al largo

barca-a-vela

Oggi, e non da poco, voglio affermare il mio diritto a vivere come più mi aggrada, senza per questo limitare le libertà altrui.
Senza invadere, condizionare, vessare.
Ho avuto incontri recenti con vecchi compagni di viaggio: persone che hanno costruito sapendo che farlo era esattamente un loro diritto.
Lasciando in un canto, a volte, le esigenze degli altri, laddove pensare alle proprie è stato scelto come modus vivendi d’elezione.
Schiva.
Sono schiva e riservata al di sotto del minimo sindacale consigliato a tutti, in generale.
Ad un certo punto del “cammino di mia vita” mi sono fatta da parte, poi progressivamente eclissata.
Perchè detesto essere al centro dell’attenzione, mettermi in mostra, provare, anche solo per celia, ad atteggiarmi a primadonna.
Rivendico il diritto alla consapevolezza delle mie qualità, senza, per questo, sbandierarle a destra e a manca come fossero aspetti mirabolanti di una personalità singolare.
“Low profile”: la mia parola d’ordine è questa, e resterà tale.
Ricordo un giorno assolato d’estate, tantissimi anni fa.
Attraverso le vetrate della casa di mia zia osservavo il mare, in lontananza, e sentivo montarmi dentro un misto lisergico di eccitazione, entusiasmo, voglia di vivere.
Lei mi guardava sorridendo: forse intuiva i miei pensieri, ma non lo saprò mai perchè questa zia se n’è andata di recente, e la sua casa vuota è rimasta a guardare il mare lontano mentre io l’ho attraversato a lungo senza perdere mai quell’intimo senso di appartenenza ad un mondo che non mi ha compreso, e che, da parte mia, non mi son presa la briga di comprendere.
Dovrebbe essere finita ad armi pari, ma spesso fuggo dal rigor di logica perchè non porta sempre a scelte felici.
Devo dirgli “grazie” se ho buttato alle ortiche un sentimento vero, autenico: forse l’unico vero afflato di amore della mia vita arida e dissestata.
Poi ho voltato pagina, perchè è così che si fa, ma lo scorrere dei giorni, da allora, ha perso il suo senso più vero, e la gioia che ne sarebbe dovuta derivare.
Ho perso, ma poco a poco ho imparato a farlo con un minimo di stile, e adesso, seduta di fronte ai ai ricordi del mio passato, immagino una barchetta che silenziosa, di notte, solca il mare calmo di una serata tiepida di maggio.
Potrei essere su quella fantomatica barchetta, anzi posso convincermi di essere seduta a prua, incurante degli schizzi discreti di acqua che mi bagnano il viso, e che nascondono le lacrime che lo rigano, silenziose come me.
Siamo qui, e dobbiamo adattarci a vivere nel miglior modo possibile, bene che vada.
Altrimenti potremo sempre spargere lai verso la cattiva sorte, e abbandonarci ai flutti improvvisi e ai rovesci.
Questione di scelte.
Questione di predisposizione naturale.
In ogni caso, un augurio sincero, e di buona fortuna, a tutti i naviganti di quest’acqua in tempesta che chiamano vita.

Negrita – Hemingway

 

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