mio passato certe cose possano distruggere la vita? ho temuto lo ammetto e so che verranno giorni difficili ma io ce la farò perchè ho sbagliato è vero ma non sono stata la sola anzi è che io son capace di ammettere gli errori e di chiedere scusa se ritengo sia giusto insomma giornata iniziata sotto tono ripresasi via via alla grande con tante belle cosette edificanti quelle sì che lo sono c’è il circolo che il mio amico Carlo definirebbe curtigghiu ebbene questo circolo non mi comprende ma mi tange talmente piano che manco me ne accorgo così mio malgrado ho assistito a patetici giochi a rimpiattino così son volate anzi non son volate ma sono state scritte parole offensive nelle intenzioni e solidarietà per chi ama farsi consolare da una pletora di crocerossine attente e virtuose mentre io porco mondo sono spiccia e sì se serve aiuto ci sono ma se mi si vuole prendere per il culo saluto e cambio strada oh c’è stata anche una sorta di ingresso in famiglia perchè le persone affini si chiamano anche solo col pensiero non ci fosse messenger una volta ci sarei rimasta molto male oggi alla mia veneranda età ho imparato ad abbozzare poi a riflettere infine a comprendere che sono la maestra delle strade che non portano da nessuna parte ok ma se me ne accorgo per tempo sempre e solo grazie a me stessa mi siedo comoda e assisto al teatrino dei burattini che manco mi piace tra l’altro l’unica nota dolente è essere stata presa in giro ma avrei dovuto fidarmi del mio intuito subito almeno mi sarei risparmiata e avrei risparmiato ad altri discussioni infinite che nascevano da una bruttissima parola che si chiama ambiguità per cui registrato quel che c’era da registrare che ve lo giuro non è bello per niente mi accingo a dedicare il mio tempo a chi lo merita tanto a sparare minchiate son bravi in tanti bene ho finito no non sono ammattita almeno non ancora ma i flussi di coscienza vanno scritti senza punteggiatura me lo disse Miki qualche anno fa e tra l’altro hanno un che di liberatorio che può fare solo bene eccomi dunque alla fine vi auguro sonni e sogni felici io mi accontento di essere serena perchè ne sono certa il male fatto prima o poi ritorna indietro come un boomerang e allora sono cazzi
cheers

Dream Theater – Stream Of Consciousness

Foto di Marla Morante, Luz de Aurora Tumblr

amen

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Qualcuno, leggendomi, potrebbe pensare che sia andata del tutto poichè, alla mia veneranda età, oso parlare ancora di amore.
Senza sapere che cosa sia di preciso, tra l’altro.
Probabilmente è un mix di attrazione, comprensione, ACCETTAZIONE E FIDUCIA RECIPROCHE.
Come se la fiducia, quella vera, si ottenesse con la raccolta punti di biscotti o formaggini.
Dopo mesi di intenso trasporto e altrettante intense perplessità ho capito che era necessario che uscissi di scena.
Forse perchè il mio ruolo è stato assegnato a un’altra; forse perchè obiettivamente non sono brava a tenere accanto  qualcuno che non mi vuole, essere umano o disumano che sia.
Con gli animali me la sono sempre cavata meglio per la loro straordinaria capacità di dare, pretendendo poco in cambio.
E non son brava a farmi valere perchè la mia autostima è una ruota sgonfia che necessita spesso di un intervento in extremis.
Che volete farci?
Ognuno di noi è figlio della sua storia, fatta di genitori, nonni superstiti, fratelli e sorelle, parenti di ogni genere.
Ai più fortunati tocca scontare una pena (ma quale? e perchè?) in un prestigioso collegio salentino che oggi, per quel che ne so, è una scuola come le altre, frequentata da femmine e maschi, ma che ai miei tempi era un’austera costruzione con le sbarre alle finestre e un orologio gigante, posto sulla parte più alta della facciata anteriore, che suonava ogni quarto d’ora.
E’ vero, per una lunga serie di ragioni, ma anche per colpa mia, non sono ancora capace (nonostante la suddetta veneranda età), di essere a mio agio con certe persone: proprio con quelle che mi si erano avvicinate mostrando sentimenti ambigui perchè avevano in testa molta più confusione di quella che ho io, normalmente.
C’è che ho imparato a perdere, e persino a lasciar andare senza astio.
Ovvio, mi son data del tempo per metabolizzare, ma mi rialzo sempre.
Sì, mi rialzo perchè non sopporto di pagare ulteriormente lo sbaglio di aver sopravvalutato chi non lo meritava e, magari, di aver lasciato andar via chi sapeva sintonizzarsi con me e le mie paranoie.
La vita è fatta anche per sbagliare.
Magari anche per porre rimedio, e stavolta sarò molto attenta alla chiarezza altrui, ma soprattutto alla mia.
Stavolta niente musica, ma un articolo illuminante.
E che lo spirito santo discenda su di voi, e con voi rimanga sempre. :)

