tempo di giochi

bimbacampana

Ai primi raggi di sole tiepido i ragazzini invadono gli spazi condominiali: con un pallone e tanta voglia di raccontarsi le piccole vicende di un inverno freddo e compresso.
Con il calore infernale di questi giorni escono verso sera, con notevole sollievo delle mamme.
Le meditazioni di chi non è più ragazzino da tanto scivolano sugli ultimi blocchi di passato lasciati a sciogliere come ghiaccio: e ci si rende conto, con amarezza, del tempo buttato via, dei crediti concessi a persone immeritevoli, degli errori di valutazione.
Tutta roba che si è pagata a carissimo prezzo. Senza la possibilità o il miraggio di un risarcimento futuro, a meno che non si sia ancora in tempo per decidere, piuttosto crudamente, di imporsi meno sensibilità e spirito bonario.
Davvero c’è qualcuno disposto a credere che possa esistere qualcun altro animato da vera sincerità?
Sarà che invecchiando si tende al cinismo, ma tutto ciò che dovremmo volere, concretamente, è solo cercare di vivere bene quel che resta: con un occhio di riguardo alle nostre personalissime esigenze.
I sogni lasciamoli ai bambini che si riversano in cortile, ridendo e parlando a gran voce: magari qualcuno riuscirà a realizzarli.

Francesco De Gregori – Bambini Venite Parvulos

colpa di Alfredo

seppellire

Il passato si stempera nel liquefarsi dei ricordi: tocca a tutti.
Spiace di aver dato troppa importanza a persone ritenute (a torto) eccezionali.
Spiace di aver perso chi “poteva funzionare” a causa di piccole bugie rotolanti, diventate enormi e distruttive come valanghe.
Spiace sì, perchè non si torna indietro mai, e se si prova a farlo ci si rende conto che tutto assume la connotazione tipica di una farsa.
Tocca quasi ringraziarle, le “musate”, perchè riescono a tirar fuori la nostra essenza più autentica.
Oggi mi crogiolo nel mio essere uno spirito solitario.

Grazie per i bei momenti, amori miei evaporati come pozze d’acqua ad agosto.
Ne ho goduto e vi ringrazio di cuore, ma la messa è finita e siamo andati tutti in pace.

America – Lonely People

solo parole

solo parole

Provo a guardare in faccia il Male, ma il Male distoglie lo sguardo.
Gli pongo domande logiche e razionali, ma Lui volta la testa e le carte che ha in mano.
Cosa posso, io, contro tanta suprema e assoluta indifferenza?
Il Male crea disagio perchè si dilegua: vigliaccamente si sottrae al confronto.
Mi fa capire solo che io non ho la verità in tasca, che nessuno ce l’ha.
Che la verità come concetto è solo un’opinione.
Forse è così, non essendoci un unico modo di decodificare gli eventi che ci toccano e che, molto spesso, ci colgono impreparati.
Ciascuno ha e mantiene il proprio modo di vedere i fatti: molti evitano gli scambi di idee come fossero malattie mortali.
Quindi io (nella fattispecie), che mi porto dietro le mie convinzioni da anni, non le cambio nemmeno di fronte a spiegazioni chiare e sensate, soprattutto se chi ho di fronte dimostra la mia stessa caparbietà.
Le versioni molteplici di un solo accadimento, tutte credibili, stanno ad indicare che vagoliamo spersi perchè non compresi, a nostra volta incapaci di comprendere chi vagola sperso dall’altra parte della strada.
Molto spesso i tentativi di accordo non sono altro che un patetico modo di dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte, a volte nella piena consapevolezza dell’inutilità di certi falsi minuetti comportamentali.
Meglio sarebbe lanciare urla da animali, e sparire.

Dresden Dolls – Good Day

nella nicchia

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Provo a gestire il tempo che mi si dilata intorno e che, a volte e all’improvviso, sembra diventare un sacco di cellophane senza buchi o aperture di sorta.
Non ho mai avuto un buon rapporto col tempo, ma adesso ne accetto il carico di sofferente resa.
Nessun desiderio di immortalità: solo la costernazione per aver smarrito la strada giusta, vagando immemore e senza meta.
Così varco la soglia di un ospedale sapendo che tutti, prima o poi, saremo parcheggiati nella nostra personalissima rampa di lancio.
Guardo gli occhi appannati, gli occhi appannati guardano me.
Gli ultimi vent’anni hanno dato tanto e tolto senza misericordia: ci siamo ancora tutti, con i piccoli diventati grandi e forti, i vecchi più vecchi e affannati.
Noi abbarbicati alla rara vegetazione di questa terra di nessuno.
Dico parole di affetto vero, e l’affetto mi si riversa sulle spalle come un braccio protettivo.
Vorrei tornare infine in un posto solo mio: un posto della mente.
Un anfratto tiepido e accogliente senza voci e suoni.
Libera dalla coercizione implicita di dovermi fare tramite di notizie o chiacchiere inutili.
Libera di comunicare a me stessa che mi sono guardata in faccia e ho abbracciato il suolo.

Lucio Battisti – Fatti un pianto