il gioco

ado

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Caro amico mio, anche se amico mio non sei stato mai,
di te serbo ricordi abbastanza confusi, e quel che rimane ancora nitido, a dispetto degli anni, ha un brutto sapore.
I nostri babbini erano grandi amici, ma tra noi due non c’è mai stato verso, e non per colpa tua.
Ricordo una serata paleolitica alle giostre: la mia faccia da bambina insolente di fronte ai tuoi occhi bovini, che lasciavano intravedere strane voglie che mai, mai avrei accolto.
Caspita: avevo solo tredici anni, ma ne avessi avuti trenta la sostanza non sarebbe cambiata.
Mentre giocavi a fare il casanova, sfoggiando con maestria il tuo rituale obiettivamente muffo e un tanto ridicolo, io continuavo a fronteggiarti a testa alta, col berretto azzurro indossato alle ventitre.
Forse era carta da zucchero, forse blu cobalto.
Di certo io ero insolitamente querula, ripetendo fino al tuo sfinimento che ero piccola, e che certe cose erano molto lontane da ciò che, allora, potesse mai legarmi ad un ragazzo.
Educazione, vita in collegio (lo ammetto, spesso ho pensato che sarebbe stato meglio morire), regole ferree e ferrei princìpi.
Cosa ti aspettavi?
Ci siamo persi, come accade spesso, ma quando ci incrociamo hai sempre l’aria tronfia da duro che non deve chiedere mai, oltre che da inveterato piacione.
Ed io, fatalmente, divento stronza.

 Paolo Nutini – Rewind

“Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti.  

Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link
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3 pensieri su “il gioco

  1. premesso che io di quelle cose alla Freud, subconscio, psicologia capisco poco e dev’esser stato ben prepotente il legame di amore-odio intercorso tra voi!

    E la cosa che mi sorprende, ma non conosco la differenza d’età positiva/negativa, è la precocità del maschietto.

    Da persona che ancora oggi capisce poco di queste questioni (e oggi ormai è decisamente tardi) nei miei ricordi fanciulli c’era sempre la preferenza per giochi d’armi e di forza rispetto ad altri a base di sentimenti o addirittura più avanzati, forse perché son sempre stato come Calimero, piccolo e nero. Anche quando ero cresciuto fin quasi a 1 e 80 e, nella mia classe di scientifico a Trieste, ero ancora tra i “piccoli”.

    Però mi è piaciuto notare come certe cose e sentimenti della fanciullezza siano implacabili e mi consola al ripensare alle mie, di fobie e in un ceto senso riappacificandomi con quel IO di allora. Un sorriso e un saluto.

  2. Lui aveva solo qualche anno più di me, Benito, ma si atteggiava ad uomo vissuto perfino a sedici, diciassette anni.
    Io, al contrario, ero di ben altra pasta, anche perchè i tredici anni dei miei tempi rappresentavano la sosta obbligata in un limbo dal quale sarei uscita molto, molto più tardi.
    Amore-odio?
    No no: da parte mia solo indifferenza, inquinata da momenti di grande antipatia proprio per le succitate caratteristiche dell’allora giovane galletto.
    Un sorriso ed un saluto a te. :**

    Esatto, Daniele.
    Più per le fratture caratteriali che per l’età, a dire il vero.

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