la catastrofe

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Fotofobica, afona per scelta.

Gli esseri che si muovono intorno a me, intorno, ruotano inconsapevoli che la fine è più vicina di quanto potrebbero mai riuscire a immaginare.

E non serviranno le certezze, chè nemmeno i dubbi, almeno quelli, ci avranno resi possibilisti di fronte all’incombenza della catastrofe.

Lasceremo le nostre conoscenze, le dispense sempre più vuote, i posti di lavoro e i gioielli di famiglia scampati alla brama dei compro oro.

E le nostre stupidissime convinzioni di essere migliori degli altri, se non il meglio in assoluto.

Seppelliremo l’amore tra le macerie fumanti un attimo prima che abbiano inghiottito anche i nostri corpi vuoti, già maleodoranti.

E le boccette di profumo, e i balocchi, rideranno di noi e delle nostre antiche speranze, inneggiando a Morte e Miseria.

Fotofobica, afona, con le palpebre chiuse a fessura e le orecchie stordite da ciò che, ancora, anima qualcosa dentro la mia carcassa deambulante, picchio le immagini sbiadite e quelle che stanno per sparire, più e soprattutto chi parla, parla, parla sfidando il muro del suono senza il minimo senso di logica.

Siamo gli eredi moribondi di una galassia scomparsa: pseudouomini, pessimi attori che recitano senza sapere che tutti lo facciamo da una vita al solo ed esclusivo beneficio di vecchie convinzioni false e stantie.

 

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