certi piccoli ricordi persi (e ritrovati) nel tempo

 

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Quand’ero piccola ma non infante, insomma sui dodici, tredici anni e, poi, qualcosina in più, vivevo in un’enorme costruzione austera, con le sbarre alle finestre e un orologio che suonava ogni quarto d’ora.
E’ stato un tempo lungo cinque anni: un tempo che non ricordo senza che mi venga uno spasmo al petto.
Ricordo chiaramente i lunghi corridoi in cui noi “educande” (mai termine mi è risultato più odioso) trascorrevamo il tempo dello svago, fra una partita di ping pong, il nascondino con la suora lesbica che non perdeva occasione per palpeggiarci, e le camminate solitarie lungo corridoi tanto infiniti quanto male illuminati.
Fu lì che conobbi A., una ragazzina magra, con i capelli scuri raccolti in una coda.
Passeggiava spesso da sola, rasentando i muri, con l’indice che lasciava scorrere lungo le pareti dipinte a due colori.
Andò via dopo un anno: dissero che era schizofrenica perchè parlava con gli alberi del giardino.
A pensarci adesso, che sono alle porte della senescenza, non era affatto difficile, in quel lager costosissimo, dar fuori di testa perchè, immagino, molte, come me, avevano avuto la convinzione di essere state mandate in quel posto “di lusso” per espiare chissà quale colpa.
Magari risalente ad una decina di vite precedenti.
Oggi ricordo solo buio, cioè tutto immerso in quelle fioche e spettrali luci notturne che gettavano ombre sinistre sui quadri dell’Apocalisse appesi ai muri.
C’è che non siamo strutturati tutti allo stesso modo.
Io, arrivata l’ora di infilarmi nel mio lettino coperto da una zanzariera di tulle bianco, accendevo una radiolina e, con gli auricolari, mi seppellivo sotto le coperte, ascoltando un programma di musica rock del quale non ricordo il nome.
Fu durante una di queste puntate sottocoperta che conobbi una canzone di Bowie, The laughing gnome.
Ovviamente mi piacque tantissimo.
Avevo tredici anni e, con gli occhi chiusi, immaginavo mondi sconosciuti ma fantastici.
La notte è sempre stata magica per me, insonne dall’infanzia.
Le luci dell’alba chiudevano in un cassetto le mie canzoni, i miei amati programmi notturni, i miei sogni proiettati verso un futuro che non riuscivo ad immaginare, ma che non mi sembrava ostile.
Il trillo della sveglia dava il via al faticoso buttarsi giù dal letto, alla coda per i bagni, ai lavatoi sufficientemente ampi, ma freddi.
Poi la colazione, la messa mattutina e l’inizio delle lezioni.
Ricordare quegli anni non mi fa bene, anche se, forse, parlarne è una strana forma di catarsi.
Allora dicevo, convinta, che se mai, un giorno, avessi avuto dei figli, mai e poi mai li avrei mandati in un posto del genere.
Infatti mio figlio è lontano anni luce da quel tipo di ambiente profondamente malato, destabilizzante, per certi aspetti crudele.
Oggi sono una donna che, un tempo, si sarebbe definita di mezza età.
Oggi, col mito imperante del giovanilismo ad ogni costo, posso affermare con sincerità di essere una donna “aged” (cari amici puristi, fatevene una ragione), e di sentirmi ancora viva, nonostante una dep che mi fa compagnia da decenni.
Al punto che, ormai, si convive come coinquiline a volte molto dispettose.
Però i rari attimi di magia che riuscivo a ritagliarmi, alla faccia delle nazi che imponevano il sonno, saranno sempre vivi in un angolino del mio cuore.

David Bowie – The Laughing Gnome

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Un pensiero su “certi piccoli ricordi persi (e ritrovati) nel tempo

  1. Credo di avere qualche anno in più di te ma di sera tardi dopo l’inno nazionale alla radio cominciava il Notturno dall’Italia diviso in varie sezioni. Bowie ma anche De Andrè e altri li ascoltai la prima volta nella sezione ” Scacchi e tarocchi”. Radiolina a transistor, auricolari e via in un altro mondo.

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