un giorno come gli altri

scarpa_rossa corr

Oggi si ricorda la giornata contro la violenza sulle donne.
PREMESSA.
Non posso aggiungere altro che non sia stato già detto, sussurrato, esecrato.
Siamo lontani anni luce dal tempo in cui il rispetto reciproco sarà realtà, e non una serie ininterrotta di slogan, buoni propositi, sfoggio di belle parole inutili.
Per me, ma non solo, “violenza” ha tanti altri significati, tante altre valenze.
Non è solo picchiare, maltrattare, offendere.
No.
Violenza è anche rifiutare di comprendere (dal lat. comprehendĕre e comprendĕre, comp. di con- e pre(he)ndĕre «prendere») le tue ragioni e il tuo vissuto, bollandoti con appellativi impropri.
E’ capirti solo se te ne stai in un angolo, buona, o se ti mimetizzi nel coro di quelli che parlano con una voce sola, o che non parlano affatto.
E’ attaccarti in maniera pretestuosa, facendoti sentire una carnefice seriale, mentre sei solo l’aguzzina di te stessa; e lo sei perchè hai giocato in difesa tutta la vita, e adesso hai paura anche dell’indice che ti viene puntato contro.
Come un’arma.
E’ dirti, a muso duro, che sei fatta male, che hai meritato i calci ricevuti, che sei una brutta persona perchè non sai fidarti.
Già: fidarsi.
Spesso è un’impresa ai confini con la realtà, soprattutto se assume le sembianze di un dogma.
Un po’ come la fede in Dio.
Non puoi arrivarci con la ragione: devi credere e basta, con gli occhi bendati e, magari, i piedi sull’orlo di un precipizio.
Dio se ne sta nel suo mondo: forse ci ascolta, forse dorme.
Oppure si accorge di noi quando facciamo troppo rumore.
Ecco: potremmo iniziare a considerare chi chiede fiducia come entità immateriali: ci sono, ma noi non possiamo vederle.
Probabilmente il paragone è azzardato, ma capire non è annuire distrattamente per poi voltare la testa dall’altra parte.
So bene che la capacità di immedesimazione comporta un dispendio energetico ed emotivo pesante, ma è l’unica strada che potrebbe (condizionale) condurre all’empatia.
Non è da tutti, ed è sciocco pretenderlo, ma non è sciocco lasciare che qualcuno ci metta in un canto, seppellendoci con accuse in gran parte false.
Non ci siamo capiti.
Se non riuscite proprio a farvene una ragione, e nemmeno vi interessa, arrivederci e grazie.

Post scriptum.
L’argomento potrebbe riguardare anche gli uomini trattati male, ma, se permettete, le nostre spalle reggono un peso improbo da sempre.