mediamente fosca

Attaccata ad un ventilatore.
Pensieri mediamente foschi.
Il blog non usa più, e se usa è una piacevole abitudine come un bicchierino di Porto per certi inglesi.
Qui c’è la mia parte immateriale, in qualche modo.
Qui ci sono io. Io che non ho più niente da esprimere.
Il vecchio schema del diario di bordo ormai mi fa abbastanza senso: perchè dovrei dirvi se vado al mare, se mangio abbastanza, se sono innamorata e di chi?
D’altronde son cose personali, e non interessano nessuno.
Così come non interessano i miei ricordi, i rimpianti, le aspettative e le certezze.
Oggi ho qualche anno e qualche segno in più.
Anche qualche chilo in meno.
Fuori sto invecchiando bene, dentro così e così.
Cerco di non mandarle a dire mai pur evitando gli attriti,  ma ho capito che essere se stessi è un’attitudine che costa molto.
In ogni senso.

Pet Shop Boys – Always On My Mind

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sconosciuti

C’era una volta un mondo in cui Dio non c’era più: aveva tirato lo zaino in spalla, stanco, chiedendosi se  fosse mai esistito davvero o non avesse rappresentato semplicemente la proiezione di mille e mille speranze e desideri caduti nel vuoto.

C’era una volta un mondo senza dei, santi e fate turchine.

Un mondo senza numi tutelari e angeli custodi.

Senza nèmesi e cinesi seduti sulle sponde dei fiumi.

L’uomo, solo, si aggirava nella selva intricata delle sue paure peggiori, dei suoi dubbi, delle illusioni in frantumi come coppe di cristallo.

Nell’inutile peregrinare, stanco e arreso, incontrò  l’essenza che credeva di essere Dio.

Si guardarono negli occhi, naufraghi nello stesso mare, ma non si riconobbero.

 

quelli che benpensano

Ci vuol poco a gettare palate di melma sulla vita e la morte di una donna.
Una donna che avevo conosciuto bene e frequentato, anni fa.
I giornali, ciascuno a ruota libera, hanno fornito notizie differenti le une dalle altre.
“Sabrina assassinata dall’ex amante sessantenne”, “Sabrina e la sua denuncia per stalking”, “Sabrina uccisa davanti al figlio”, “Sabrina uccisa dopo aver accompagnato il bambino a scuola”.
I legali dei familiari della donna hanno smentito la relazione con il sessantenne, padre di un’amica, e hanno smentito che il figlioletto abbia assistito all’assassinio a bruciapelo della  mamma.
Però, ecco, nel paesotto tendenzialmente moralista ed ipocrita in cui vivo ho sentito allusioni al fatto che  se  se ne fosse stata “al suo posto” non le sarebbe accaduto nulla di male.
Suppongo che il gretto immaginario dei cosiddetti benpensanti voglia le donne separate chiuse e costrette in una vita di rinunce e sacrifici, dedite solo alla nobile cova della prole.
Ancora oggi ad un uomo si perdona tutto, escursioni sentimentali in primis, mentre una donna deve vivere solo ed esclusivamente per i figli.
Come se non avesse più desideri, progetti, sogni.
Come se la vita le spettasse solo perchè in funzione di altre vite.
Il discorso è generale: quasi certamente la povera Sabrina era stata l’oggetto dell’ossessività di un uomo malato, che il 19 aprile aveva denunciato per molestie, ma quand’anche avesse avuto una relazione, ciò sarebbe stato un suo insindacabile diritto.
Quello di continuare a vivere e ad esistere.
Però c’è ancora chi pensa che uscire con un uomo che non sia il  legittimo consorte, anche dopo una separazione, equivalga più o meno ad “andarsela a cercare”.
C’è ancora chi pensa questo nel duemiladodici.
Che schifo.