scuse

Nì passa davanti allo specchio lanciando a se stessa un’occhiata rapida come un dardo.
Si fermerebbe a controllare i dettagli, se fosse certa di non subire il contraccolpo di un volto tirato, stanco eppure straordinariamente vivo.
Certi contrasti fanno male: difficile reggerne l’urto dirompente.
Nì si conosce più di quanto creda, e tira via.
Afferra la borsa appesa alla maniglia della porta della sua stanza, infila le scarpe senza fatica e si lascia la prigione alle spalle.
Seppur nel cambio ci guadagni poco…”, mormora a fior di labbra, mentre schiaccia con energia il telecomando della sua vecchia e sempre meno fida automobile.
Cintura, accensione, fari: gli oliveti oltre la periferia la guardano passare: indifferenti loro, pensierosa lei.
Vecchie conoscenze da una vita.
Olivi, Puglia, paesaggio solito ma a volte struggente: quando la campana a morto dei ricordi ricomincia a farsi sentire in un angolo remoto della memoria.
E le note, e le parole, e i gesti…
E le stramaledette foto, e i video che sembrerebbero essere stati tirati fuori da uno spirito malefico, se gli spiriti malefici esistessero.
Sei più forte di tutto questo” torna a dirsi Nì: perchè sa bene come funziona la vita.
Prova tecnica, l’ennesima, di spallucce a quello che viene in sorte: quanto scelto, quanto capitato non lo sa, nè se lo chiede.
Lei prende con garbo e stipa. Prende e archivia.
Non si appella nemmeno più alla sua capacità di raziocinio.
Ammette il suo fallimento, Nì, e se lo porta stretto con sè. Idealmente in borsa, chè accanto al cuore farebbe ancora male.

Nirvana – All apologies

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