le cose che pensano

  Belle verdi mattonelle, quando il verde non usa più, io vi guardo attaccarvi tutte insieme, mano nella mano come bimbi in un girotondo, belle e precisine come si conviene a graziose piastrelline un po’ demodè.
Presto sarete seguite dalle vostre compagne bianche, in un gioco cromatico necessario e gradevole alla vista.
Avete una grande importanza senza esserne consapevoli: vi apprestate a segnare uno snodo propedeutico ad un passaggio importante: chi è stato non sarà, o vivrà quel che resta da comprimario; chi è senza convinzione e nerbo dovrà impugnare lo scettro delle sue vicende in fieri, e guardare avanti: decidendo, finalmente o purtroppo, del modo in cui organizzare il prosieguo.
Il verde tenue si allinea ordinato accanto ad altro verde, e sarà uguale, sempre uguale, quando mio figlio sarà al mio posto, ed io non ci sarò più.
C’è un tempo per tutto: per ogni vicenda, esperienza o decisione: purchè le decisioni siano sempre ferme ed in sostanziale buona fede.
La vita prende a scorrere a volte nostro malgrado, ma c’è sempre un momento in cui siamo obbligati a diventarne quasi artefici, e il “quasi”, per quanto mi riguarda, è doveroso.
Vent’anni fa, quando tutto sembrava bello e possibile, mi persi nel centro di Firenze.
Non ero sola, e con la persona che mi accompagnava percorremmo un tratto di strade  familiari fino al momento in cui ci accorgemmo di essere arrivati al luogo in cui avevamo parcheggiato l’auto.
Avevo quasi sperato di non ritrovarla: mi stava piacendo tanto percorrere vie che ad ogni angolo presentavano una sorpresa o un deja vu vissuto molti anni addietro.
A partire da un passaggio a livello semi abbandonato fra le sterpaglie di una zona periferica non molto distante dalla città, mentre una coppia di ragazzini percorreva quella zona in moto, sotto un sole ancora tiepido.
Porterò il mio bagaglio di ricordi nella casa che presto avrà una stanza piastrellata di verde e bianco.
Dove vedrò sorgere e tramontare il sole con la compagnia dei miei fantasmi e di quel che il futuro crede di avere ancora in serbo per me.

Lucio Battisti – Le cose che pensano

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10 pensieri su “le cose che pensano

  1. Subito sembra un dovere, quell’andare avanti sulle piastrelle nuove…poi diventa un piacere sottile, essere artefici di se stessi, giorno dopo giorno anche se non si sa fino a quando…
    Una delle cose più belle che hai scritto.
    Un abbraccio.E sereno fine settimana.

  2. E le piastrelle verdi giustamente penseranno che è un gran culo trovare una estimatrice del demodé che le rimetta in corsa.

    (ricordo il periodo del verde, per odio delle mode resistetti strenuamente alla proposta di comprarci tutto un armadio laccato – e non me ne sono mai pentito)

  3. Vero, Susanna, ma andare avanti sapendo di aver dovuto rinunciare a parte della nostra vita ha un sapore amaro.
    C’è l’eccitazione del doversi reinventare, ma anche la consapevolezza di tanto tempo perso. Però è così.
    Un bacio. :**

    Rob, sono stata un’amante strenua del verde quando ritenevo fosse il mio colore preferito, e, grazie a questa stupida idea, acquistai oggetti che oggi non posso davvero buttare via.
    La nuova piastrellatura del bagno di casetta al mare è stata un’esigenza. Anche economica. :/

  4. Intenso e vero questo tuo post Nico, per molte cose.
    Per ora:
    è raro che mi perda per le strade di una città, troverei difficoltà a farlo, ma devo dire che la cosa mi intriga: l’importante è essere in ottima compagnia! :-)

    Buona giornata, ciao

  5. come sai, adoro i ricordi, bello quel passaggio a livello tra le sterpaglie, portato tra le piastrelle bianche e verdi, confidiamo poi, tutti, in un futuro dalla manica larga… le gatte pelose sono le processionarie, proteine sì, ma scarse e soprattutto urticanti, ciao

  6. Toc toc!
    E’ permesso? O corro il rischio di incollarmi alle piastrelle? Vabbè, resto sulla porta ad ascoltare questo splendido Lucio (Nita, sai come la penso sugli album “bianchi”) e la gioia di essere finalmente riuscito a passare.
    Mi hai fatto commuovere pensando alla “tua” Firenze: non ho ricordi splendidi di quella città, ed è un eufemismo, ma la sensazione che hai ricostruito e reso qui ha un sapore magnetico. Ti abbraccio.

    m.

  7. All’epoca pensavo di essere in ottima compania, Ilmiosguardo, e forse lo ero.
    Poi le cose cambiano. Poi la vita cambia. Poi cambiamo anche noi, anche se saremo sempre pronti a giurare di essere rimasti sempre gli stessi. :/

    Quel passaggio a livello mi è rimasto stampato nella mente, Impo. Lo riprodurrei, se sapessi come, anche sulle piastrelline verdi e bianche della nuova stanza da bagno di casetta al mare.
    Nonostante tutto amerò sempre la Toscana. E quando dico “sempre” voglio dire esattamente “sempre”.
    Ma anche Milàn, che tanto mi ha dato. :)

    Mass…ma sì che sei tu, amico mio disperso non per colpa tua nè per colpa mia ma per colpa della dispersività della vita in sè.
    Sei accorso al richiamo del buon Lucio, lo so. :)
    Firenze…
    Scrivevo sopra, ad Impo, che amerò sempre la Toscana tutta. Ognuno di noi costruisce, spesso con molta fatica, la sua esperienza.
    Io avrei (lo ricordi?) di che disprezzare e detestare, ma panta rei, e oggi, che sono un’altra, posso e voglio salvare tutto il buono che c’è stato.
    Un abbraccio forte forte. :**

  8. Carissima, non pensare che io non sappia quanto costa quella colla amarissima su cui abbiamo posato le nostre piastrelle…ma meglio metterci i piedi sopra …prima al posto delle piastrelle c’eravamo noi (Innerland docet..anzi..docebat..se non ricordo male il latinorum)

  9. Non lo ricordi male.
    Traslando in metafora, al posto di quelle piastrelle, o di altre, ci siamo state noi, e c’è stato, anche spesso, chi ci ha camminato, sulle piastrelle, o chi le ha prese a martellate.
    Svoltare non è facile, ma è un gesto doveroso verso noi stesse. :*

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