certi uomini

Le donne amano gli uomini che le fanno ridere (uomini, non stupidi buffoni).
A parti invertite le donne rimediano un boccale di birra e una fraterna pacca sulla spalla.
Mi sono autocitata.
I primi due periodi di questo post sono il mio ultimo aggiornamento di stato su facebook.
Che dire? Le parole mi son venute in mente mentre facevo la doccia, dopo una notte scandita da risvegli ad intermittenza come le luci degli alberi di Natale.
Oggi ho marinato la piscina, e l’ho fatto di proposito: devo assimilare l’idea che non potrò più dividere le acque come fece Mosè col mar Rosso, che ho problemi congeniti alle braccia e che, in attesa di studiare nuove strategie di adattamento, preferisco starmene qui a pensare, magari evitando di piangermi addosso.
Per fortuna, ma anche no, son più cocciuta di un mulo, quindi dovrò studiare qualcosa che mi consenta di fare quello che mi piace nel miglior  modo possibile.
Nel miglior modo possibile per me.
Se Pistorius è riuscito a correre senza gambe  volete che io non riesca a tornare a nuotare  come prima?
Oddio, ho divagato, forse perchè ‘sta storia delle braccia non mi è andata giù, sebbene lo sapessi già: ufficiosamente.
Le donne amano gli uomini che le trattano con spirito positivo e affettuoso, facendole ridere in modo intelligente, anche non “politicamente corretto”.
Io ho sempre attirato a me omuncoli saccenti, picchiatori ex fascisti, ammogliati stanchi della routine, falsi più falsi di Giuda e bei malmostosi dallo spirito gothic-dark-doom.
Eppure non li ho mai cercati.
Sono stati loro a braccarmi, probabilmente bisognosi di una vittima sulla quale scaricare le loro frustrazioni.
Ebbene: la giovane vittima è cresciuta, e adesso vuole per sè, se non il meglio assoluto, almeno quello relativo.

Johnny Cash – The man comes around

a volte non so difendermi

  Non è che dieci minuti di zapping riescano a cambiare le cose.
In tv c’è l’uomo stucchevole che interpreta sempre il paparino buono ma molto sfigato: generalmente vedovo, o piantato in asso.
In certe storie non ci si riesce ad indentificare, nemmeno con un volo di fantasia degno del più spericolato acrobata mentale.
Poca roba, per il resto: storie di sparizioni e casi disperati, telegiornali sempre più inquietanti, varietà che fanno pena.
Oppure sono io che proprio non ingrano.
Sono andata a pescare in rete le interviste di un vecchio talk show, gustandone il delizioso anacronismo.
Le belle signore e la conduttrice mi hanno tenuto un po’ di compagnia, rammentandomi in silenzio che anch’io, una volta, credevo nelle loro teorie, nelle dritte e nei consigli malcelati.
Con gli stessi dubbi esistenziali e tanti, tanti punti di fragilità.
Oggi  son corsa via insieme alla pioggia: come l’acqua sporca dei rigagnoli lungo le strade.

Florence + The Machine – Lover to Lover (acoustic)

le eterne perversioni

  Quando inizi a pitturare le pareti della tua casa, a meno che non fossero sporche, stai cercando di cambiare qualcosa di più profondo, che non riesci a mettere bene a fuoco.
Saper vivere senza sentirsi sopravvissuti è un’arte che a volte si impara strada facendo, ma che, spesso, può essere innata come il talento.
L’eterno svolgersi dei giorni incide senza intaccare: e noi siamo complici di questa oscena perversione.

Sia – Sunday

egotisme

  Io non ho paura delle insidie delle ghiandole, anche altrui, e non ho paura della MIA bocca piena, anzi stracolma di cioccolata semiliquida, buona come l’amore quando lo fai con chi ti ha preso tutto il cervello a disposizione con la sua presumibile CPU.
Io galleggio sul mio piccolo mare di ricordi rappresi e speranze suppuranti.
Io galleggio e guardo tutto intorno.
Guardo la bellezza e lo sfacelo, la vita e la grandine maligna.
Il corpo caldo e le mani che ho sfiorato, ora lontani e agognati nel ricordo che si fa spasmo senza rimedio.
Un amore via l’altro non renderebbe la giusta idea, anzi sarebbe fuorviante.
Nella vita succede di credere di amare, e di aver amato.
Di aver scolpito dentro il profilo  di chi  promise, non mantenne e scomparve come spettro.
Ferito, certo, perchè l’amore non è solo baci, caramelle e feste false: se colpisci io ti spezzerò in due, in modo che il tuo “andar via” ti sia scomodo e difficile.
Io non dimentico e non perdono.
Ricordo, invece,  e ricordando mi concedo il delizioso lusso di rimettere peccati e omissioni.
Ho sfiorato un altro volto, una mano.
Adesso ho dentro un altro sguardo.

