la vita che continua

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Che bello, stasera, salutare al telefono Massimo e Angelo, due amici di mio figlio che vivono a Bonn e a Colonia.
I papà di questi ragazzi sono cresciuti con noi, ma solo d’estate, visto che i genitori si erano trasferiti in Germania.
Giusto il tempo di far nascere Antonio e Luciano in Italia, o poco più.
Avevamo un’età compresa fra i sei anni di mia sorella, gli undici di mio fratello e i tredici miei, di mio cugino e dei due ragazzi.
Ero già ad Alcatraz, allora: le vacanze erano il paradiso, anche se, verso la fine di agosto, mi veniva il magone perchè, presto, sarei tornata dietro le sbarre.
Antonio, Tonino per noi, era conciliante e bonario.
Luciano, più giovane solo di un anno, aveva un caratterino tosto che, col mio, faceva scintille.
Ho davanto un’immagine: noi, in gruppo, lungo il sentiero selvaggio che portava alla spiaggia.
Io che provavo a pronunciare Beethoven con cadenza tedesca, lui che mi rispondeva: “No no no. Si dice “Piitofen”.
E giù risate a non finire.
Poi i dischi dei Creedence Clearwater Revival, che loro traducevano in simultanea mentre noi arrancavamo.
Erano decisamente avanti, ma questo non ci pesava perchè gli amici, soprattutto a quell’età, si scambiano confidenze, informazioni e conoscenze senza spocchia, o senso di superiorità.
Giornate al mare, pomeriggi in giro col loro papà, che aveva una pazienza infinita; serate di film, giochi semplicissimi, friselle e pane e pomodoro.
Per qualche tempo non ci vedemmo: forse erano andati in vacanza altrove.
Ci ritrovammo anni dopo: stessa amicizia solida, stessi ricordi.
Negli anni, com’è naturale che accada, abbiamo conosciuto le persone che avevamo scelto “per la vita”: quelle con cui fare famiglia.
Poi sono arrivati i figli che, crescendo,
hanno preso a frequentarsi solo d’estate, come i genitori italiani.
Sì, perchè Tonino sposò un’argentina, e Luciano una tedesca.
Poche ore fa, prima di tornare in Germania, due dei loro figli, adesso amici del mio, hanno chiamato per salutarmi.
Hanno trascorso una serata a Bari, son passati dalla nonna e via, verso i loro impegni.
Carini e gentili come i loro genitori.
Ecco, questa è la vita che continua oltre noi.
Questo riesce a dare un senso anche alle sconfitte, inevitabili, che il tempo ci regala.
Non pensavo, davvero, potessero bastare poche parole al cellulare perchè il tono dell’umore avesse un’impennata.
I figli dei ragazzetti che ascoltavano i CCR adesso si fanno un selfie in un localino di Bari, e sorridono.
E io sorrido per loro, con loro.

Creedence Clearwater Revival – Have you ever seen the rain?

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