without

  Una scorpacciata di strade segnate in un elenco.
Strade dai nomi altisonanti, o convenzionali. A volte senza un senso che paia logico.
Strade da guardare sulla carta con quattro occhi e due cervelli: immaginandone l’aspetto, l’affaccio delle case, la gente che passa nel momento in cui un pensiero, unidirezionale, si è mosso in quel senso.
Strade-vita.
Strade-indifferenza.
Strade-speranze morte.
Io conosco le strade che percorro, e immagino quelle che vorrei calpestare.
Io immagino (io io io) a vuoto, e a vuoto giro.
Senza motivazioni. Senza benzina.
Fatico ad accettare l’idea dei volti che passano veloci accanto al mio,
senza fermarsi per il tempo necessario, senza fermarsi quanto io avrei voluto.
In marcia senza sosta verso un luogo lontano da me.
Senza ritorno.

U2 – Where the streets have no name

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flash mentali

 

 

 

 

 

 

 

Sto riuscendo ad invertire il mio fuso orario: è accaduto senza sforzi. Naturalmente.
Stamattina sono in fermento come un tino di vinaccio: troppi pensieri in testa, e tutti troppo veloci.
Mio figlio è appena arrivato a Milano, ed io mi sono seduta per terra con le gambe incrociate.
Sedersi con le gambe incrociate è una cosa da niente. Per voi.
Per me è stato bellissimo.
Portarsi il ricordo di un uomo nel cuore o su una chiappa è uguale, in fondo: m a t e r i a l e non più r i u t i l i z z a b i l e.
Ho letto che l’aspartame fa venire il cancro.
Chissà quando mi tocca, ma poi chissenefrega: il mio piano di emergenza è sempre pronto.
Good morning Vietnam. As usual.

Liquid Tension Experiment – Universal Mind

uova di alieni

Perchè, io non meriterei che questo sole che vedo infilarsi attraverso le strisce della serranda mi portasse un po’ di buone nuove, di gioia, di serenità, di speranza nel domani?

E’ bello il gioco della luce che si intrappola tra le fibre della tenda, trama impalpabile, ingarbugliata e luccicante come il grande nido di un animale alato estinto.

Ieri ho chiesto ad una donna – solida concreta molto convenzionalmente ancorata con i piedi per  terra – se avesse mai “sentito” di essere stridente col mondo attorno; se si percepisse “rotante” nel senso inverso rispetto a quello dell’asse terrestre.

Mi ha rivolto uno sguardo un po’ incuriosito , e ha risposto no, semplicemente.

Sono nata cinque decenni fa, più qualcosa, da un uovo di aliena.

Sono nata per sbaglio, e per sbaglio finita su questa superficie terrestre  dove si gareggia a colpi di concretezza e understatement.

Solo per convenienza.

Forse io non c’entro, e se faccio finta di esserci alla maniera della maggior parte degli altri  sappiate che sto solo recitando il copione che mi hanno messo in mano tanto tempo fa.

Sappiatelo.

E sappiate anche che ho una gran voglia di farlo a pezzi.

Eumir Deodato – Also sprach Zarathustra

santi, poeti e coglioni

  Stasera sono stata al cinema, e ho visto un filmetto mediocre, brutta copia dell’Happy Family di Gabriele Salvatores.
A casa mi sono rinfrancata con le immagini di gente scomposta e incivile che, giusto per non perdere le vecchie abitudini, lanciava monetine al Presidente del Consiglio dimissionario.
Un Presidente che non mi ha mai convinto, e che non ho mai votato, ma che si è dimesso, senza una sfiducia formale, e dopo essere stato regolarmente eletto dal cosiddetto popolo sovrano.

