salvate il neurone Ryan

Donna-stressata-Più che una fuga di cervelli (quando mai?) questa è la resa degli ultimi neuroni che si agitano nel mio, sempre più confusamente.

Li chiamo uno ad uno, a raccolta: hanno tutti un nome e non c’è pericolo che possa confonderli.

Pochi ma ancora attivi, conservano le loro connotazioni caratteriali pur risentendo del tempo che passa, com’è logico che sia.

Sono entità che vivono di vita propria: rompiballe ed anarchici quanto basta.

Tentano ancora possibili mediazioni con la sottoscritta, ma quando la misura pare colma si gareggia a chi detiene il primato dell’esaurimento, ed è davvero una bella tenzone.

Ogni sera faccio la conta e li relego nel loro recinto, come fa un buon pastore col suo gregge.

Essi tentano la via della collaborazione, ma patiscono molto le interferenze di chi li stressa inopportunamente con lagne e consigli non richiesti, ripetuti come mantra al negativo.

Talvolta penso che mi piacerebbe tanto sparire, cambiare aria per un bel po’, e concederci (a me e a loro) una lunghissima pausa improntata alla più assoluta rilassatezza.

Al ritorno, ammesso che ci fosse, so già che troverei ad attenderci una sequela interminabile di rimbrotti arretrati, di consigli mai richiesti, di istanze pressanti ed insopportabili.

Perciò, dal momento che mi tocca rimanere sul campo e combattere, voglio lanciare un appello ufficiale:

non tediatemi, non scaricatemi addosso le vostre lamentazioni, non stressatemi con l’elenco delle cento cose che mi interessano meno.

Io non bombardo e non invado: usateci la stessa cortesia, e tante grazie.

Zucchero – Blu

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9 pensieri su “salvate il neurone Ryan

  1. Non parlarmi di andare via..a chi lo dici…è che sono sicura che se partissi dubito mi tornerebbe la voglia di ritornare.I miei neuroni sono in aperta ribellione.L’elenco delle lamentazioni quotidiane, non mio, ovviamente, è ormai una tediosissima lista interminabile.Una musica di sottofondo che, unita alla preoccupazione sul recupero del braccio, rovina il mio spirito natalizio.Buona domenica (spero di non averti sommersa con le mie lamentazioni mattutine, scusami).Ti abbraccio.

  2. Ma no, non sono queste le lamentazioni che temo, Susanna.
    E’ tutt’altra storia.
    Natale…
    Non posso pensare che stia arrivando, con il suo carico di retorica e belle promesse alle quali può credere solo un bambino.
    Tranquilla per il braccio: io ho recuperato una gamba che, davvero, era ridotta molto male. E ho recuperato alla grande.
    La tentazione di fuggire è sempre molto pressante: credimi, sparirei anche solo per il periodo delle vacanze.
    Buona domenica a te, e un abbraccio. :)

  3. Ciao Nico, guarda che tu in gran parte sei già sparita e chissà dove sei andata.
    Considero questo blog una buona occasione di lettura e un fermo posta del tutto particolare.
    La voglia di sparire ( per ricominciare?) ce l’abbiamo in molti. Sempre di più.

  4. Eppur “nessun si muove”, Enzo. Ormai siamo un esercito: armiamoci e restiamo qui, ad osservare il mondo che ci frana addosso.

  5. Minchia! E’ vero! Perchè secondo te? Parliamone che ce n’è bisogno. Cosa ci fa restare così, l’età, la debolezza, la noia, il cinismo. Hai ragione, il mondo che non riconosciamo più ci frana addosso e noi vi camminiamo attraverso come un branco di zombi spauriti o accidiosi. Cosa abbiamo fatto Nico? O meglio cosa non abbiamo fatto che fosse alla nostra portata? Di cosa ci siamo dimenticati? In cosa non abbiamo avuto fede o ne abbiamo avuta eccessiva?
    Cosa non abbiamo scritto? Mi sono stufato di discutere dei luoghi comuni che ci hanno anestetizzato: amore sesso violenza politica economia territorio…poesia nord sud est ovest. Nico a chi lo passiamo il testimone? Sono sicuro che tu un’idea ce l’hai. Scrivila.

  6. Il mio personalissimo testimone morirà con me.
    Nessuna Nico-bis, nessun altro essere umano altrettanto disincantato e disilluso: innanzitutto da se stesso.
    Hai ragione: siamo zombie.
    Io lo sono di sicuro.
    La parte ancora vitale ha ripreso a vivere una sorta di nuova giovinezza.
    L’altra sta a guardare alla finestra, scuotendo il capo.
    So che cosa avrei voluto da me, so che cosa avrei voluto dagli altri.
    Se ci perdessi ancora tempo sarei una demente.

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