a settemezzo c’ho la matta

La_casa_dei_matti

Normalità: parolona.
Su cosa sia, o possa essere, potremmo consumare fiumi di inchiostro e corde vocali: non ci troveremmo mai d’accordo.
Io la mia piccola teoria ce l’ho, e me la tengo.
Escludendo quelle che, con giusta ragione, vengono definite patologie molto serie, ipotizzo che molti di noi abbiano le loro zone d’ombra, più o meno vaste.
C’è la paranoica mimetizzata dietro un’aplomb inscalfibile, l’ansiosa con gli occhi che si spostano veloci dal cellulare all’orologio, il depresso che si trascina non noncuranza semplicemente ostentata, giusto perchè gli altri non si rendano conto che ogni passo, ogni sforzo è fatica immane.
C’è un’umanità variegatà, là fuori, una schiera di donne e uomini che cammina, mangia, beve e si convince di essere in grado di amare solo per aggrapparsi ad un’illusione.
E si alza ogni mattina, va al lavoro, fa la spesa, accompagna i figli a scuola, racconta a se stessa tante belle storie edificanti: bugie bianche che leniscono il bruciore dell’anima inchiodata alla graticola della Consapevolezza.
Che, un bel giorno, qualcuno decida di non starci più è normale, perfino logico.
Non siamo macchine senza sentimenti: solo poveri orfani della parte sana di noi: quella persa per sempre.

Dresden Dolls – Truce

eterni

TELOMARE

Ecco: l’idea che quel telo da mare mi sopravviverà è abbastanza deprimente.
Potrei citare mille oggetti eterni, ma la mente va a quel telo a righine gialle e blu, comprato in un emporio per turisti quando la mia vita era più viva, e le speranze non ancora incenerite.
Abbiamo sempre avuto un eccesso di teli, qui, ma quel rettangolo di spugna attrasse la mia attenzione, non so perchè.
Tenendo mio figlio per mano, al tempo in cui era ancora possibile, attraversai la strada e acquistai, sapendo già in anticipo quelle che sarebbero state (e che furono) le parole di mia madre: “Un altro telo? Figlia mia, compri teli in continuazione. Tra poco saremo costretti ad uscire di casa noi, per fare spazio ai tuoi teli.”
Però mi era parso così bello, sotto le luci artificiali di quel negozietto per turisti.
Lo avevo pagato anche niente.
Poco fa l’ho steso al sole: perfetto come dieci anni fa.
Lui (esso?) non è invecchiato.
Io sì.
Quando sarò morta qualcuno continuerà ad usarlo, a portarselo dietro, a stendercisi sopra.
Ed io sarò un mucchietto di cenere.

Lou Reed – Perfect Day

ad agosto

AAA

Le notti alternative di agosto.
Cielo stellato, aria calda, secca o umida, sono un dettaglio.
Le notti di agosto attraverso una vecchia balaustra verde scuro, un po’ scrostata, attraverso una selva di pini rispettati nei decenni come esseri umani: anche di più.
Oltre la ringhiera scrostata, oltre gli alberi e le strade a casaccio c’è la vita.
Quella degli altri.
Con le valigie, i bagagli approssimativi e gli indumenti un po’ spiegazzati per la fretta.
I gridolini di eccitazione, misti ad ansia e gioia.
Si va.
Magari per poco, dati i tempi, ma si va a prendere quello che spetta.
La telecamera zuma all’indietro, verso le strade a casaccio, i pini, la lunga balaustra che avrebbe bisogno di un ritocco.
Zuma, anzi punta dritta sulle notti alternative di agosto.
La stanza è grande e ariosa.
Dal soffitto pende una ventola che ha ben cinque velocità.
I mobili di rattan verde sono accoglienti, le lenzuola fresche di bucato.
Libri e pendrive un po’ ovunque.
Atmosfera di altri tempi e tecnologia moderna, a parte un vecchio tv color a tubo catodico.
Sul comodino un libro appena ricevuto in regalo e un bicchiere di vino bianco, freddo.
Nel cassetto vecchi e nuovi cimeli: un “ciuccio” di caucciù ingottito, due cd da masterizzare, una micromachine della polizia, due scatole di xanax.
Forse la vita che ci è toccata è semplicemente quella che abbiamo meritato.

R.E.M. – Hope

fingere di giocare tra i vortici

ombrellini due

Quasi sideralmente lontani i tempi in cui lanciavo proclami e invettive, frutto di una delusione particolarmente tosta.
Quelle parole pregne di odio-amore mi regalavano nuova linfa, pur facendomi sentire, nel contempo, la creatura più infelice della terra.
Banale dicotomia che per definizione strazia l’anima sensibile di chi si illude ancora che l’Amore non sia solo un’invenzione letteraria.
Crescere è inevitabile, com’è inevitabile rendersi conto che un campanile è un campanile e basta, e che certi tramonti potrebbero essere stati solo un sogno.
Lo sguardo lucido di speranza guardava l’orizzonte, assimilandolo, al tempo in cui tutto sembrava possibile.

R.E.M. – The Lifting