di spalle

2010-08-15_uomo_di_spalle_cammina

Seguo il filo di un pensiero che riporta a un’immagine
e questa a un sentire:
la struggente eleganza di chi se ne va
lento
sotto lo sguardo sfocato di un dio ignavo.

 

Annunci

dream on

amicizia2qs9

Eppure, stento io stessa ad ammetterlo, mi sarebbe piaciuto invecchiare accanto ad un uomo: uno di quelli per la vita.
Condividerne soddisfazioni e perplessità, aiutarlo, aprile la porta di casa con lui, permettergli di accarezzarmi un braccio senza una parola.
Insomma, una di quelle storie che, a vederle dall’esterno, sembrano tutte uguali mentre solo chi ci sta dentro sa, conosce, vive.
Perchè si ha un bel dire che è la stessa recita per tutti.
Si ha un bel dirlo, e solo io l’avrò pensato centinaia di volte.
Il fatto è che non sappiamo, se non quello che ci viene permesso di osservare.
Mi è mancato tanto, e a lungo, quel legame solido fatto di comprensione vera e capacità di ascolto, quel guardarsi senza bisogno di dire.
La mano sulla mano durante le sere piovose d’inverno, davanti a un film.
Lo spunto di riflessione me l’ha offerto un’incursione fortuita nel blog di poesie di un bel signore conosciuto su fb perchè marito di una conoscenza ancora più datata.
Dolce, buono e paziente lui, lei spontanea, vivace, brillantemente arguta.
Forse il segreto sta tutto nell’essere bravi ad assortirsi: come il melone col prosciutto.
Nello snocciolarsi spesso tedioso dei miei anni ho conosciuto gente così, oltre alla moltitudine farlocca che si riproduce come se ciò fosse il frutto di una maledizione.
Ho incontrato donne e uomini insieme, veri, e mi sono rammaricata molto per non essere riuscita ad incontrare o, chissà, a riprodurre un miracolo.
Son di indole insofferente, lo so bene, ma non ho trovato accoglienza, nè accettazione.
Solo una serie di scontri e tensioni, di polemiche e bugie che ho contribuito ad alimentare.
Al tempo in cui il tempo è scaduto ho imparato a farmi scivolare addosso il rammarico di una menomazione che ho tentato invano di convertire in cinismo d’accatto.
Però mi è pesato.

il colpo in canna

pistola

Si voltò piano, con il fascio di rose bianche tra le braccia, interrogando se stessa inutilmente: nessuna provvidenziale intuizione, nessuna rassicurante certezza.
Le sistemò in un vecchio vaso sbreccato, attenta a tirar su la carta crespa rosso fuoco.
Si allontanò di pochi passi, camminando all’indietro: il povero vaso era tornato a vivere gli antichi splendori, seppur per una breve stagione.
Spense il cellulare, staccò la cornetta del telefono fisso: non avrebbe sopportato parole intruse, sbriciolate come il pane dei piccioni.
Sprofondò nella sua poltrona preferita, ripassando a memoria gli insulti e le cattiverie a buon mercato.
Si rialzò dopo poco e aprì il frigo per bere un bicchier d’acqua, con gli occhi fissi sull’anta malmessa della dispensa.
– Devo ricordarmi di chiamare il falegname- finse di pensare, e spense la luce.

Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link:   http://carbonaridellaparola.blogspot.it/

storia

nubi corr

Storia di me, che sono morta e rinata contro il muro affacciato sul mio futuro a strapiombo.
E’ passato tanto tempo in un voltare rapido di pagine fitte di emozioni, di storie, di dolore.
Ho aspettato che passasse la bufera, nemmeno credendoci tanto, ma alla fine è passata davvero.
Di certo ce ne saranno altre, ma la certezza di aver imparato l’arte della resistenza alle intemperie rende un pochino più forti, oltre che consapevoli delle proprie potenzialità.

Non posso dire di essere approdata all’ultima spiaggia: la precarietà intorno urla e minaccia, ed io sono ancora porosa e ricettiva; tuttavia rintuzzo e mi oppongo oppure, alla bisogna, lascio che le cose della vita seguano il loro corso.

Forse il mio piccolo grano di saggezza è un pregio degli anni che vanno via, forse questo grano me lo sono meritato sputando sangue e veleno dacchè mi accorsi di avere una coscienza di essere pensante.
Di preciso non so, ma mi adeguo al corso degli eventi così come i gatti, al mattino, si accucciano nell’incavo del mio addome ad angolo acuto, aspettando la carezza che sempre scandisce l’inizio ufficiale del nuovo giorno, con i suoi riti.
E tutto, intorno, acquista il suo senso più vero.

muffa

muffaccia

Sul tavolo della cucina c’è qualcosa che puzza: forse il contenuto di un barattolo.
Apro: il sugo di pomodoro presenta una patina verdastra – gran brutto vedere – segno dell’ormai altarata omeostasi chimica.
“All’anima sua”, penso irritata.
Tempo due giorni, il mio sugo è andato a male.
A male come tutte le cose che si consumano in sordina.

“Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti.  

Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link