piccole strisce di carta

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Dove sono andata, srotolandomi e arrotolandomi in un’infinita catena di giorni e notti che, se avessi perso la coscienza di essere, almeno una volta, oggi potrebbero sembrarmi solo un sogno infinito?
Dove sono andata, lungo questi anni divisi in scompartimenti come un vecchio treno dai sedili usurati e dal cattivo odore stantìo?
Quello che si usa chiamare passato mi illumina il cervello a tratti, come un flash, e non posso fare a meno di chiedermi dove fosse la mia piena consapevolezza, mentre mi buttavo a testa bassa contro gli ostacoli della vita e poi, improvvisamente, mi ritraevo, isolandomi.
Se non fosse, questo, il destino di ognuno di noi o, volendo, il compimento del nostro ciclo biologico, potrei pensare ad una Grande Mente Perversa, ad un Burattinaio che ci usa per animare le sue noiosissime giornate.
Guarda un po’, cara ragazzina dai capelli biondo dorato, piccolo personaggio del tempo che fu, guarda come sei adesso, tocca quello che tocchi, pensa come pensi oggi, e immagina la faccia inorridita delle donne di nero vestite che ti parlavano di inferno e punizioni divine.
Se non fossero morte, perchè sicuramente lo saranno, e conservassero un briciolo di memoria, penserebbero che il diavolo è entrato in te; le più illuminate, in verità pochissime, in un estremo sussulto di pentimento si inginocchierebbero nella chiesetta calda e accogliente, chiedendo perdono al loro Dio per aver creato un mostro.
Anzi, tanti piccoli mostri dispersi un po’ ovunque, con le loro esistenze rattoppate alla meglio, con un bagaglio di fallimenti di tutto rispetto.
Con la tragica impossibilità di amare con serenità e fiducioso abbandono.
A volte, nei momenti più bui, spero e prego affinchè l’umanità si estingua, tutta e tutta insieme, cosicchè nessuno rimanga solo a piangere, a disperarsi, a chiedere a se stesso se si sarebbe potuta evitare la catastrofe.
Sono solo brevi momenti di intensa lucidità; inevitabilmente l’abitudine alla marcia a cervello spento riprende a trasmetterci l’implicito ma imperioso impulso a rimettere in moto il corpo, unica certezza visibile, concreta.
E, come sempre, il giostraio di turno alza la leva.
Che ne sarà di noi forse lui lo sa, ma non lo dirà mai.

Battisti – Per Altri Motivi

Dipinto di Edward Hopper

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8 pensieri su “piccole strisce di carta

  1. Più che andata sei finita in un brutto posto dove ribolle una gioventù inadatta al tempo che vivi. Non è senilità è maturità attonita. E non ti fa bene. Nè di qua nè di là, solo rabbia e insoddisfazione, le vecchie in abito nero poi lasciale stare, sono pagate dal burattinaio col quale hai fatto l’abonamento. Strappalo accidenti, anche se ci perdi qualcosa ed entra in un’altra sala: fanno lo stesso film? Chissenefrega, gli attori soo nuovi e, soprattutto, puoi riderre di loro mentre sgranocchi i popcorn.
    La donna nell’immagine sembri proprio tu, stesse fattezze. Sei bella, forse te l’ho già detto ma in un’altra vita. Salutiamo.

  2. Incredibilmente per una volta tanto sono d’accordo con Rasi. Peraltro ho la sensazione che ne stia risentendo anche il tuo stile. Peccato, Nico, un gran peccato. Ma poi so bene che ognuno il suo dio lo dipinge con i colori che predilige. Un abbraccio

  3. Sono un Battisti dipendente. Era per me un po’ un fratello, che ho seguito lungo tutto il suo percorso artistico. Un grande, anzi, un grandissimo, immenso irripetibile unico…

  4. Però il mio commento era centrato solo sull’argomento del post di Nicoletta, argomento un po’ imbolsito. Quanto alla forma io non ho nulla da eccepire: la ragazza scrive sempre in modo notevole e riconoscibile.

  5. perché preoccuparsi del passato e del futuro, raccogli l’acqua fresca del momento. Al passato non c’è rimedio e del futuro (?). Il FUTURO dipende poco da noi, importante che ci sia sarà sempre meglio del NULLA…

  6. Cari amici tutti, sono consapevole dell’imbolsimento degli argomenti, del girare inutilmente intorno a me stessa, DA ANNI.
    Enzo, cambierei sala, cinema, città. Cambierei tutto, ma, non sapendo concretamente cosa, farei bene a darmi all’uncinetto con uno dei miei gatti sulle gambe.
    Mi ci vedo poco, ma essere di qua e di là è molto scomodo.
    Ed io ho un pessimo rapporto col tempo che passa.
    Sì, quella cosa lì me l’hai detta sicuramente in un’altra vita.
    Salutiamo ;)

    Manuela, non so se sto scrivendo peggio: a volte me lo chiedo anch’io, ma non è che me ne importi più, ormai.
    Bisogna che faccia qualcosa di efficace per superare un’impasse che è diventata prigionìa.
    Il mio Dio? E che ne so. Di recente ho frequentato uno psichiatra protestante, un tipo che gira con la Bibbia in borsa. Frequentato per motivi professionali. Peccato che non mi convinca molto.
    Abbraccio a te.

    Emilio caro, anch’io con Battisti ci sono cresciuta, ma devo ammettere che a distanza di anni, decantato l’ascolto più volte, ho capito che preferisco quello della collaborazione con Panella.
    Astruso, ma affascinante.
    Ciao :)

    Benito, razionalmente lo so (altrimenti sarei schizofrenica), ma fatico seriamente a liberarmi di un passato molto pesante. Così non riesco a godere nemmeno di quei rari bei momenti che capitano anche a me. Mi scivolano accanto e me ne rendo conto solo dopo.

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