le domande, le risposte, le distanze

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C’era caldo, in quel tardo pomeriggio d’estate lontana.

La donna, codino d’ordinanza, indossava una gonna vagamente zingaresca e una camicina castigata; seguiva l’uomo titolato giù per le scale di un vecchio palazzo del centro cittadino.

Costruzione restaurata di recente: studi di professionisti, abitazioni di professionisti.

Aveva in testa una ridda di pensieri confusi, ma le pareva che le sue domande andassero a schiantarsi contro un muro immaginario di indifferenza.

La realtà è cambiata quasi di colpo. Ho la brutta sensazione che tutto sia contro di me.

– Il problema non è la realtà, e nemmeno gli altri. Sei tu ad avere una percezione alterata di quello che hai intorno.

Non continuò a domandare:  sarebbe stato inutile.

Del resto aveva avuto la risposta, sebbene non le fosse parsa sufficientemente profonda.

Una semplificazione.

Ecco cos’erano state le parole dopo la sua domanda: una semplificazione delle più superficiali.

D’altronde  c’era un caldo che andava ben oltre la normale soglia di tolleranza  del professore, preso ad asciugarsi il sudore del faccione con un fazzoletto.

Ancora poche scale, e comparve l’androne ampio e male illuminato.

L’uomo si voltò a guardarla, pensieroso; espresse un rapido ma attento giudizio sulla sua nuca scoperta e aprì il massiccio portone di legno sulla calura che sembrava  essere qualcosa di materiale: un respiro bollente tra l’asfalto e le costruzioni a ridosso della strada.

Un saluto, e i due presero direzioni opposte.

Il parcheggio non era molto distante.

La donna lo raggiunse in fretta e si infilò in auto, appoggiando  le mani sul volante, e la fronte sulle mani.

Se ne stette così, immobile, per un po’, quindi mise in moto ed ingranò la retromarcia, pensando alla sua presunta percezione alterata della realtà.

Ebbe modo di pensarci spesso, nei giorni che seguirono.

Ebbe modo di frapporre la giusta distanza fra sè e gli altri: tanto da avere tempo per studiarne reazioni, parole, atteggiamenti.

Quello che appare è mediato dal nostro modo di affrontare le situazioni, e questo modo non è sempre lo stesso, essendo, noi, mutevoli e condizionati dall’imprevedibilità delle circostanze esterne.

Alcuni molto più di altri, certo, ma la fermezza che non contempla cedimenti è una storiella alla quale non crederò mai.

 

foto di Robert e Shana Parkeharrison

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