avvelenata, con moderazione

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Si va avanti.

Si deve, credo, per il fatto che ci siamo.

E non è sempre sentirsi infilzati da uno spiedo gigantesco, o schiacciati da un masso.

Ci sono cieli sereni, di tanto in tanto.

Affetti consolidati e nuovi amici con i quali bere un bicchiere di buon vino.

Nonostante tutto il bagaglio alle spalle si deve procedere cercando di soffocare le incertezze e le paure, chè quelle, di ogni genere, non mancano mai.

Son cambiati i paesaggi e certe costruzioni, la vegetazione e la segnaletica stradale.

Sfidando rotatorie in crescita esponenziale mi chiedo, ogni volta, se ad aver imboccato la strada per prima sono stata io: così do la precedenza a chi non l’aveva e taglio la strada ad altri.

Sappiate che se muoio in auto sarà stato a causa di ciò.

Lo scrivo per celia, ma con la consapevolezza che tutto, ma davvero tutto, potrebbe capitarci in qualunque momento.

Perché, noi, mica abbiamo l’ombrello e i poteri di Mary Poppins.

Si va avanti, quindi.

Gli altri si aspettano ancora tanto, da noi, e noi non possiamo deludere.

Cioè potremmo, ma alcuni hanno nel dna la vocazione al sacrificio di se stessi e delle proprie, legittime priorità.

Se ne prende atto e si continua il cammino perché non si sa essere diversi, perché uno sguardo rammaricato farebbe più male di un pugno nello stomaco.

Già: ma “se io avessi previsto tutto questo”…

 

Francesco Guccini – L’Avvelenata

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6 pensieri su “avvelenata, con moderazione

  1. l’ottimismo del DOVERE? Forse no, quasi una sommatoria che alla fine ha il segno positivo fra il dare e l’avere della vita, in un certo senso prevale quel che il vivere ci dà rispetto al costo del vivere, quegli obblighi, ad esempio, del dover apparire sereno per evitare che gli altri siano dispiaciuti.

    Sono d’accordo, anche se proprio oggi ho sgarrato, o forse per quello. Mi sono risentito e ho risposto peggio. Adesso preferirei non averlo fatto. Ho tracimato.

    Un saluto. Il solito Kreben

  2. Benito, anch’io tracimo, a volte, e mi pento sempre.
    La nostra struttura di personalità, in parte innata, si forma pian piano, a seconda delle esperienze che ci toccano.
    Io sono la chioccia di tutti, salvo, poi, avere momenti di autentico rigetto che mi affretto a stroncare.
    Così non ho vissuto la mia vita vera, quella che avrei scelto se ne avessi avuto l’opportunità.
    E adesso è tardi.
    Un saluto a te dalla solita Nico.

  3. Commento il commento. Sei sicura di non aver vissuto la vita che volevi? Non è piuttosto che la tua vita vissuta non corrisponde all’ideale a cui pensavi/pensi di dover corrispondere?
    La psicologia sostiene che ciò che facciamo (e che spesso, a posteriori, ci risulta incomprensibile o condannabile) risponde sempre a un nostro bisogno. E credo proprio che sia così. Chi sente davvero il bisogno di andare, di affrancarsi da ciò che lo circonda, lo fa. In un modo o in altro, ma lo fa.
    Se non lo hai fatto, è semplicemente perché non era quella la tua esigenza. L’altruismo non esiste, Nico; anche il più nobile dei gesti mira solamente all’auto-gratificazione.
    Forse dovresti solo spegnere quel televisore che proietta il film di come avresti dovuto essere in base a chissà quale “manuale della vita felice”, accettare di essere una che non ha voluto “andare”, e guardare te e la vita con un po’ di simpatia. Fosse solo in nome dei tanti anni passati insieme :).

  4. Sì, Manuela. Se avessi voluto VERAMENTE sarei andata via, e non ha nemmeno senso che continui a trincerarmi dietro un problema (reale, certificato) che ad altri non ha impedito di volare. Però c’è una differenza fra la “me” che qualcuno avrebbe voluto e la “me” che avrei voluto io. Una differenza che è un abisso.
    Nel dubbio, mi sono spiaggiata come una balena morta, e la simpatia verso me stessa riesco a percepirla solo quando bevo un po’ più del solito.
    Sad but true.

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