la disabitudine alla felicità

La tv in sottofondo mi disturba: ostacola il fluire già lento dei pensieri.
L’argomento dibattuto è interessante, ma preferirei concentrarmi sui flussi interrotti che cerco inutilmente di legare gli uni agli altri.
Così abbasso il volume, visto che lo schermo illuminato rimanda le immagini di donne e uomini che riescono  a farmi sentire in colpa per via di certe vecchie storie mai risolte.
Oggi pensavo alla gattina trovata ieri per strada: denutrita e affamata fino a piangere, ma pronta a seguire una mano che le si tendeva all’improvviso.
Fiduciosa nell’abbandono cieco: qualunque epilogo sarebbe stato meglio di quei morsi allo stomaco che la facevano miagolare disperata.
Abbandonarsi a chi è altro-da noi è così difficile?
Considerare che la felicità, premesso che del termine si fa largo abuso, sia qualcosa di molto distante è la regola aurea che domina le nostre giornate di formiche convulse che girano intorno a se stesse?
Qualche giorno fa percorrevo a passo alto Via della Repubblica: come ogni due settimane.
Stesse tappe visitate di sfuggita, stessi, malinconici nani  sorridenti dietro la vetrina di un negozio di articoli per giardinaggio, stesse farmacie: una ogni cinquanta metri, a spanne.
Camminavo come sempre, con un occhio alle scarpe strane e coloratissime del bugigattolo che vorrei fotografare, e l’altro a sbirciare le facce della gente che si incontra nel primo pomeriggio, in una città grande e sufficientemente caotica.
Giovani uomini vestiti da impiegati, con la valigetta in mano, ragazze filiformi e casual, postina a tracolla, capelli legati a caso, ipod.
Qualcuno in bici, occhiali scuri contro il sole.
Pezzi di umanità varia che si incontrano senza riconoscersi, nonostante si annaspi tutti nello stesso mare sporco di incertezze e paura, perchè le soddisfazioni scemano, e la psicosi dei tempi che verranno comincia a mordere nel punto più vulnerabile e nevralgico.
Eppure sorridere dovrebbe essere facile: anche per me, che ho calato sul viso la maschera del cruccio fatto persona.
E se, al di là di ogni ragionevole preoccupazione, avessimo perso l’attitudine alla felicità?
Se ci fossimo impantanati nelle nostre convinzioni più sbagliate, certi di non meritare altro?
Guardo la micia dormire, col suo collarino rosso: lei si è fidata di me.
Una volta avevo un intuito, vagamente animalesco, che mi preservava da brutti incontri e delusioni annunciate.
Poi son diventata diffidente e maldisposta per partito preso, magari sbagliando.
La fiducia incondizionata è un’arma a doppio taglio, ma chiudersi al mondo è morire anzitempo.
Forse faticherò ancora a credere alle mani che mi si tenderanno, o forse no.
Tutto si dipana e diventa più semplice quando incominciamo a credere veramente in noi stessi, ad amarci per quello che siamo, a perdonarci e ad essere più indulgenti verso i nostri limiti.
Il resto, se viene, viene dopo.
Questa, e solo questa, può essere la nostra resurrezione.
Il riscatto e la ripresa delle redini perdute.
Spero di rimanere ancorata a questi quieti pensieri di una notte di primavera illuminata dalla luna.
Spero che anche per voi sia facile la riconnessione con la parte più autentica: quella che sonnecchia, dimenticata.
Intanto vi rotolino incontro freschi e affettuosi  auguri  di rinascita da me e da Silva Sheva Vincenza: quattro fragili zampette tese  verso il futuro.

Nirvana – You Know You’re Right

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8 pensieri su “la disabitudine alla felicità

  1. Hai visto che luna questa notte? Larga, placida, , ci guardava tutti; anche quelli che stanno cercando le redini o devono accudire ad una gattina.
    Sto resuscitando e devo dirti che di tempo ne ho perso assai. Ma anche tu non scherzi. Auguri anche a te… e una carezza alla micia.

  2. Come è difficilissimo riuscire ad abbandonarsi a chi è altro-da-noi, è altrettanto bello potersi fidare.
    Quando (raramente) capita è un grande regalo.

    La ricerca della nostra parte più autentica è il fine, credo, della nostra vita.
    Capire chi siamo e dove andiamo e riconoscerci.

    Un augurio affettuoso Nico per una Pasqua serena, ciao

  3. Poi dice abbandonarsi fiduciosamente all’altro-da-sé. Lei si abbandona fiduciosa e tu la chiami “Silva Sheva Vincenza”?

    (La fiducia incondizionata è un’arma a doppio taglio, ma chiudersi al mondo è morire anzitempo. non potrei essere più d’accordo. buona rinascita a te e a noi, ne abbiamo bisogno un po’ tutti)

  4. Che auguri meravigliosi! Grazie infinite, Nico.Quella gattina è fortunata, so che la accudirai con tanto amore.Su Cruna io pure ho fatto gli auguri…ho addirittura regalato…un intero paese ;)
    Disabituati alla felicità…e a volte anche troppo abituati al dolore….Ma che la tua Pasqua sia serena, che ogni giorno lo sia, cara Nico.

  5. Le mie resurrezioni sono a singhiozzo, Enzo. Anzi, procedono come i gamberi.
    Si va sempre sull’ottovolante, siore e siori.
    Peccato che, nel frattempo, il cielo sereno e primaverile abbia lasciato il posto ad un vento freddo, e ad una gran brutta nuvolaglia.

    Arrivo in ritardo per ricambiare gli auguri, ma dentro di me gli ho formulati ad ognuno di voi.
    La ricerca della parte più autentica di se stessi è un’impresa, Ilmiosguardo. ma è lo snodo necessario e propedeutico a tutto quello che verrà. Se verrà.
    Bacio. :**

    Ne avremmo bisogno veramente tutti, Rob: a livello personale e non solo.
    Sarebbe bello poter voltare pagina senza ricordare, di quella pagina, se non il bello.
    Purtroppo non va così.
    Sai, se la micia fosse stata un micio si sarebbe potuta chiamare Zlatan, o Prince Boateng. Forse addirittura El Sharawy, o come diavolo si scrive.
    Meglio così. :)

    Cara Susanna, mi fermo qui adesso.
    La micia è già diventata un grande amore: dico sempre, forse anche banalmente, che gli animali sono infinitamente migliori di certi esseri cosiddetti umani.
    Lei non chiede niente, se non un po’ di pappa e di coccole.
    Vengo subito su Cruna: spero di poter rimediare ancora almeno una finestra. :)
    Tanti baci. :***

    Non sei in ritardo, Dani: non più di quanto lo sia io.
    Un abbraccio, e tanti auguri. :*

  6. leggo e mi viene da sorridere.
    perchè mi accorgo, mentre leggo, del piacere che mi trasmettono le tue parole e di quanto arrivino in fondo.
    una cosa è fidarsi.
    l’altra è affidarsi.
    inconsapevolmente facciamo l’uno e l’altro.
    per natura, tenderei ad evitare entrambe..anche se..
    ed a ben pensarci, anche noi ci siamo fidate l’una dell’altra, quindi..
    buona rinascita.
    :)

  7. Buona rinascita in ritardo, Malacqua.
    Se le mie parole riescono a divertire o a far pensare io sono molto contenta.
    Fidarmi mi riusciva facilissimo, un tempo: affidarmi quasi mai.
    Oggi anch’io tendo ad evitare, ma con certe persone, generalmente di sesso femminile, non ho avuto mai problemi.
    :***

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