l’armadillo

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Stipato nell’archivio della memoria, un baule di impazienza nasconde cumuli di stracci polverosi, i soliti, più nuovi pezzi per la collezione delle care cose inutili di sempre.
Con l’aiuto della ragione provo ad afferrare la mano che qualcuno mi tende, ma oramai sono disabituata a supporti di mani, spalle, braccia, e preferisco arrangiarmi da sola.
Mi riesce più facile.
Anni di duro apprendistato fanno di te una creatura che si determina da sé, una sorta di androide con le emozioni spente.

Pearl Jam – I Am Mine

il giorno di dolore che uno ha

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Ognuno ha il suo bagaglio di dolore, e sul dolore non si discute.

La diversità delle motivazioni è compresa dalla razionalità: il cuore segue i suoi percorsi impervi.

Un giorno come mille altri giorni, ventiquattr’ore di ordinanza: via un politico vetusto e molto discusso, via la gamba in cancrena di un anziano a cui voglio ancora molto bene, via un dolce coniglietto malato, via un uomo schiantatosi con l’auto contro un muro nel giorno del suo quarantesimo compleanno per un assurdo ed inconcepibile scherzo del destino.
Lacrime tornate a riaffacciarsi dopo anni di siccità assoluta: stura ad accumuli di dispiaceri come balle di carta compressa.
Noi siamo attori delle nostre piccole vicende: difficilmente possiamo sperare di deviare il corso di certi incroci inevitabili.
Una cappa di piombo mi fa compagnia mentre nella mente scorrono, in ordine sparso, le immagini della chiesetta semibuia a Corfù, dove una giovane donna piangeva col mento sulle mani incrociate, e quelle degli altarini illuminati fiocamente da piccoli ceri lungo i cigli delle strade.
Mi sono chiesta a lungo cosa avesse nel cuore quella donna, ma spesso possiamo solo sfiorare il dolore altrui, senza potervi porre rimedio.
Così, tornando a casa, abbiamo visto un cagnolino bianco per strada.
Lo abbiamo seguito per riuscire a capire se avesse un posto in cui ripararsi.
Lo abbiamo ritrovato con un fratellino e la mamma, più un cane poco somigliante alla progenie, ma sicuramente più fiducioso nel genere umano.
All’improvviso abbiamo visto tante lucciole accendersi e spegnersi fra i papaveri e gli olivi dietro i muretti a secco: da quanto tempo non ne vedevo una?
Il mio a_ mico si è meravigliato come un bimbo: lui, cittadino, non le aveva viste mai.
Così ho deciso che me ne andrò a vivere in un posto che abbia un giardino grande a sufficienza da accogliere la mia futura arca di Noè.
Chi mi ama o mi amerà, ammesso che ciò possa accadere, dovrà solo avallare questo mio fermo proposito.
Io amo chi mi ama: la cantastorie degli amori infelici non abita più qui.

Animals – Bring it on home to me

certi inutili percorsi necessari

still-of-robert-de-niro-in-the-deer-hunter-large-picture bnLe persone seguono i loro percorsi, e vanno dove devono o vogliono andare.
Altre persone attendono lo svolgersi di eventi che non dipendono esattamente dalla loro volontà, e spesso chinano il capo solo per quieto vivere.
Tutte fanno parte di un gioco, spesso crudele, che assomiglia vagamente alla roulette russa.
Non ci si spara sul serio, ma certe pallottole figurate fanno più male di quelle vere, e molto spesso colpiscono il bersaglio.
Un bel giorno ho deciso di trascorrere il resto della mia vita con le bestiole che vivono con me già da un po’.
Mio figlio, com’è giusto e logico che sia, andrà per la sua strada.
Ho preso questa decisione scientemente, e la porterò avanti, costi quel che costi.
Lo sguardo tenero di un esserino indifeso ripaga da delusioni e speranze abortite.
Occhi puri di un’anima pura: quella che noi non avremo mai.