Anathema – One last goodbye

le cose che pensano

  Belle verdi mattonelle, quando il verde non usa più, io vi guardo attaccarvi tutte insieme, mano nella mano come bimbi in un girotondo, belle e precisine come si conviene a graziose piastrelline un po’ demodè.
Presto sarete seguite dalle vostre compagne bianche, in un gioco cromatico necessario e gradevole alla vista.
Avete una grande importanza senza esserne consapevoli: vi apprestate a segnare uno snodo propedeutico ad un passaggio importante: chi è stato non sarà, o vivrà quel che resta da comprimario; chi è senza convinzione e nerbo dovrà impugnare lo scettro delle sue vicende in fieri, e guardare avanti: decidendo, finalmente o purtroppo, del modo in cui organizzare il prosieguo.
Il verde tenue si allinea ordinato accanto ad altro verde, e sarà uguale, sempre uguale, quando mio figlio sarà al mio posto, ed io non ci sarò più.
C’è un tempo per tutto: per ogni vicenda, esperienza o decisione: purchè le decisioni siano sempre ferme ed in sostanziale buona fede.
La vita prende a scorrere a volte nostro malgrado, ma c’è sempre un momento in cui siamo obbligati a diventarne quasi artefici, e il “quasi”, per quanto mi riguarda, è doveroso.
Vent’anni fa, quando tutto sembrava bello e possibile, mi persi nel centro di Firenze.
Non ero sola, e con la persona che mi accompagnava percorremmo un tratto di strade  familiari fino al momento in cui ci accorgemmo di essere arrivati al luogo in cui avevamo parcheggiato l’auto.
Avevo quasi sperato di non ritrovarla: mi stava piacendo tanto percorrere vie che ad ogni angolo presentavano una sorpresa o un deja vu vissuto molti anni addietro.
A partire da un passaggio a livello semi abbandonato fra le sterpaglie di una zona periferica non molto distante dalla città, mentre una coppia di ragazzini percorreva quella zona in moto, sotto un sole ancora tiepido.
Porterò il mio bagaglio di ricordi nella casa che presto avrà una stanza piastrellata di verde e bianco.
Dove vedrò sorgere e tramontare il sole con la compagnia dei miei fantasmi e di quel che il futuro crede di avere ancora in serbo per me.

Lucio Battisti – Le cose che pensano

poche parole

  Niente da dichiarare.
Se non che l’acqua gelida di questo febbraio di brutte notizie sta riuscendo, goccia a goccia, a scavare fino all’anima.
Che certe persone riescono ancora a sorprendermi emotivamente, mandando all’aria le poche certezze che provo a mettere insieme, ogni giorno.
Che questa città assediata dal maltempo, impersonale e moderna, erige un muro virtuale che spezza i ricordi come travi di legno.
Che la persona che si è allontanata in fretta sotto i fiocchi di neve acquosa è tutto ciò che mi rimane, tutto ciò che, ragionevolmente, mi obbliga a guardare avanti.
Che la buona fede non basta: nonostante tutto sarà sempre un’arma a doppio taglio, un conto che non torna, un’abitudine sbagliata.
Che a volte il tempo sembra volersi dilatare all’infinito, imprigionando e tramutando in pietra noi e le nostre nevrosi di viaggiatori inconcludenti.
Che non avevo niente da dichiarare, e infatti niente ho dichiarato.

Temper Trap – Fader

simmetrie

Acqua, respiro sincrono ai movimenti.
Sono asimmetrica per destino e definizione, ma aspiro ad una simmetria quasi ascetica.
Perfetta, pulita, inattaccabile tanto quanto io non sono tutto ciò.
L’acqua era scura per l’assenza di luce, per la cappa di nuvole nere riflesse, eppure in fondo ho visto il tuo corpo, e ti ho teso una mano.
Tu hai sorriso.

Coldplay – God put a smile upon your face