noi non sappiamo chi siamo (noi)

moranteTu ed io non siamo uguali. Abbiamo poche linee tratteggiate in comune, più che tratti.
Siamo nati entrambi da una donna più un uomo, abbiamo riso, a volte pianto, immagino, così come immagino che entambi abbiamo amato o creduto di farlo, perchè definire l’amore è come provare a dare un aspetto all’anima.
Discussioni infinite, testi del solone di turno per cosa?
Per una scopata o per un progetto messo su a tavolino come una planimetria catastale.
Per fortuna, sai, non c’è solo quello, e i vuoti si possono riempire di surrogati dai nomi più tradizionali e consueti, o strambi, originali e, magari, più congeniali.
A malapena io so chi sono: come puoi pretendere di saperlo tu, che hai respirato un’aria diversa dalla mia per la maggior parte della tua vita?
O, secondo lo stesso principio, che ne so io di te oggi, dopo che entrambi abbiamo attraversato un’esistenza che, forse, non ci aspettavamo?
Viviamo strani giorni, che diventano più strani man mano che il tempo scivola via.
Fermi restando i buoni princìpi di base, cioè il minimo sindacale che tutti conoscono,
per trovare qualcosa che ci avvicini, e ci dia modo di comunicare, ci toccherà fingere un interesse che, ormai, è solo il fantasma di un ricordo.
Oppure trovare spunti che costituiscano la base di argomenti comuni.
Troppo complicato, no?
La vita dovrebbe essere un quieto svolgersi senza scosse, almeno nella sfera dei sentimenti, amori o amicizie che siano.
Dovrebbe: più spesso non è.
Oltre che una fissa per i congiuntivi, ne ho una per il condizionale, che con i congiuntivi spesso si apparenta.
Se: avverbio piccolissimo ma gigantesco per me, che le certezze granitiche le lascio volentieri a chi sa che farne.

David Bowie – Life on Mars?

Foto di Marlie Morante, Luz de Aurora Photography

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