storia

nubi corr

Storia di me, che sono morta e rinata contro il muro affacciato sul mio futuro a strapiombo.
E’ passato tanto tempo in un voltare rapido di pagine fitte di emozioni, di storie, di dolore.
Ho aspettato che passasse la bufera, nemmeno credendoci tanto, ma alla fine è passata davvero.
Di certo ce ne saranno altre, ma la certezza di aver imparato l’arte della resistenza alle intemperie rende un pochino più forti, oltre che consapevoli delle proprie potenzialità.

Non posso dire di essere approdata all’ultima spiaggia: la precarietà intorno urla e minaccia, ed io sono ancora porosa e ricettiva; tuttavia rintuzzo e mi oppongo oppure, alla bisogna, lascio che le cose della vita seguano il loro corso.

Forse il mio piccolo grano di saggezza è un pregio degli anni che vanno via, forse questo grano me lo sono meritato sputando sangue e veleno dacchè mi accorsi di avere una coscienza di essere pensante.
Di preciso non so, ma mi adeguo al corso degli eventi così come i gatti, al mattino, si accucciano nell’incavo del mio addome ad angolo acuto, aspettando la carezza che sempre scandisce l’inizio ufficiale del nuovo giorno, con i suoi riti.
E tutto, intorno, acquista il suo senso più vero.

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6 pensieri su “storia

  1. sono le paure del primo tuffo, poi si riemerge e la spinta a risalire è tanto più forte quanto più a fondo si arriva. E se il prossimo tuffo fosse l’ultimo? Non ha importanza, il problema è degli spettatori, dopo un po’ l’ebbrezza del vivere è appunto nel correre il rischio. Altrimenti che vita sarebbe? PS: c’è sempre un domani e, siccome nuovo, sarà in qualche cosa ovviamente diverso.

  2. Non so se definirla saggezza o forse malinconica consapevolezza unita ad una maggiore accettazione. So che questa nuova Nico merita un plauso e te la sei meritata dopo tante sofferenze passate e post più travagliati.

    Un bacio :-)))
    Daniele

  3. Fluidi come l’acqua. Grande saggezza (d’altronde credo non ne esista una piccola :) ) ma anche grande magia. Quando si impara è come svegliarsi una mattina senza un mal di schiena durato anni.

  4. Anche sulla terraferma avvengono naufragi; riprendersi da essi quanto più in fretta possibile e rimettersi è bello e lodevole. La vita, in fondo, si calcola solo in guadagni e perdite! Chi non fa un qualche progetto ed è poi disturbato nell’eseguirlo! Quante volte si imbocca una strada e la si abbandona! Quante volte veniamo distolti da un fine che teniamo ben d’occhio, per raggiungerne uno più alto!
    (Le affinità elettive – Johann Wolfgang Goethe)

  5. Quasi miracolosamente è sempre stato così, Benito.
    Ogni volta ho pensato che non ce l’avrei fatta, invece sono ancora qui, a parlarne.

    Sicuramente accettazione, Daniele.
    Accettazione serena: se vuoi “conquistata”. :**

    Sono come gli zombie, Enzo: fatalmente ritorno.

    Fermo restando il fatto che svegliarmi senza mal di schiena sarebbe il miracolo dei miracoli, mi accontento di esser conscia di risvegli tutto sommato più pacati.
    Ciao Ederlezi. :**

    Il senso è esattamente quello espresso nel passo di Goethe, Bardaneri.
    Anche se certi naufragi possono convincere, lì per lì, che la fine sia vicinissima.

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