opachi

Occhio

Mettiamola così: ho lasciato passare tanto tempo crogiolandomi nell’attesa di un momento che non sarebbe arrivato mai.
Che non è arrivato.
Sono cose personali, ormai non pesano nemmeno tanto ed io, non bastasse, ho le spalle larghe.
Mi rendo conto che qui, cioè che anche qui sto crescendo ed imparando, però
sono solo conferme delle quali, se volessi, potrei fare a meno.
Quest’estate agli sgoccioli è stata insolitamente cupa, triste, angosciosa.
Salvo pochi, anzi pochissimi momenti.
Ad un certo punto ho creduto che non ce l’avrei fatta, e che il tunnel buio avrebbe avuto nuovamente ragione di me.
Invece sono ancora qui, lucida e senziente, opaca ma moderatamente vitale.
Oggi (sarebbe ieri) ho salutato per l’ultima volta il marito di una mia ex compagna di liceo ed amica.
Vedova da poche ore, con i due figli per mano e compostezza e dignità da vendere.
Uniti, loro tre, come lo si è davanti ai grandi misteri della vita, e al suo più orribile tabù.
Loro tre, così piccoli al cospetto di un dolore spropositato, supportati da due famiglie belle piene di fratelli, sorelle, nipoti affettuosi.
Ci si riunisce per le grandi feste.
Si gioisce e si piange insieme.
Solidali.
Ed è una ruota che gira senza sosta: oggi è toccato a te, domani alla giovane donna seduta più o meno al sesto banco, poi a tutto il resto dei presenti: nessuno immune, nessuno escluso.
Invidio la fede e chi ce l’ha, ma è un’invidia buona.
Per quanto mi riguarda ho educato me stessa all’assimilazione del fatto che siamo cicli biologici e nient’altro.
Se qualcosa c’è, al di sopra e al di là di noi, sarà, presumo, una imprecisata forma di energia; come questa energia presunta possa far sì che, un giorno, ci si possa ritrovare tutti felicemente in un’altra dimensione lo ignoro e voglio ignorarlo, anche perchè non verrei a capo di nulla.
Dopo le celebrazioni e i riti ognuno torna nella sua tana perchè la vita continua: fino allo stop successivo.
E tutto rimane senza senso.

Sting – Fragile