Se l’amore non si vede né si sente, non esiste o non vi serve

La foto è di Marla Morantehttp://luzdeaurora-marlamorante.tumblr.com/

il ragazzo dei treni

ferr

C’era una volta l’estate.
Sì, lo so, arriva ogni anno, ma quella del 1975 c’è stata una volta e basta.
C’era anche una località balneare: piuttosto un paesello capitato sul mare per caso.
C’ero una volta anch’io e questa frase è  credibile perchè, nel tempo, mi sono persa.
Insomma c’era l’estate del ’75, il paesello marino, un gruppetto di amici e un lido frequentato mattina e sera.
Mare poco, perchè si stava tutti seduti in cerchio ad ascoltare le canzoni del juke box, e a ridere come solo a quell’età si può, nonostante tutto.
Quell’estate al gruppo si aggiunse un quindicenne nuovo di zecca che aveva un nome, anche se noi lo chiamavamo con un altro.
E lui, timido e paziente, spiegava che il diminutivo lo usavano i suoi e che, perciò, potevamo fare lo stesso.
Era bello, aveva modi gentili e accattivanti nel contempo e sorrideva sempre, forse perchè era timido.
Abitava in una delle casette bianche vicino la ferrovia.
Una mia amica prese per lui una cotta solenne; io avevo il “fidanzatino” da poco, quindi potevo solo dirle che, essendo libera, avrebbe potuto parlargli.
Ricordando sorrido con un po’ di amarezza perchè ero la meno adatta a offrire consigli del genere.
Avevo appena lasciato per sempre un posto di suore nel quale mi ero fermata cinque anni, uscendone aliena.
Il ragazzo bello, che aveva un piccolo spazio fra gli incisivi superiori, era gentile anche con me; sicuramente molto più del “fidanzatino”.
Mi sembrava che avesse a cuore più il calcio che le ragazze;
d’altronde aveva due anni meno di me, che giocavo a fare la saputa.
Quando era con noi non si poteva non avvertirne la presenza  perchè contrastava la timidezza con scherzi, gavettoni dal tetto del lido e furti ripetuti del mio Boxer (ciclomotore dell’epoca) con la complicità di mio cugino.
Non l’ho frequentato molto, ma ricordo distintamente che quando era insieme a noi tutto si animava, illuminandosi.
L’estate successiva andò più o meno allo stesso modo.
Oggi mi do della cretina per non aver cercato di conoscerlo meglio, di confidarmi con lui e di accogliere le sue confidenze.
Così, di punto in bianco, sparì.
I ragazzi che vivevano al mare anche d’inverno mi dissero che il padre era stato trasferito non so dove, per lavoro. E solo tanto, ma tanto tempo dopo scoprii che il “dove” non era molto lontano da qui.
Il fatto è che quando ci si perde ci si perde, e si potrebbe essere andati solo in un’altra provincia o in America: se non lo sai è lo stesso.
Poi passano gli anni, passano anche “fidanzati” ed esperienze di ogni genere.
Passiamo noi, inconsapevoli delle ingiurie del tempo.
Tempo fa qualcuno fece il suo nome, e a me venne la curiosità di cercarlo su facebook.
E c’era, ma non osai inoltrargli richiesta di amicizia perchè ero certa che non si sarebbe ricordato di me.
Poi  con lui c’erano due bimbi: non mi sembrò il caso e tirai avanti.
Oggi mi chiedo che cosa sarebbe successo se, per caso, mi avesse riconosciuta.

John Lennon – Stand By Me