gente che sogna

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C’è qualcuno che decide per noi?

La mia parte razionale, ipernutrita forzosamente nel corso degli anni, si ribella, e lo fa a voce alta.

L’altra parte, quella che custodisce antiche consapevolezze, tace col capo chino.

Percorrevo i bui corridoi di un vecchio maniero, persa in un sogno.

Avevo paura, ma sentivo di dover andare avanti.

Mi trovai di fronte due porte dove un lungo corridoio finiva bruscamente contro una parete semidiroccata.

Davanti alla mia terrorizzata perplessità due porte: a me, e a me sola la scelta di aprire l’una, o l’altra.

Girai lentamente la maniglia di quella alla mia destra e mi trovai in una sala illuminata quasi a giorno.

Tutto, intorno, presentava i segni di una vita vissuta intensamente, seppur molto tempo addietro.

I muri erano sporchi e scrostati, i lampadari, accesi, ricoperti di polvere e adornati da corpose ragnatele abitate.

L’enorme tavolo al centro presentava i segni inequivocabili della corrosione provocata da famiglie di tarli che avevano avuto tutto il tempo di agire senza essere disturbati.

Mi aggirai con timore, e mi girai più volte su me stessa: l’enorme stanza sembrava ruotare in senso inverso.

Mi accorsi per caso di una vetrata affacciata su un giardino in stato di abbandono, come tutto il resto.

Aprii timidamente l’anta con la mano destra, tirandola delicatamente verso di me, e mi affacciai: fra le piante incolte, novella ed inaspettata giungla, si aggiravano individui di etnìa diversa: ciascuno col suo abito caratteristico, ciascuno col suo idioma.

Parlavano l’uno all’altro come se si capissero alla perfezione: l’unica intrusa ero io, sporta sulla balaustra sporca della grande finestra.

Li guardai a lungo: forse persi la cognizione del tempo.

Quando decisi di tornare sui miei passi mi resi conto di trovarmi in un’altra stanza: forse quella accanto.

Una sovrana, così mi parve, era seduta sul suo scranno.

Non aveva sulla testa una corona, né abiti regali, ma la solennità del suo aspetto mi indusse a credere che fosse la Signora del maniero diroccato.

Aveva il volto dall’espressione impenetrabile, mentre al suo cospetto si esibiva un povero saltimbanco che piroettava su se stesso senza sosta, indifferente davanti ad una indifferente.

Tutto ciò non aveva senso: non aveva senso per me.

Un significato doveva pur esserci, ma sentivo di essere lontanissima da qualunque tentativo di spiegazione.

Mi diressi decisamente verso la porta, sperando che ci fosse la gemella accanto, invece i miei piedi, stranamente calzati, iniziarono a ticchettare su lastroni di marmo bianco che non avevo notato prima.

Era verosimile che mi fossi persa, spaventata com’ero.

Mentre cercavo il bandolo della matassa, la soluzione, la via che mi permettesse di scappare a gambe levate da quel luogo sinistro, vidi me stessa riflessa in uno specchio, e trasecolai: ero vestita come la regina seduta, indifferente, sul suo trono.

 Indossavo un lungo abito di pesante seta verde scuro, e in testa un copricapo di stoffa arrotolata su se stessa a mo’ di turbante.

Mentre continuavo a correre, sentendo risuonare i miei passi in quell’androne che pareva infinito, realizzai di essere la sovrana seduta col volto privo di espressione: stranamente rassomigliante ad una delle donne che avevo visto passeggiare nel cortile abbandonato.

Il suono di un libro caduto sul pavimento, opera di uno dei miei gatti, mi riportò al presente.

Dopo alcuni minuti di riflessione mi alzai e mi diressi spedita verso la cucina, non dopo essermi specchiata brevemente, come faccio ogni mattina, appena desta, per controllare lo stato della pelle.

Inequivocabilmente io, col mio pigiama blu, avevo i capelli che portavano ancora i segni di quella specie di turbante che avevo sognato.

Savoir Adore – Dreamers

Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole fornite a turno dai partecipanti. Questa volta le parole sono state fornite da Daniele. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica” , al link http://carbonaridellaparola.blogspot.it/

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14 pensieri su “gente che sogna

  1. A metà strada tra la fiaba e la proiezione dell’anima, hai scritto un racconto che fa riflettere, e molto. Su scelte, prospettive, vita. Molto bello, Nico :)

  2. Sorprendente! L’atmosfera del tuo racconto è molto simile alla mia, adesso mi faccio un giro per vedere le altre prove, poi con calma risponderò al tuo commento da me (non immagini quanto piacere mi ha procurato)

  3. Vedrai che prima o poi cedo, Dani.
    E’ come se mi stessi prendendo per il collo da sola.
    Francesca ha avuto una bellissima idea, comunque: forse avevo bisogno di un calcione (metaforico) nel sedere. ;)

    Le regine non esistono, Raymond, se non nei rotocalchi, nei sogni e nelle fantasie dei bambini.
    Ed io sogno, spesso anche ad occhi aperti…
    :/

  4. Avevo un blog intitolato Onirycon pensa un po’….! Il sogno è il riflesso della vita…come hai potuto costatare allo specchio ;)
    P.s. Anch’io ho gatti che fanno cadere libri

  5. Sogni e vita si intrecciano spesso: l’inconscio è il comune denominatore.
    I tuoi gatti saltano anche sulla tastiera del computer, Leibarbara? :)
    Buona domenica…diluviante.

  6. bellissimo racconto. di quelli che vorresti non finissero . ancora e ancora . e se ti svegli poi per continuare il sogno ritorni al tuo dormire. sogni e realtà s’intrecciano. i sogni svelano chiariscono camuffano le cose e la ragione poi al risveglio va a mano presa con l’emotività per districare . hai aperto la sala proprio quella e quello che è accaduto te lo ritrovi nello specchio e nel pigiama . vedi Nico gli specchi come svelano e poi trattengono…

  7. Sai, Nheit, anch’io penso di aver tirato fuori qualcosa di significativo per me, tantopiù che l’ho scritto in pochi minuti, cioè di getto.
    I sogni rivelano tanto, anche quelli ad occhi aperti.
    Grazie. :**

    Tutte e tre le cose, Bardaneri.
    Grazie per avere avuto la pazienza di perderti nei miei incubi. ;)

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