coordinate

donna biata

Potrei essere in errore io, ma è statisticamente possibile esserlo sempre?

Se le brutte esperienze lasciano solchi tortuosi come viottoli di montagna c’è veramente poco da fare.

Lavorare su se stessi è possibile, ma senza il miraggio di inversioni di rotta spettacolari.

Ognuno di noi è quel che è: figlio e vittima della sua storia; dalla quale  si potrebbe affrancare solo dopo anni, anni ed anni di durissimo lavoro su se stesso.

Purtroppo a volte non basterebbero due ipotetici cicli di vita (credendo alla reincarnazione) per rimettere le vicende in equilibrio.

C’è che qualcuno nasce con l’azione facile e felice sempre e comunque, e chi deve sputare sangue e veleno per provare ad avversare una sorte cattiva e beffarda.

Infine c’è la predisposizione personale, ed io non ho la vocazione al martirio, se non in circostanze strettamente necessarie.

Antipatica, odiosa?

Lo accetto, poiché stanca di pallidi attori fatui e presi dal loro personaggio tanto da aver smarrito le coordinate.

Esattamente come me.

Rolling Stones – Paint It Black

l’esercizio all’abbandono

mm

Non voglio scomodare un Dio rinnegato a lungo, perché oggi essere atei è sintomo di forte intelligenza, mente l’esercizio (arduo) della fede senza l’ausilio della ragione (come si potrebbe mai?)appare roba da donnette e omuncoli con il quoziente intellettivo di una mosca.

Non vorrei davvero scomodare la sua ombra imponente e ieratica (iconografia) per piccole beghe quotidiane: impicci che appartengono a tutti, più o meno.

Oltretutto io stessa non ho certezze in questo senso, ma mi appello a qualcuno al di sopra di noi, Cristo, alieno, rettiliano, a qualcuno che ci usi l’incommensurabile cortesia di raderci al suolo con le nostre speranze mal riposte , e le delusioni ben centrate.

Dopotutto sparire in una nuvola di fumo e schegge incandescenti come quelle del Bing Bang cosa sarà mai?

Chiudere gli occhi e arrendersi, dolcemente, alle braccia del riposo cui tutti, chi prima, chi dopo, ci abbandoneremo.

Juliet Simms – End Of The World

La foto è di Marlie Morante, Luz de Aurora Photography

nella torre dei mille gatti…

ash

Vi supplico, stelline pelose: non seguitemi, non guardatemi, anzi avvicinatevi a me con istinti aggressivi.

Soffiatemi contro, inarcate il dorso e manifestatemi la vostra più assoluta ostilità.

Siate odiosi. Graffiatemi.

No, perché in cortile, fra altri quadrupedi felini, girano Ash e Rocco, entrambi tanto dolci e tanto magri.

Io li rifocillo, e mi sento una mamma adottiva a distanza, ma odio le distanze, e se non vivessi in un appartamento, seppur comodo e dotato di vasti balconi-veranda, me li porterei su molto, molto volentieri, insieme alla micia siamese che, nella casa al mare, ha partorito un piccolino tutto scuro.

Peccato che, accortasi dell’involontaria violazione del nascondiglio, se ne sia andata chissà dove col suo piccolo.

Giusto ieri mia madre, che ama i gatti ma “non in casa”, l’aveva battezzata Veronica.

Insomma, che Veronica torni con suo figlio o che sia andata in cerca di un posto migliore, Ash e Rocco li vorrei qui, a casa mia: e sarebbero dieci.

Mi rendo conto che qualcuno mi guarda come se fossi una strana persona, se non un’aliena.

Si dà il fatto, però, che io abbia finalmente realizzato di essere quella che sono e non un’altra, magari conforme ai dettami di una società che, forse, ci vorrebbe tutti omologati.

L’unico al quale non vorrei creare mai imbarazzo è mio figlio, ma anche lui ha capito che sono fatta così: non così male, dopotutto.

E dire che tutto incominciò per caso tre anni fa, quando una micina secca mi seguì fino a casa.

La accolsi volentieri, e quello fu l’inizio di un imprevedibile (ed imprevisto) innamoramento che perdura e che, anzi, va intensificandosi in maniera preoccupante.

So bene che non è affatto razionale, ma vorrei prendere altri trovatelli in casa partendo dai due giovanotti che bazzicano il cortile.

Che qualcuno sappia, è una malattia?

Mia madre non ha dubbi.

David Bowie – Cat People