farfalle e uragani

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Il trionfo della volgarità in tutti i sensi sta per avviarsi al giusto epilogo.

Sissignori: l’estate è una stagione volgare, anzi la stagione volgare per eccellenza.
Liberi (i più) dalle pastoie di lavoro e impegni, si strappano di dosso abiti e abitudini, e quindi via, verso la gara dell’ostentazione.
Dalla ricchezza che se ne fotte dell’italiano medio a quella di chi porta in giro come nulla fosse la propria sciatteria esistenziale (e stilistica).
Adesso che il borgo si spopola velocemente il panorama, fauna compresa, potrebbe indurre crisi depressive.
Potrebbe.
Ho citato due estremi, ma l’Italia vera è fatta di gente semplice, con qualche blanda velleità, forse, ma senza fronzoli.
Quella che incontri per strada e con la quale scambi rare parole sull’andazzo dei tempi in generale, sulla famiglia, se c’è, sulle vicende d’ammmmmore.
Sulla vita e la morte.
Pochi esseri selezionati non per classismo ma per affinità.
Il resto erode la sua esistenza magari dietro l’angolo di casa tua, ma lontano galassie.
Da anni, ormai, mi spendo dopo aver adottato il fare dell’equilibrista.
Cammino, precaria, sulla moltitudine che brulica sotto i miei sogni.
Scendo, a volte, ma solo se credo ne valga la pena.
Altrimenti un tappeto di nuvole può essere un rifugio, oltre che la piattaforma ideale per tentare voli di speranza.
Sarò banale, poco interessante.
Avrò poco appeal e il carisma di una barbabietola, ma continuo a rivendicare, a volte debolmente, a volte meno, una piccola isola di serenità sulla quale andare a nascondermi quando le ondate violente della vita in tempesta vorrebbero scaraventarmi in alto mare.
Sono qui.
Sono ancora qui.
Mi è risalito questo rigurgito acidissimo nel giorno del compleanno di mio padre.
Ce ne saranno ancora, di compleanni?
Dopotutto lo stato anagrafico è anche stato mentale, e su quest’ultimo lui mi batte senza possibilità di rivincita.
Volto un’altra pagina con i sentimenti sospesi, tanto una come me non va, non progetta oltre le ventiquattr’ore.
Che non è, davvero, cogliere l’attimo.

Dedicato a Blue, ovunque è adesso. :**

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2 pensieri su “farfalle e uragani

  1. se le statistiche hanno un senso a casa è rimasto più del 50% e degli altri che si son mossi i più “strani” son non più del 10%. Confidiamo nel restante 95% degli italici per aspettarci un futuro dignitoso. Ti leggo sempre e quasi mai commento. Voleva solo essere un messaggio di ottimismo e speranza da un vecchietto che spera di non essere troppo presto a fine corsa. Al piacere di continuare a rileggerti.

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