il vento sul viso

nita

Nel tempo ho imparato ad ingoiare le delusioni così come butto giù le compresse che assumo ogni giorno.

Nemmeno un sorso d’acqua, a volte.

Non è facile, ma si può tenere a bada qualunque novità che potrebbe sembrare una ventata di aria fresca: nel novantanove per cento dei casi non lo sarà.

Questione di statistiche, ma anche di prevedibiltà di certi clichè tutti uguali a se stessi.

E non è che la colpa sia tutta di chi non capisce quello che abbiamo dentro: siamo noi, noi con i nostri vuoti affettivi spropositati, a pensare che qualcuno possa realmente sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda.

Normalmente non accade, anche in assenza di impedimenti di una certa importanza.

Pare che certe persone si siano votate, non so per quale assurdo disamore di se stesse, ad ingarbugliarsi la vita oltre misura.

Scomodare la psicanalisi sarebbe utile, forse, ma ad un certo punto della vita si vorrebbero soluzioni più semplici e brevi.

Con pochi rimuginamenti e pochissima voglia di illudersi che la nostra lunghezza d’onda sia intercettata da qualcuno.

Non accadrà.

La solitudine è un incidente, una scelta, una risorsa.

Siamo noi a darle il valore che crediamo meriti, e questa attribuzione di valore passa per le trame fittissime della nostra razionalità, che andrebbe coltivata quotidianamente come una pianta bella e rara.

Slowdive – Changes

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4 pensieri su “il vento sul viso

  1. Sono sempre a favore della psicanalisi. Non credo nelle soluzioni semplici e brevi. Ciao Nico

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