riciclaggi

tumblr_o4ls26gTYe1tlpeylo4_1280

Siccome la notte porta consiglio, una volta mi aveva suggerito di mettere insieme, nel mio piccolo, un po’ di thinking heads. Bene, ma per parlare di cosa? Di politica?

Di che cosa si potrebbe occupare un mio ipotetico network? Escluderei volentieri il sopracitato argomento perchè, ormai, sono schifosamente delusa. Musica? Libri o cinema? Non sarebbe male.

Riflettendoci meglio, però,  mi appare chiaro (appare chiaro a me, figuriamoci a voi) che la mia specialità è diventata quella della lagna professionista. A torto o a ragione.

Ergo potrei dare a voi la possibilità di venire qui, a scrivere da me, ma solo per lamentazioni, proteste, vendette meditande e meditate (magari già portate a termine in maniera esemplare), invettive e piagnistei di tutti i generi.

Ecumenicamente potrei accettare senza problemi deluse/i dall’amore, fidanzate abbandonate sull’altare e amanti buttate/i nella monnezza. Precarie/i del tono dell’umore, dal disforico al francamente depresso, spiriti ruminanti, maniache della pulizia, interisti  incazzati, fan pentite/i  di Beautiful.

Porte aperte anche a chi, nonostante “l’impegno purchè fosse”, piangeva come un vitello quando ascoltava  questa nenia, e a chi non sa mai se buttarsi da una parte o dall’altra,  continuando  pervicacemente a tenere il piede in due staffe (in caso di ipotesi di scelta, si potrebbe consigliare la staffa giusta). Potremmo trasformare questo blog in una sorta di  network-forum con tanto di rubrica della posta del cuore, della quale potremmo occuparci io e un’anima buona qualunque, giusto per indurre i confusi al suicidio.

Che ne pensate? Vogliamo provare a regalare alle pene d’amore, ma anche no, la dignità che meritano?

Roberto Vecchioni – Il Tuo Culo Il Tuo Cuore

La foto è di Marla Moranteluzdeaurora-marlamorante.tumblr

liberare i pensieri

silvestri

Le canzoni dell’artista colpiscono dritto al petto: soprattutto alcune.
L’atmosfera è allegra, cordiale, ma va riscaldandosi col passare delle ore, ben tre di concerto escluse due brevissime pause tecniche.
Lasciarsi andare alla musica libera la mente da pensieri molesti che non meritano diritto di cittadinanza.
Se la buona fede millantata è fasulla, beh, il problema non è mio.
A fare autoanalisi son brava per essermi esercitata molto a lungo; chissà, forse per via degli esercizi spirituali inflitti nel tempo che fu, più una caterva di idee contromano.
Poi gli anni precipitano e non ha più senso distendere il passato su un lettino da obitorio e dissezionarlo; sarebbe una pratica inutile e di dubbio gusti: i morti non risorgono.

Daniele Silvestri – Un Altro Bicchiere

la vita che continua

1919371_10207613826815718_1120414782912184895_n

Che bello, stasera, salutare al telefono Massimo e Angelo, due amici di mio figlio che vivono a Bonn e a Colonia.
I papà di questi ragazzi sono cresciuti con noi, ma solo d’estate, visto che i genitori si erano trasferiti in Germania.
Giusto il tempo di far nascere Antonio e Luciano in Italia, o poco più.
Avevamo un’età compresa fra i sei anni di mia sorella, gli undici di mio fratello e i tredici miei, di mio cugino e dei due ragazzi.
Ero già ad Alcatraz, allora: le vacanze erano il paradiso, anche se, verso la fine di agosto, mi veniva il magone perchè, presto, sarei tornata dietro le sbarre.
Antonio, Tonino per noi, era conciliante e bonario.
Luciano, più giovane solo di un anno, aveva un caratterino tosto che, col mio, faceva scintille.
Ho davanto un’immagine: noi, in gruppo, lungo il sentiero selvaggio che portava alla spiaggia.
Io che provavo a pronunciare Beethoven con cadenza tedesca, lui che mi rispondeva: “No no no. Si dice “Piitofen”.
E giù risate a non finire.
Poi i dischi dei Creedence Clearwater Revival, che loro traducevano in simultanea mentre noi arrancavamo.
Erano decisamente avanti, ma questo non ci pesava perchè gli amici, soprattutto a quell’età, si scambiano confidenze, informazioni e conoscenze senza spocchia, o senso di superiorità.
Giornate al mare, pomeriggi in giro col loro papà, che aveva una pazienza infinita; serate di film, giochi semplicissimi, friselle e pane e pomodoro.
Per qualche tempo non ci vedemmo: forse erano andati in vacanza altrove.
Ci ritrovammo anni dopo: stessa amicizia solida, stessi ricordi.
Negli anni, com’è naturale che accada, abbiamo conosciuto le persone che avevamo scelto “per la vita”: quelle con cui fare famiglia.
Poi sono arrivati i figli che, crescendo,
hanno preso a frequentarsi solo d’estate, come i genitori italiani.
Sì, perchè Tonino sposò un’argentina, e Luciano una tedesca.
Poche ore fa, prima di tornare in Germania, due dei loro figli, adesso amici del mio, hanno chiamato per salutarmi.
Hanno trascorso una serata a Bari, son passati dalla nonna e via, verso i loro impegni.
Carini e gentili come i loro genitori.
Ecco, questa è la vita che continua oltre noi.
Questo riesce a dare un senso anche alle sconfitte, inevitabili, che il tempo ci regala.
Non pensavo, davvero, potessero bastare poche parole al cellulare perchè il tono dell’umore avesse un’impennata.
I figli dei ragazzetti che ascoltavano i CCR adesso si fanno un selfie in un localino di Bari, e sorridono.
E io sorrido per loro, con loro.

