tu m’insegni

Amori assoluti, amori relativi, amori purchessia.
Scampoli di stoffe polverose in vecchi scaffali di legno muffo.
Ecco cosa diventiamo: poveri stracci impolverati.
Tutti in fila, arrotolati su anime sottili e senza respiro, uno accanto all’altro.
Mettiamo via, a volte con rammarico, a volte senza grossi patemi.
Ci mettono via.
E siamo intercambiabili: il concetto di esclusività è roba da romanzi ottocenteschi d’appendice.
Tutto è talmente complicato da risultare grossolanamente semplice, desolatamente semplice.
Dipanata la matassa confusa dei pensieri sulla via della fine, ci accorgiamo dell’estrema, squallida povertà d’intenti, dei grandi gesti e delle parolecomepietre che avevamo conservato gelosamente nella teca dei ricordi più cari.
Poi il tempo, poi il pragmatismo acquisito sul campo ci mostrano i volti.
Le storie viste a ritroso con gli occhi aperti e la mente sgombra.
Amore è una parola abusata, forse più di tante parole.
Quel che ci lega gli uni agli altri è un periodo in cui abbiamo pensato, creduto, sperato.
Invece la vita gira la manovella senza il nostro permesso, e un bel giorno ci troviamo faccia a faccia con la consapevolezza di essere stati solo la piastrellina di un mosaico, e di aver riservato ad altri lo stesso trattamento.
Non ci sono vittime, non ci sono colpevoli, non ci sono buoni nè cattivi.
Solo individui che provano ad esorcizzare il pensiero incombente della caducità provando a raccontarsi tante storie.
In tutto ciò fa capolino una piccola certezza: quella di aver conosciuto piastrelline che accanto a noi sarebbero state bene a lungo.
Però, tu m’insegni, la vita è fatta per sbagliare.

America – Lonely People

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3 pensieri su “tu m’insegni

  1. non credo, ci sono vittime, colpevoli, buoni e cattivi. E se ci raccontiamo che non ci siamo fatti male è perché ci raccontiamo storie, vero invece che il dolore insegna e dovrebbe mostrare chi ce l’ha procurato in una diversa luce, più reale. Se era stronzo o cattivo lo si vede e basta

  2. Se ti dico che questo post mi ha confortato ci credi? Se aggiungo che passo ogni due giorni a rileggermelo senza riuscire a scrivere niente ci credi?
    Se ti dico che sei una blogger eccezionale devi credermi.

  3. E’ malinconia? Desiderio di leggerti ancora? Autolesionismo cercare dentro la fine degli altri la propria? Oppure è solo un osservare rassegnato il tuo partire per altre spiagge lontanissime?
    Non so Nico, quello che so che questi post sono memorabili e DEVONO restare.

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