signore e signori, leggere non è necessario

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Cara umanità, mista come un’insalatona indigesta, provo a guardarti nel tuo insieme ma non mi stupisci più.
A volte mi sconcerto, e penso e penso, ma sono solo riflessioni oziose.
Constatazioni tutto sommato indifferenti.
Ho vissuto abbastanza per averne viste, e fatte vedere.
Non ho mai deposto la buona fede, ad onor del vero: è il mio scudo e la mia condanna.
La mia forza più vera, un’arma a doppio taglio.
Eppure non saprei essere diversa da come sono, nonostante ci abbia provato.
Così assisto a spettacoli di ordinaria miseria morale, chiedendomi se la gente sappia quel che fa.
Se sappia quello che distrugge.
Osservo la tragicommedia dal mio eremo, sentendomene ancora parte
come le vecchie attrici di una volta, protagoniste sul viale del tramonto.
E nel mio sguardo, all’apparenza disattento, c’è ancora l’impronta in dissolvenza dei personaggi incontrati e persi.
Personaggi inclusi in un copione che si ripete ogni giorno con nuovi attori: alcuni bravi, altri no.
E le recite son sempre le stesse, come repliche senza tempo.
Vanno in scena gli stereotipi umani, signore e signori.
Si esibiscono vittime e traditori, onesti e illusi Don Quijote, vigliacchi a gogo.
Fragili donzelle apparentemente fragili e maschi codardi: marrani che usano e gettano.
Vanno in scena nevrotiche e bambinoni mai cresciuti, stupidissimi pavoni e ipocriti di professione, donne rassegnate e uomini che non cambiano mai: autentiche certezze, nel loro squallore.
Se non mi fossi ritirata dalle scene sarei ancora là.
Oggi osservo e mi faccio da parte, consapevole di essere diventata quella che interpreta il ruolo dell’eremita.
Talvolta mi unisco agli altri, ai “pochi eletti” ancora nelle mie grazie (scritto senza  presunzione alcuna).
Vixi, infine: adesso guardo i giorni sfilare, riempiendoli di senso come, una volta, le mamme ingozzavano i figli inappetenti.
Poi sorrido, così come spero sorridano tutti.
Non ci eravamo accorti di essere su Candid Camera.

Franco Battiato e Carmen Consoli – Strani giorni

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3 pensieri su “signore e signori, leggere non è necessario

  1. Tu ti chiedi se la gente sappia quel che fa.
    Non lo so. A volte ho l’impressione che si viva a prestito, con azioni a prestito, con sogni a prestito. In una gara alla deresponsabilizzazione.
    Poi mi guardo e capisco che forse, quando si vuol distruggere qualcosa, meglio se non si parta da se stessi….

  2. Invece io son partita sempre da me stessa, Francesca.
    Passandomi al setaccio senza pietà.
    Oggi provo a salvare quello che posso: deresponsabilizzarsi è brutto, ma rischiare il “complesso di Atlante” lo è altrettanto.

  3. Nico, anche io son partita sempre da me stessa, per questo ipotizzavo che forse, se non l’avessi fatto, ora sarei più serena.
    Ma con i se non si fa la Storia, diceva Napoleone….

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