Creedence Clearwater Revival – Have you ever seen the rain?

la persona speciale

luz

L’attesa di una persona speciale prevede un rituale meticoloso che molti, forse, non capirebbero.
Piccole manie, minuscoli trucchi per offrire una buona immagine di sè, anche se il vento soffia in direzione contraria.
L’attesa di una persona speciale dimezza le ore di sonno, fa crescere l’ansia, quella buona, come la spuma del mare che si fa più spessa e bianca, toccando riva.
Quanto tempo manca?
Così poco? Così tanto?
Non si è mai perfettamente a posto, quando una persona speciale sta venendo da noi, a salutarci.
Forse è solo un’idea balzana, quella di non essere mai abbastanza.
Un’idea malata.
Sicchè ci ritroviamo a guardare il soffitto, poi la porta, poi il soffitto.
Quanto è passato?
Il profumo si percepisce appena, la matita è sciolta: le scarpe col tacco, chè non si è mai abbastanza alte, sono sul pavimento, una accanto all’altra.
Così non potremo dire, alla persona speciale, che ci è mancata e forse ci mancherà, ma che siamo persone diverse, forse più ordinarie, abituate a chi è  ordinario, o folle, come noi.
Molto spesso viviamo il silenzio delle nostre vite come un precetto da rispettare; a volte ci concediamo un po’ di chiassosa compagnia, ma sempre più di rado.
Domani torneremo a prepararci come graziose bomboniere, per un’altra persona speciale.
Domani.

Lacuna Coil – Falling Again

La foto é di Marla Morante, Luz de Aurora – Marlamorante.tumblr

io e lei

donna-doppia

Tutto sarebbe più semplice se fossi solo una.
Perché, di mio, son tollerante e possiedo uno spirito teso alla conciliazione.
Oltre che modi affabili e ironia da regalare ai bisognosi.
Certo, tendo ad immalinconirmi spesso, ma la mia è una malinconia dolce, quasi confortante.
Il problema é l’altra: quella che mi coabita.
La donna perennemente imbufalita, quella che diffida anche della sua ombra.
La malmostosa, acida, pedantissima zitella che spacca ogni filamento di origine tricologica in quattro.
Insomma, l’antipatica che risponde in maniera sgarbata (eufemismo) anche senza ragione, o con motivi che possono ritenersi plausibili solo grazie ad un’arrampicata sugli specchi, tanto rocambolesca quanto vana.
Domandona da milioni di dollari: come si fa a sopprimere una parte di se stessi?
Coltivando quella “buona”, dite?
Beh, fin qui ci sono arrivata da sola.
Il fatto è che l’altra, al momento sonnecchiante come Regan MacNeil, si risveglia senza preavviso: ben che vada, con un brontolio cupo come un temporale in avvicinamento.
Subito dopo la buona avverte un malessere vago, che non promette nulla che la rassicuri.
Dovrebbe esserci abituata, ma ogni volta il trauma é duro: come si fa a spegnere il mostro prima che apra gli occhi? A soffocarlo mentre inizia a sbadigliare e a muovere le braccia verso le sponde del letto?
Quantomeno a renderlo inoffensivo?
Lobotomizzandolo, magari, se non fosse che la lobotomia le metterebbe fuori uso entrambe.
Perchè il cervello è uno, in comproprietà, ma le anime sono distinte.

Ps. Dopo un sonno lungo giorni si è svegliata. Ieri. Adesso siamo sdraiate vicine vicine, ma non capisco se sia io a darle consigli, o lei a me.

Placebo feat. David Bowie – Without You I’m Nothing