il tempo che è stato, e quello che sarà

  Ho smesso i bilanci.
Li lascio a chi è ancora capace di certe supreme perversioni.
Non ho, e non ho mai avuto la testa della ragionierina di un tempo: dare, avere, partita doppia.
Nella dinamica velocissima di un tempo che si affanna sui nostri affanni mi spunta nel cuore un pensiero grato per le persone conosciute durante l’anno trascorso: che mi hanno donato salute e amicizia.
Non è poco.
Il resto è solo materiale per pessimi sceneggiati televisivi.

                Buon Anno Nuovo

Sotto gli auguri c’è la scena di un film che, ormai, rappresenta la mia filosofia di vita.

New Order – Ceremony

le lune nel pozzo

  Cantami, o diva…
No, non sono funestamente irata, ma molto seccata sì.
E mi spiego.
Cioè no: non mi spiego più.
Perchè è inutile, perchè c’è in giro una pletora di tonti, perchè io son perla e voi siete porci.
Attenti alle metafore: non accetto maledizioni sulla mia razza, peraltro esigua.
Qui, in me, c’è in atto una sommossa pericolosa.
Si sono svegliate la figlia della ballerina del Bolshoi, la adolescente dismorfofobica, la zitella che spolvera i libri in continuazione; e poi la rockettara con i jeans strappati e lo stereo a palla, la donna provocante e la crocerossina; e, inoltre, il ragazzino sboccato affetto da coprolalia, l’alpino con la borraccia in tasca, il camallo e il don Quijote de’ noantri.
Ce n’è per tutti i gusti, e per ogni gusto una richiesta diversa.
La voce, però, si fa unanime nel chiedere coerenza.
Lo so: pretendere la luna nel pozzo sarebbe stato più fattibile.

Pink Floyd – Brain damage/Eclipse

nervous

  “Sono un organizzatore nato. Di feste, ovvio.
Quella del 10 settembre rimarrà storica: Alessia vomitava in giardino, Gianmarco sembrava morto sul dondolo, c’erano i dj, le luci strobo e la vodka giusta.
Arrivarono anche i carabinieri, chiamati da quel c….(beep) che abita di fronte, per chiedere se tutto fosse a posto”.
Mio figlio, autore di queste perle di saggezza, sta organizzando l’ultimo dell’anno con i suoi amici.
So che gli piace fare il guascone, e che di suo è un bravo ragazzo, ma a me girano lo stesso.
Arriva un momento, nella vita (quello in cui non sei più ma non sei ancora), in cui vorresti prendere un aereo, biglietto di sola andata in tasca, e far perdere le tue tracce al resto del mondo.
In tre nottate avrò racimolato una decina scarsa di ore di sonno. Nonostante lo xanax.
Stamattina, a cadenza regolare, mio padre ha iniziato a telefonarmi come la più petulante delle sveglie.
Alla fine mi sono buttata giù dal letto con i capelli ritti in testa e gli occhi fuori dalle orbite.
Ho fatto una santa doccia, ho bevuto un benedetto caffè e l’ho raggiunto nella casa al mare.
E mi ha fatto anche un po’ pena, perchè mi stava aspettando nella sua auto, non avendo la chiave del piano di sopra.
Stiamo progettando dei lavori e la cosa mi riguarda, visto che il piano rialzato è mio (dai, Monti, godi pure come un riccio).
E’ che lui non sapeva che fossi riuscita ad addormentarmi solo tre ore prima che decidesse di iniziare a martellarmi il cervello.
Pranzo a casa loro: in quattro.
Nel primo pomeriggio il celeberrimo organizzatore di feste prende la mia auto e dice che va a trovare degli amici, assicurandomi di tornare al massimo entro un paio d’ore.
Così mi son seduta (e mai l’avessi fatto) giusto di fronte al camino, con padre alla destra e  madre alla sinistra: un bel presepe di abbioccati davanti alla novecentesima proiezione del “dottor Zivago”.
Tra un attimo di obnubilamento ed un altro ad un certo punto son riuscita a riprendere in mano la trama di quella che, nel mio immaginario di ex ragazza sentimentale, aveva sempre rappresentato la storia d’amore più bella di tutti i tempi.
E, vedendo vedendo, mi son ritrovata a dissezionare una storiella di una banalità assurda: col solito furbastro fra una donna e l’altra. Quella ufficiale, dolcissima e financo un po’ servile, e l’altra, abbinata all’opzione “facciamoci una sana trombata”.
Ok, Zivago cura ammalati e scrive poesie, ma dopotutto è il solito uomo che si barcamena, un po’ di qua e un po’ di là.
“Masculu sugnu”.
Per cui alla fine, quando un infarto lo stronca mentre cerca di chiamare Lara, intravista per strada dopo anni ed anni, son rimasta a guardare senza emozione, come se in tv fosse passato un documentario sulla riproduzione degli organismi unicellulari.
Sì, sono diventata cinica senza rimedio, il che non vuol dire che non mi possa capitare che un uomo mi piaccia, e pure tanto, ma dentro di me c’è un diavoletto dissacratore che sottolinea tutto ciò che dico o faccio. Anche quel che penso, talvolta, facendomi sentire un personaggio da feuilleton.
Non so se ringraziarlo o maledirlo, questo spiritello insito in me: di certo mi auguro che mi risparmi sempre qualche figuraccia di troppo.
Poi qualcuno di voi crede ancora all’Amore?
Suvvia…
Ps. per la cronaca, Riccardo è tornato a casa dopo quattro ore: avrei fatto in tempo a vedere anche “Via col vento”.

