memento

  Quando ad un’immagine ne sovrapponi un’altra a caso, venuta fuori spontaneamente dal calderone dei ricordi compressi nella memoria, allora vuol dire che son partiti, da soli, i meccanismi di autoriparazione.
Che il cuore sta smettendo, pian piano, di battere a vuoto, o di trasmettere la sensazione che sia così.
La sua immagine.
Le loro immagini.
C’è chi resiste, intatto, nella stanza dei ricordi, avendo meritato sul campo il diritto a rimanere se stesso: ogni particolare al suo posto.
Son questi i grandi amori: quelli che hanno segnato un’epoca.
Il resto, tutto il resto, dal passato passato invano al futuro abortito prima di aver visto anche solo un barlume di luce, sfuma via senza dolore e consistenza.
Forse con qualche piccolo rimpianto.
Talvolta pensi che perdere la memoria sarebbe anche comodo: ti svegli, una mattina, ti guardi intorno senza sapere chi sei, senza sapere dove sei.
Potresti dover essere costretto ad inventarti una nuova identità, oppure iniziare ad affannarti alla ricerca della tua, confidando in un nome da tatuarti sulla mano per aggrapparti a qualcosa che abbia un senso.

Dream Theater – This is the life

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11 pensieri su “memento

  1. Nico, se mai c’è stato uno scritto identitario è questo. Il tempo è solo un fenomeno relativo, dolorosissimo a volte, ma tu hai acquisito sul campo il diritto a rimanere. Quello che hai scritto mi è piaciuto moltissimo e sono certo che lo hai sentito anche tu mentre lo scrivevi…si percepisce.
    Enzo

  2. Direi proprio di sì, Xanthippe. E aggiungo purtroppo.

    Dire che l’ho sentito è troppo poco, Enzo. Se solo si riuscisse a soffrire meno, ad essere anche solo “relativamente insensibili”, sarebbe già un grosso passo avanti.

  3. Carissima, leggerti e pensare anche ai miei, di ricordi..per non parlare delle “autoriparazioni”..è un tutt’uno. Ti confesso che mi viene voglia di aggiungere alla lista anche gli autoinfrangimenti, le autoframmentazioni, per capirci…quelle che poi necessitano appunto delle riparazioni.Sono ormai un modello fai da te, cara Nico…certi meccanici costano troppo quando non fanno anche danni.Sempre meglio essere autosufficienti, visto che non riusciremo mai a diventare insensibili.Almeno, voglio dire, ripariamoci da sole…Un abbraccio grande.

  4. Vidi quel film in un momento in cui tutto avrei voluto meno che cercarmi una nuova identità, e lo trovai angosciosissimo.

    Il guaio è che nel momento in cui selezioni le cosa da tatuarti sulla mano – ecco, mica è tanto facile scegliere.

  5. I meccanici costano sempre uno sproposito, Susanna: conviene imparare a far da sè, anche se, a volte, avere il conforto di una mano amica sarebbe di grande aiuto.
    Però può essere che entrambe abbiamo imparato a farne a meno: tanto non cambia mai niente di niente: la sostanza delle “cose” è sempre la stessa. Difficile e disumana.
    Un abbraccio. :**

    Prendiamolo come un segno di buon auspicio, Halley: magari qualcosa cambia. :))

    Ti dirò, Rob: ho visto questo film dopo diversi anni dall’uscita, e solo per curiosità, ma stranamente non mi ha provocato angoscia. E stranamente, dato il mio indecisionismo riguardo a certe cose, oggi saprei da dove iniziare. Cioè riuscirei a scegliere. E, scrivendolo, mi stupisco di me stessa.

  6. Confesso di avere preferito”Inception” ma il mio parere non fa testo.In compenso mi sono procurato la discografia dei Dream Theater e ho iniziato ad ascoltarla.Complimenti per il buon gusto e grazie del consiglio indiretto:)

  7. Nolan ha fatto cose diverse. Hai visto The Prestige? Tutti ottimi film, seppur diversi tra di loro. E, ti dirò, preferisco il suo Bastman a quello di Tim Burton, forse perchè di mezzo c’è Christian Bale. :)
    Sai, Roberto, per onestà intellettuale ti confesso che i Dream Theater, ma anche Bale e Memento, fanno parte dell’eredità che mi ha lasciato una persona che mi è stata molto cara.

  8. penso spesso che non mi dispiacerebbe…. inventarmi un’altra identità. ricominciare. ho troppo a che fare con i ricordi. riesco a vedermi bambina mano nella mano con mio padre, che non c’è più, proprio nell’istante del sorriso e riprovo le stesse cose. passo davanti a quel portone e siamo noi due, felici. sembrerebbe bello, invece è doloroso. troppo.

  9. Purtroppo la tua vita è stata segnata da un tragico episodio che fatichi a mettere via, e questo ti intristisce e ti fa desiderare, forse, che possa essere possibile ricominciare dall’inizio.
    Magari, Francesca.
    Purtroppo ci tocca fare sempre i conti con noi stessi e col nostro vissuto.
    Un abbraccio. :**

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