sogno di una lontana notte di mezza estate

Mirjam Appelhof

Ah, l’amore

Qualcuno, canzonettando, lo definiva “folle sentimento”, ai tempi in cui si campava tutti sull’arte e le spalle di Mogol e Battisti.

Un bel ricordo, tutto sommato, anche se il passare inevitabile del tempo immalinconisce e rende sempre più consapevoli delle prossime fermate. O, magari, dell’ultima.
Indulgo spesso nel crogiolarmi rimembrando quel che fu, e quel che è stato.
Non è un bene, lo so, ma il passato mi si è avviluppato all’anima, e credo non ci sia più rimedio.
Nè, lo ammetto, mi sforzo più di tanto per cambiare la rotta: il futuro è un’incognita, il presente l’hic et nunc.
Se ciò che è stato non diventa ossessione finisce addirittura per far compagnia.
Ai tempi della Formula 3 (chi non ricorda almeno Radius?) ero una ragazzetta abbastanza simpatica ma inquieta.
Durante le estati ci si riuniva tutti al mare, e i “tutti” erano ragazzi che, durante l’inverno, vivevano le loro vite in posti sparsi.
Le discoteche c’erano, ma avevano orari urbani.
Noi, piuttosto, preferivamo riunirci ora a casa di questa, ora a casa di quello.
Stereo, svelti e lenti strategici.
M. mi faceva il filo.
Aveva l’età di mio fratello, cioè tre anni meno di me, e capelli color miele, morbidamente riccioluti, più un paio di occhi azzurri da togliere  forza nelle gambe.
Non era un ballerino provetto: impacciato quanto me negli “shake”, dava il meglio di se stesso fermo su una mattonella, con le braccia intorno al mio punto vita.
Non lo si sarebbe mai potuto immaginare tanguero, o ballerino di tip tap.
Del resto, a noi cosa importava?
Sfortunatamente M. era conteso: oltre me c’era una mia cugina più intraprendente e sfacciata.
Riuscì a soffiarmelo, e ciò mi fece rasentare una sorta di forma strana di odio nei suoi confronti.
La ammiravo ma l’avrei presa volentieri a ceffoni.
Non era nemmeno bella, ma era più grande ed esperta, e ci sapeva fare.
M. provò a spiegarmi tutto, ma non lo lasciai nemmeno parlare, e mi allontanai.
Verso la fine dell’estate mia cugina si scusò con me, ma avevo già realizzato che non mi importava più niente.
A quindici/sedici anni (di una volta) si era ancora abbastanza ingenui.
Insomma, io lo ero, e di ciò non finirò mai di ringraziare le nere signore che, precedentemente, mi avevano ospitato per cinque, lunghi anni.
La stagione del mare e delle cotte adolescenziali se ne andò così, fra
balli core a core sulle terrazze delle case estive e scuse incrociate che mi scivolarono addosso.
E’ passata una vita, ma a volte mi sorprendo a pensare di essere rimasta fondamentalmente la stessa.
Mai lottato per un uomo.
Mai tentato di scipparlo ad alcuna.
Prima di tutto non mi pare corretto, ma poi, detto tra noi, quale tonto si farebbe portar via come fosse un essere non senziente?

Baustelle – La moda del lento

“Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti.  
Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link
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17 pensieri su “sogno di una lontana notte di mezza estate

  1. Per una volta sei stata meno rigida con te stessa e questo mi è piaciuto. I ricordi scaldano l’anima come un debole fuoco in una gelida notte d ‘ inverno ma può bastare anche un po’ di tepore quando il gelo ti attanaglia! E in fondo per sopravvivere può bastare… A patto che ci accontenti di sopravvivere.

  2. Bene, abbiamo lasciato il tango e ci muoviamo su altre piste. Ma la musica è sempre la stessa tu però sei diversa stavolta. E balli benissimo! Non sono sicuro che tutto ti sia scivolato addosso perchè lo usi a piene mani in quello che scrivi. Da anni.
    Salutiamo.

  3. Un bellissimo ritratto di quella splendida età che è l’adolescenza, dove la crisi esistenziale, che sembrava la fine del mondo, veniva superata in un baleno, quasi senza lasciare tracce profonde. Tracce che sopravvivono nel ricordo, che ammanta il tutto di nostalgia e di bellezza.
    Superbo racconto, Nico :)

  4. anche io, non più ragazzino, ricordo questi periodi battistiani, benchè non lo abbia mai apprezzato come avrebbe meritato, ma gli anni erano quelli di guccini de andrè dalla bennato e de gregori. Grazie per questo stimolo a guardare al passato, utile per il futuro ed il presente, anche per evitare le mie goffagini giovanili.
    saludos

  5. Gli amori persi a quell’età sono leggeri eppure a me viene voglia di tornare indietro e cercare di metterci più impegno, e nel caso tuo di non farti fregare da tua cugina.
    Bel ricordo di un tempo che non tornerà più.
    Al3ph

  6. Sopravvivere è una specie di piazzola di sosta, Mara.
    Prima o poi rimetti la freccia e te ne vai, a meno che tu non voglia morire di inedia in autostrada. :/

    Enzo, a me NULLA scivola addosso, e questa è una condanna.
    Sono trafilata al bronzo: trattengo e non rilascio.
    Salutiamo “anch’io”, con la speranza che non ci si riperda.

