spine

  Che cosa c’è, dopo questa vita?
Ultimamente me lo chiedo spesso, anche se sono orientata a credere che questo nostro passare per tante vicende sia solo un ciclo biologico come altri.
Desiderare la fine di tutto è umanissimo, anche se non esattamente comune, ma c’è sempre la paura di un ripensamento in extremis: e se domani tutto cambiasse?
O se cambiasse abbastanza da rendere ogni nuovo sorgere del sole meno penoso e soggettivamente inutile?
Negli ultimi mesi c’è stato un aumento esponenziale di suicidi: credo un po’ dappertutto, sicuramente dove vivo io.
Che la colpa sia imputabile alla batosta economica è parzialmente credibile: c’è chi si trova quasi improvvisamente di fronte ad un muro impossibile da scavalcare, e cede.
Però, pensandoci, i muri che ci sbarrano la strada sono innumerevoli, e di ogni genere.
Bisognerebbe essere naturalmente dotati di spalle larghe, peli nello stomaco e spirito fortemente cinico: diversamente se ne esce con estrema difficoltà.
E’ vero, sono scettica e relativista, e affidarmi ad un Qualcuno che non vedo e non tocco mi riesce molto difficile.
E’ anche vero che da tempo ho smesso di credere nella buona fede degli altri, salvo poche, felici eccezioni, e ciò mi rende ancora più penoso il campare.
Nel buio e nel silenzio della notte mi chiedo spesso cosa possa essere, alla fine, un salto nel vuoto.
Me lo chiedo e non ho risposte, perchè chi è già saltato non può tornare e raccontare l’esperienza.
Fede anche in questo?
Bisogna avere fede anche nel modo in cui si decide di accomiatarsi (sì, sì, con una sola emme) da questa bella favola, più che altro millantata?
Non so.
La gente intorno a me si muove per conto suo, organizzata in cerchi concentrici che fatalmente si allontanano, fino a fluttuare in lontananza come le onde estreme in uno specchio d’acqua colpito da un sasso.
Talvolta ho la strana sensazione che il sasso sia io.

Pearl Jam – Crown of thorns

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8 pensieri su “spine

  1. Il tuo è un interrogativo senza tempo, l’umanità se lo pone da sempre senza trovare una risposta inequivocabile. Poi c’è chi ha trovato la sua risposta attraverso percorsi ed esperienze le più disparate e c’è, non dimentichiamolo mai, chi si inginocchierebbe davanti a un cheeseburger….Gli atei e gli agnostici sono coloro che più di ogni altro credente ritengono la vita “sacra”, in quanto unica possibilità di Essere. Poi ci sono quelli che, pur credendo, sono assaliti da pesanti dubbi di fronte a particolari accadimenti in cui gente innocente perde la vita senza alcun tipo di colpa. Se fossi credente accetterei la tesi di Hans Jonas sul problema di Dio dopo Auschwitz: Dio esiste ma non è onnipotente. Quando ha creato il nostro mondo e ha voluto darci la libertà, il libero arbitrio, ha rinunciato definitivamente alla sua onnipotenza.
    Quella sensazione dei cerchi concentrici la provo anch’io, ma nel mio caso non v’è dubbio che il sasso sia io…..

  2. In poche righe grossissimi interrogativi, Nico.

    Anni fa una persona amica ha scelto di accomiatarsi dal mondo.
    Ma ha reso atroce la vita per chi è rimasto a chiedersi perchè, a farsi inevitabili sensi di colpa, a interrogarsi su cosa ha sbagliato e cosa avrebbe potuto fare di più, per comprendere ed evitare scelte estreme.

    Credo che vivendo abbiamo una possibilità di poter cambiare, di vedere le cose migliorare. Anche peggiorare, sì, è un rischio grande.
    Ma almeno non ci neghiamo questa possibilità e la speranza.

    E a chi resta ci si pensa? A chi è vicino a noi e ci ama.
    Perchè la vita non è solo nostra ma anche loro.

    Un abbraccio Nico, buona domenica, ciao

  3. pensieri foschi con punti interrogativi finali senza risposta.
    e se non c’è una risposta (perchè non c’è) allora perchè arrovellarsi il cervello anche su questo?
    Quello che è lo sappiamo fin troppo bene.
    Quello che è stato pure.
    Quello che sarà…sarà, diceva una vecchia canzone.
    Alleggerisciti.
    Non ti serve star così.

  4. Riflessioni lucidissime e amare, le tue.
    Anche le scelte estreme meritano comprensione e pietà.
    Eppure la vita è la vita.
    mi vengono inmente questi versi di Sandro Penna:
    “Dacci la gioia di conoscer bene
    le nostre gioie, con le nostre pene.”

  5. Invece no, Saverio: se avessi prove dell’esistenza di Dio (quale presunzione) mi aspetterei che fosse più e meglio di Superman.
    Atei ed agnostici hanno cara la vita perchè una, certo, ma l’unità può venire inquinata da fattori endogeni o esterni, e questa è una tragedia.
    A quest’ora potrei prostrarmi davanti ad un risotto ai frutti di mare. E se Dio c’è perdoni la mia blasfemìa.

    Non è che non ci si pensi, Ilmiosguardo. A chi rimane, intendo.
    L’anno scorso si è accomiatato il marito di una mia cugina che solo oggi, a fatica, inizia a mostrare lievissimi segni di ripresa.
    Però vivere per gli altri è una gravissima limitazione: quella della libertà di poter decidere di se stessi.
    Quanto al futuro (mai idea fu più nebulosa) io sono una “murphyana” convinta.

    Non mi serve ma non riesco a farne a meno, Malacqua: non posso non pensare, anche se è abbastanza inutile.
    Bisognerebbe sforzarsi (ma proprio tanto) di vivere in maniera leggera. Forse anche superficiale, senza diventare imbecilli per questo.
    Bell’impresa.

    Io sono quella che guarda l’acqua, Arci: in profondità, ma anche in superficie, per guardare il luccichio del sole.

    Peccato che si riescano a conoscere e capire soprattutto le pene, Ioviracconto. Quando sono in vena di fosche elucubrazioni la parte vitale mi riporta alla mente la “Veglia” di Ungaretti: forse l’istinto di conservazione è anche questo: si manifesta in accordo con il modo di essere.

  6. Anche a me, Alia.
    Più che altro temo la morte degli altri: la mia, eventuale, mi lascia del tutto indifferente.
    Credo che, alla fine, sia come spegnere un pulsante.

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