Theory of a deadman – Love is Hell

buon natale come sempre e bla bla bla

Quando inizia la sarabanda di feste, vigilie, natali con i tuoi e pasque con chi vuoi sono sempre abbastanza a disagio.
Gli auguri, quelli veri, li formulo a tutti dentro di me: e sono auguri sinceri.
Un tempo non mi dispiaceva gironzolare per distribuire parole dolci e caramellate: così facevan tutti, così facevo io.
La voglia di esternare l’ho perduta strada facendo, e ciò non vuol dire che abbia perso, contestualmente, la capacità di provare per i miei simili compassione (dal latino cum pati) e simpatia (dal greco syn pathos), che poi son sinonimi.
Vi lascio un video di questo artista multimediale: scarno, essenziale ma valido, cioè adatto ai nostri tempi moderni.
Giusto?
E grazie mille a M.me Alianorah Hen, che me l’ha presentato.

   Feliz Navidad a todos

stralunato

  Alle fortezze inespugnabili, che tanto richiamano alla memoria la turris eburnea di mariana memoria, quand’ero una bimba curiosa e disobbediente, ma con uno strano e radicato senso del dovere che non mi avrebbe abbandonata mai.
A certe fortezze inespugnabili dedico il mio cuore, la gratitudine e l’affetto di cui sono ancora capace.
Ammesso, poi, che riesca a raschiare il fondo del barile.
A te, che ti schermisci e ti sminuisci, tentando di nascondere il tuo cuore immenso, io voglio solo dire questo: grazie.

R.E.M. – Man on the moon

dipinto di rufus-rag-and-bone

oddity

  Se oggi parlo di te è perchè sei diventato un ricordo senza emozione.
Avevo smesso: qualcuno me ne dia atto.
Avevo smesso ed ho ripreso brevemente per scrivere the end con i caratteri un po’ arzigogolati dei film di una volta.
Oggi, adesso ho gli avambracci appoggiati alla finesta: il viso a sfidare l’aria fredda di questa notte prenatalizia, le terga al caldo.
Nel buio blu scuro di questo cielo stellato posso vedere scorrere il mio futuro, cioè quel che resta: come un film visto e rivisto.
E dire che io son quella che, come Paganini, non ripete mai.

David Bowie – Sound and vision

caro Luca

  Incomincio come una donnina infatuata di spiriti, merletti e piccole bottiglie di rosolio?
Non so: io sarei l’esatto contrario.
Tosta quanto basta, concreta fino ad un certo punto, solida all’occorrenza.
Ordunque: vade retro.
Sono ancora viva, sai?
Non so, onestamente, se l’avresti mai immaginato, o se, più verosimilmente, la cosa ti avrebbe lasciato indifferente in ogni caso.
Donne e uomini si conoscono, e a volte si amano. Contro ogni ragionevole previsione.
A noi è successo, ed è stato bellissimo: se lo negassi sarei bugiarda e in netta malafede.
Però è finita, perchè costruire su fondamenta fragili e viziate è un errore che non andrebbe mai sottovalutato.
Certo, farsi prendere dall’entusiasmo e dall’estasi di certi momenti è fuorviante:  presi, come si è, dalla contingenza dell’hic et nunc, si lascia che la nebbia dell’incoscienza cali improvvidamente su ciò che, invece, dovrebbe essere sempre presente alla coscienza.
Lasciarsi andare è meraviglioso, soprattutto se c’è feeling: un feeling assoluto e magico.
A me è capitato di rado: sono di struttura razionale e disincantata.
Però tu sei stato unico. Unico nella tua specie e nel tuo tempo.
Quel tempo ormai è lontano: portato via dalla solita vita che arrotola se stessa andando avanti: perchè andare avanti è l’esercizio dell’esistenza che prosegue verso il futuro.
Il futuro.
Ho ancora paura a parlarne: mi sembra una nuvola minacciosa su quel che resta dei miei anni. A volte vissuti, spesso sprecati.
Nonostante un tentativo di “vita regolare”.
Nonostante un figlio che mi preoccupa, mi spaventa e che, nonostante tutto ciò, mi regala un motivo per continuare a credere.
Tu sei ormai lontano anni luce, Luca dolcissimo e spietato.
Luca dagli occhi verdi e i riccioli scuri.

David Bowie – Modern love