hai visto mai?

Contemplative
Ti giuro che non volevo.
Ci credi? In realtà voglio esattamente quasi tutto quello che dipende dalla mia volontà, chè di condizionamenti ho visto costellata l’intera mia esistenza.

Se è vero – dicunt – che ci si può salvare anche in zona Cesarini (metafora calcistica di una che il calcio lo segue poco), è proprio in questa ipotetica zona che confido, essendo assolutamente, lucidamente conscia del mio tempo trascorso spesso inutimente.

Spesso, non sempre.

 Paul McCartney – Hope of Deliverance

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I beg your pardon

bestioles-canettes-1In ritardo, se colpevole o innocente non è dato sapere.
Sono in ritardo e mi affanno dentro, disposta ad arrampicarmi sui telai di scuse che intesso ogni giorno per proteggermi dagli Altri.
Cerco di stabilire quale possa essere la giusta distanza fra loro e me: quella che faccia sentire tutti al sicuro, in un piccolo posto fiabesco connotato da chiarezza, ordine, pulizia.
Se ci penso bene ho scavato fossati molto a lungo, e ho affilato lame come un arrotino folle, pur sapendo che non le avrei usate mai.
Decidere di fare un passo avanti, o due o tre, è già qualcosa, un inizio, una speranza.
Speranza è una parola con un significato che pesa come piombo.
Fatico a pronunciarla così come fatico a dire CocaCola senza inciampare nella mia piccola, sempiterna balbuzie mentale.
Non me lo spiego ma l’ho accettato e, magari, ordino altro.
Una birra, un succo di frutta con gin, una neve di latte corretta.

Peter Gabriel – Excuse me

“Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti.  

Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link

la vita com’è

sirenLa strada del ritorno è agevole, seppur persa fra viuzze tortuose e muretti a secco.
Una fettuccia irregolare illuminata dai fari delle auto.
Poche indicazioni, ma certe com’è certo lo spirito collaborativo profuso nel tentativo di una svolta importante.
Il bagaglio di rammarico pesa tanto, tuttavia.
Pesa e rabbuia lo sguardo diretto in un punto non meglio identificato di un futuro identificato ancora meno.
Però si va perchè la vita non offre molte occasioni, e quelle a portata di mano vanno afferrate senza tema di ripensamenti, chè ce ne sono stati abbastanza, anzi troppi.
La coda tesa di una volpe sparisce in un cespuglio, in un guizzo.
Verrebbe da fermare l’auto e camminare senza meta, se solo il freddo non fosse così pungente.
Sapere di essere protetti contro l’aria gelata di gennaio rinfranca l’animo, già ammaccato al cospetto dell’ineluttabilità di certe prese di coscienza che non possono più rimanere cristallizzate in una teca di buone intenzioni, tanto sincere quanto disimpegnate.
Non si può correre in tondo per il resto della vita, magari girando su se stessi.
L’abbrivio verso le luci della città disegna progetti di rinascita, anche se, malaugurato incontro, la testa di un gatto morto per strada volge i suoi occhi spalancati verso l’auto che avanza cauta per evitare di passare sul suo povero corpo inerme.
“Ossignore, Ossignore, Ossignore”, e gli occhi diventano lucidi per l’imprevisto dispiacere.
Dietro l’ultima curva il borgo.
Casa, atterraggio.

Eddie Vedder – Black

puoi cambiare casa come cambiano le cose

luce

“E di nuovo cambio casa, come cambiano le cose…”
Ci risiamo, mi son detta guardando la linea opaca all’orizzonte.
Noi, programmati per difenderci ed offendere, noi bestie da manuale con una pretesa d’anima ci risiamo sempre.
Ripetiamo copioni all’infinito, salutiamo un pubblico invisibile o invadente, lo salutiamo garbatamente noncuranti e voltiamo le spalle con grazia decisa.
Sempre più disincantati e sconosciuti a noi stessi, sempre più consapevoli del basto di dolore e rabbia che ci toglie il respiro: immersi in una nebbia di paura che ci sta addosso come pelle.
Certi di certi perdoni, soli, illuminati da un’idea di Redenzione che si fa chiara solo per frammenti di tempo: quanto basta per coltivare un Grande Sogno.