col tempo

nubi3

Riconosco certe insonnie, figlie e madri di pensieri, a volte improvvisi, acquattati negli anfratti della mente come piccoli animali molesti: di quelli che disturbano e fanno rumore di fondo.
Riconosco bene certe insonnie quando gli occhi si aprono all’improvviso e la mente si accende come un enorme fascio di luce abbagliate, senza preriscaldamento.
Ci si trova faccia a faccia con un nuovo giorno.
Ci si trova a fronteggiare pensieri consapevoli strettamente legati al nostro “piccolo mondo antico” in via di disfacimento.
I protagonisti incominciano a lasciare la scena, uno dopo l’altro ma a distanza ravvicinata, e a noi, poveri caratteristi a cui tocca calcare palcoscenici polverosi, ancora e ancora, non rimane da fare altro che provare a scremare “tutto il buono che c’è”, al cospetto di albe fredde e livide: sempre diverse, sempre desolatamente uguali perchè ognuno di noi fa parte dell’universo senza appartenergli.

Baustelle – Col Tempo (Avec le Temps)

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sottile come un filo

dainese_06092010_0615_master

Preferisco sognare.
Quando la schiena fa più male, quando i morsi del passato diventano feroci.
Quando lo spettro minaccioso del futuro diventa opprimente come un burqa ad agosto.
Sogno e sopporto lo snocciolarsi lento dei giorni uguali: sempre più corti e preziosi.
Sogno e assisto allo spettacolo inutile di un’altra estate nuda, sporca, volgare.
Vuota come sono vuote certe anime.

Morphine – Claire

Muse – New Born

la mia parte intollerante

vignetta

Sono la goccia che scava la roccia: perchè tutto sia talmente chiaro da abbagliare.
Sono il tafano femmina che ti punge il naso, lo yoghurt scaduto, la bistecca bruciata, il latte andato a male.
Sono il rotolo della carta igienica senza carta igienica, la pozza d’acqua sulla quale poserai per sbaglio un piede, andando a schiantarti contro la porta.
Il reflusso gastroesofageo senza Maalox in casa, preferibilmente di notte.
L’auto che ti si spegne in salita, l’attacco di colite mentre sei impegnato in una conversazione alla quale non puoi sottrarti.
Sono l’ortica che stringerai credendo di aver colto un fiore di campo, Il buco nel soffitto mentre diluvia, una stanza piena di fumo mentre stai combattendo contro un attacco d’asma.
La bottiglia d’acqua tirata fuori dal frigo che ti ha lasciato a ferragosto senza che te ne fossi accorto.
Il tacco della scarpa che ti si stacca mentre corri alla stazione perche rischi di perdere il treno.
Sono la fetta biscottata che atterra dalla parte imburrata (ti ricorda niente?) e la cameriera che ti versa il caffè sulla camicia bianca.
In soldoni sono una brava e dolce persona con solidi confini da oltrepassare solo in caso di necessità.
Come la teca di vetro degli estintori.

Caparezza – La mia parte intollerante

my dear Santa

castneve

Caro Babbo Natale,
dato il freddo, inusuale di questi tempi, la mia letterina non è esattamente “fuori stagione”.
Una settimana fa in casa avevo 30 gradi: adesso ce ne sono 22.
Non che la cosa mi turbi più di tanto: mentre quasi tutti gli altri (figliolo compreso) sono al mare, io mi godo la mia pace ed i miei spazi con i due piccoli quadrupedi, discreti e silenziosi, che mi fanno compagnia e mi vogliono bene.
S O L A, perchè la libertà è condizione irrinunciabile.
Tutti abbiamo bisogno degli altri, but don’t trespass my borders, please.
Una letterina a Santa prevede necessariamente una richiesta?
A me non piace bussare, e non certo per orgoglio, ma una cosa voglio chiederla.
Fa’ che io riesca a conservare sempre, cioè per quel che mi resta, la voglia e la capacità di salvaguardare i miei spazi sacrosanti, troppo a lungo mortificati ed immolati su un altare che avevo eretto da sola, al tempo in cui ero convinta di aver meritato tutto il male che mi era piovuto addosso.
Oggi sono un’altra, caro Santa.
Oggi ho a cuore me stessa.

Fredo Viola feat. Nils Christian Fossdal – Silent Night