floating

luz

E’ dolce andare lentamente alla deriva, dà quiete e serenità.
La costa si allontana piano mentre si accendono le prime luci della sera.
Quand’ero più giovane e matta uscii di casa nel cuore della notte, con un materassino sotto il braccio.
Avevo addosso un vestitino estivo leggero, a righine bianche e celesti.
Per strada un paio di signori ritardatari mi guardarono come se fossi un fantasma; ricambiai lo sguardo come se i fantasmi fossero loro.
Quindi la sabbia e le piccole dune, e i cespugli.
Camminai dritta verso il mare, incurante di un branco di cani randagi che mi passò accanto senza abbaiarmi contro.
L’acqua era calda, l’aria dolce, la voglia di sparire assoluta.
Lasciai le infradito in riva e iniziai a camminare verso il largo, sul fondale sabbioso.
L’abitino mi si attaccava addosso man mano che procedevo, assolutamente serena.
Quando l’acqua fu alta tanto da permettermi di sedermi sul materasso gommato senza ribaltarmi, mi distesi a pancia in giù, e iniziai a muovere le braccia come remi.
Destinazione sconosciuta.
Voltai la testa da un lato, come se poggiasse su un cuscino, e mi addormentai.
Albeggiava, e il sole dipingeva pennellate rossastre e irregolari in direzione della città lontana, quando mi svegliai, ed ebbi coscienza di ciò che avevo fatto qualche ora prima.
La riva era lontana, ma il mare ancora caldo e piatto.
Quindi ero ancora lì, cioè qui, sulla terra.
Il mare era lo stesso, e il sole stava nascendo ancora una volta, indifferente, sulla mia voglia di non esserci più.
Ricominciai a remare con le braccia verso la riva, la raggiunsi, mi rimisi il materassino sotto un’ascella e mi diressi verso casa, scalza, con il vestitino a righe attaccato addosso, e i capelli sul collo e sul viso.
Scavalcai la recinzione, lasciai il materasso in giardino e rientrai nella mia stanza dalla finestra, lasciata socchiusa.
Mi spogliai, mi infilai nel letto, bagnata e un po’ tremante, e mi riaddormentai.
E’ passato tanto tempo, da allora, ma lo straniamento che segue un abbandono, agìto o subìto, è più o meno sempre lo stesso.
Allora parlavo poco di ciò che nascondevo dentro, limitandomi alle esternazioni, anche simpatiche, della me che conoscevano tutti : quella rompiscatole e casinista ma buona,  sempre pronta a dare una mano a chiunque me la chiedesse.
A distanza di più di trent’anni posso dire di essere diventata più forte, fatalista e un tantino stronza.
Ma questo, salvo rare eccezioni, lo sappiamo solo io e me.

Afterhours – Come Vorrei

La foto è di Marlie Morante, Luz de Aurora Tumblr

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4 pensieri su “floating

  1. Hai visto Nico? C’è qualcuno che ti ama veramente, il mare. Bastava una corrente diversa a portarti lontano o un cambiamento improvviso del tempo…invece sei rimasta a galleggiare come un turacciolo nella stessa zona per ore fino all’alba. Non era il tuo momento ma io non credo che morirai di straniamento purtroppo perchè sarebbe bellissimo entrare nell’altra dimensione in modo impercettibile e sognante. Almeno io la vedo così. Salutiamo dolcemente

    • Caro amico, purtroppo solo virtuale, avevo poco più di vent’anni e certe idee già chiare, per fortuna o meno. Boh. Negli anni ho pensato spesso a quella notte lontana, maledicendo il vento, le correnti, il mare stesso. Sai cosa penso? Che un dio beffardo, se c’è, avrà studiato per me una morte lenta, lunga, angosciante. E lucidissima. Sai che c’è ? Ammesso che non mi stronchi un infarto, o un incidente di qualsiasi genere, male che vada farò un viaggetto in Svizzera. Ovviamente per comprare orologi puntuali e ottima cioccolata. Ci credi?
      Salutiamo.
      Sicily rules.

      • Com’è che accussì, chianu chianu, all’intrasatta sta trasennu tuttu stu mutuperiu di morti e fini? Muremu ustissu senza fari sfozzi particulari. Quali morti lenta angosciante e beffarda…m picchì? Stai cadendo in depressione, invece di mannari tutto e tutti affanculo disquisisci di cosi tirribili.
        Non ci vai in Svizzera, resti a sud, semmai, riprendi il materassino e ti abbandoni al mare d’inverno magari sul canale d’otranto e vai a salutare i pisci. Se chiddi un ti volunu arriva finalmente il principe azzurru fuori tempo massimo , ti salva e torni ad amare ( non senilmente). Salutiamo sempre e comunque bbedda.

  2. quel mare quel materassino quella ragazzina quel senso di libertà quasi incosciente (e divertente) esistono ancora e vanno ascoltati.
    SEMPRE. un saluto

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