sangue buono

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Le convinzioni sono prerogativa dell’infanzia: tutt’al più della prima giovinezza.

Poi si cresce.
Fra le mie certezze stralci di memoria dei cioccolatini Perugina alla banana, del professore di italiano dell’ultimo anno di liceo: oltre che delle spalle di James Caan.
Poi buio e silenzio, silenzio, buio.
Pochi gesti affettuosi, nessuno spirito di vera accettazione.
Per cui, stamattina, il gesto delicato del mio anziano padre, che mi sistemava il lenzuolo sulle spalle, mi ha fatto sorridere dentro.
La gente va e viene, nella vita.
Arriva, si ferma, passa oltre.
A volte sorride con gentilezza, oppure sporca e devasta.
In ogni caso se ne va senza voltarsi, incurante.
Chi resta finchè ha la possibilità di farlo avrà solo parole gentili e gesti sinceri.
E il nostro sangue: patrimonio che ci potrà capitare di trasfondere in altri, anche se solo in parte.

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out of the blue

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So life goes on.
Devo aver iniziato così altre volte: evidentemente mi viene bene.
Vivere è andare incontro alla luce abbacinante di un sole diventato ostile, obbligandosi a sopportarlo così come si sopportano tante situazioni inevitabili.
Così come ci si è lentamente abituati a mandare giù bocconi che sanno di veleno.
Che sono veleno.
E’ perfino accettare l’inaccettabile: dalla constatazione tangibile di giorni trascorsi impietosamente al fatto che non conosceremo mai veramente chi ci è sempre vissuto accanto.
Vivere è camminare senza sforzo fisico, ma con un’indicibile basto morale sulle spalle, cercando ancora, sempre, qualcuno che gli assomigli fra la gente che passa intorno, distratta.
Andremo anche noi, a volte distratti, a volte no.
Andremo fino a quando avremo forza nelle gambe e, di luce, un barlume nel cuore.