    Eppure sono stata un’adolescente complicata, quando l’adolescenza non era nemmeno tenuta in considerazione.
    Allora si era spicci, e ci si arrangiava da sè.
    Un bacione, Francesca. :**

    Ma io campo di passato, Bardaneri, e so che non dovrei. Pian piano ho perso il concetto di futuro, ma intendo riappropriarmene perchè non c’è altro tempo da perdere.
    Battisti, certo. I cantautori “impegnati” avrei iniziato a seguirli dopo poco.
    Un gruppo “cult” di quegli anni, per me, è stato (stata?) la PFM.
    Ciao!

    La grossa fregatura della vita è l’irrecuperabilità di ciò che abbiamo perso per disattenzione, ingenuità o noncuranza.
    Quanto al farsi fregare…diciamo che è stata una costante.
    Ciao Francesco!!

  7. Anche da te si respira un’aria trascorsa,è piu’ forte di noi..l’adolescenza poi che era spostata in avanti..ci vedeva fanciullini e ingenui come scrivi tu,da non fare vivere le tappe nel tempo giusto.Bello questo racconto all’insegna delle musiche di Battisti e dei juke-box.Pure io campo di passato,del mio sud lontano e della mia terra strappata ..ohibò

  8. Svegliati
    Fai tardi
    Perdi l’autobus stavolta
    Non sprecare questa possibilità

    le possibilità. ecco crescere in fretta in fretta diventare donne presto per afferrare tutto prima prima . e invece il passato già a dieci anni chiamava a sé.e a sedici anni le cugine attaccate al presente vincevano.. forse vinceranno sempre. l’amore per il passato poi diventa sofferenza nel racconto. e le musiche anche quelle dei vent’anni fermavano il presente con la loro poesia condivisa a cento a cento. s’attaccavano alla pelle diventavano passato da amare.altra crosta. interessante succedersi nel racconto di incontri e/ odio e ammirazione insieme/ di abbandoni e ringraziamento alle nere signore.anche loro credo attaccate a un passato

  9. Me lo sono bevuto tutto d’un fiato perchè mi piacerebbe saper scrivere un testo d’amore ma non sempre si riesce di farlo .. qui tutto m’è chiaro, lo sviluppo, la consapevolezza. E’ giustificato non essere tangueri se già in verde età si considera di essere già stati impressionati da quel gran gioco dell’amore che spesso ci sfugge.

    Raymond le favole

  10. Peccato! siamo tanti, almeno spero, gli imbranati non solo adolescenti che qualche volta dovrebbero essere presi per le orecchie e portati a qualche millimetro dell’alta o altro perchè finalmente scocchi una scintilla. L’aria ha un forte potere isolante e per questo bisogna carricarla.

  11. come sempre riesci ad evocarmi tanti ricordi e memorie con il tuo scrivere…e non ti ringrazierò mai abbastanza

    ti abbraccio

  12. E pensare che a me Battisti non entusiasmava affatto. Erano gli anni dei cantautori impegnati e di rock duro, però alle feste tornava utile.
    Ci hai fatto tornare indietro di un bel po’ di anni. Ogni tanto è bello lasciarsi crogiolare dai ricordi e ridimensionare, se e quando è possibile, dolori adolescenziali che sembravano inguaribili.
    Dolcissimo racconto.

  13. Le nere signore sono attaccate ad un passato molto brutto, Nheit, così brutto che, malgrado siano passati oltre trentacinque anni, continua a far capolino nei miei sogni, di tanto in tanto.
    Sì, sono stata fregata dal passato, e fregata alla grande.
    Non ho mai saputo cogliere l’attimo per paura, e ho pagato.

    Raymond, è ben strano che io riesca a scrivere di amore, considerato il fatto che sono sempre stata una frana.
    Però mi viene facile perchè ho un’indole sentimentale che provo a sopprimere spesso, con esiti risibili. :)

    L’aria la carichi a quindici, venti, trent’anni, Benito.
    Qualcuno ci riesce anche dopo, magari, ma il disincanto è sempre in agguato, direttamente proporzionale alle tranvate prese in piena faccia.

    Blue, in qualche modo sentiamo “in parallelo”, e la cosa bella è che, ormai, ci conosciamo da anni-
    Un bacio. :**

    Grazie, Dodo.
    Purtroppo mi capita spesso, come ho scritto prima, di perdermi in quello che è stato, forse perchè quello che intravedo in lontananza è vago e inquietante.
    Battisti mi piaceva, ma non alla follia (curiosamente mi è piaciuto di più il secondo, quello delle collaborazioni con Pasquale Panella).
    Cantautori anche per me, ma soprattutto rock, rock, rock.
    Ciao :)

  14. Tema dolente quello della competizione. Quando è femminile fa ancora più male, perché giustifica sempre qualche imbecille a dire che le donne si litigano un uomo. La mia non è stata un’adolescenza ingenua (non mi chiedo se questo sia stato un bene o un male, semplicemente è) però per decidere chi dovesse corteggiare il bellissimo commesso di un negozio a Venezia, con la mia amica sedicenne abbiamo tirato la moneta.
    Non amo guardarmi indietro, ma questo è uno dei ricordi piacevoli che ogni tanto e che ho raccontato alle mie figlie quando erano adolescenti.

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