I ragazzi scalmanati dovrebbero essere gli stessi che, qualche settimana fa, lanciavano sampietrini per protestare contro la BCE. Ok, non tutti lanciavano sampietrini: alcuni facevano di peggio ed altri, in gran parte, sfilavano civilmente.
Resta il fatto che, comunque avessero deciso di presentarsi, protestavano contro le caste, le banke e i capitali nelle mani di queste ultime.
A me, ma non solo, appare singolare questa ubriacatura di massa (quante bottiglie di spumante avevano tenuto in fresco, fuor di metafora?).
Questo giubilo per le dimissioni del tiranno sembra non tenere in conto che il futuro Premier altri non è che un economista vicinissimo alle banke contro le quali protestavano poco fa, e vicinissimo alla BCE.
Mario Monti, a proposito di sprechi e  privilegi, riceverà un emolumento di 25,000 euro mensili, oltre alla carica di senatore a vita attribuitagli dal Presidente della Repubblichetta subito prima che le dimissioni di Berlusconi fossero formalizzate.
Gli indignati inveiscono contro la casta, e poi la appoggiano.
Perchè, piaccia o no, un economista-bankiere di una casta fa parte eccome.
Spero che questo governo di transizione duri poco, e che i cittadini possano avere presto la possibilità di esprimere le proprie preferenze.
E spero che la sinistra, che vincerà le elezioni, sarà capace di mettere d’accordo le tante anime di cui si compone: anime spesso profondamente discordanti ed ostili le une verso le altre.
In realtà non ci spero, nè ci credo, ma prometto solennemente che, dovesse finir male anche la loro avventura (perchè, checchè ne dica la Concita, la crisi è mondiale), non scenderò in piazza a lanciare monete, non inveirò volgarmente, non pronuncerò turpitudini.
E’ questione di civiltà, ma anche di stile.

Edoardo Bennato – Viva la guerra

I belong to Nico

  Come qualcuno avrà già letto sulla mia pagina faccialibro, un altro uomo, nel giro di pochi mesi, mi ha definito “glaciale”.
Sapete come funzionano i social network: ognuno dice la sua, e passa avanti.
Oppure si sofferma a commentare con criterio, se ti conosce e in qualche modo ti stima, o è semplicemente attento a quello che vorresti esprimere.
Una ragazza (mi piace definirla così, nonostante l’abbia ritrovata dopo oltre vent’anni), con la quale ho condiviso, al tempo che fu, giornate  significative, ha commentato che gli omuncoli si accontenterebbero di “dolcezza a buon mercato, di melassa che li strozzi”, mentre gli Uomini amerebbero le donne “difficili”, quelle delle sfide e dei confronti.
Non so.
Questo mio nuovo modo di essere non l’ho studiato a tavolino: è solo il risultato della mia vita, e delle esperienze che custodisce, molte delle quali estremamente dure ed impegnative.
Ognuno elabora come sa, o come può.
Che poi qualcuno mi definisca in un modo, piuttosto che in un altro, mi lascia abbastanza indifferente.
Glaciale? Glaciale: sperando che qualcuno si cristallizzi, di riflesso, per il resto della vita.
Ora, a noi: chiudere un blog sofferente ha senso?
Mi ritornano in mente le parole:”vile, tu uccidi un uomo morto”.
In effetti non giro più, e non ricambio visite: quel che è stato è stato.
Passato prossimo, che presto diventerà passato remoto.
Può essere che decida di tornare al mio primo amore: la politica.
Inimicandomi tutti, o quasi.
Voi ci credete?

Fredo Viola – The turn

scuse

Nì passa davanti allo specchio lanciando a se stessa un’occhiata rapida come un dardo.
Si fermerebbe a controllare i dettagli, se fosse certa di non subire il contraccolpo di un volto tirato, stanco eppure straordinariamente vivo.
Certi contrasti fanno male: difficile reggerne l’urto dirompente.
Nì si conosce più di quanto creda, e tira via.
Afferra la borsa appesa alla maniglia della porta della sua stanza, infila le scarpe senza fatica e si lascia la prigione alle spalle.
Seppur nel cambio ci guadagni poco…”, mormora a fior di labbra, mentre schiaccia con energia il telecomando della sua vecchia e sempre meno fida automobile.
Cintura, accensione, fari: gli oliveti oltre la periferia la guardano passare: indifferenti loro, pensierosa lei.
Vecchie conoscenze da una vita.
Olivi, Puglia, paesaggio solito ma a volte struggente: quando la campana a morto dei ricordi ricomincia a farsi sentire in un angolo remoto della memoria.
E le note, e le parole, e i gesti…
E le stramaledette foto, e i video che sembrerebbero essere stati tirati fuori da uno spirito malefico, se gli spiriti malefici esistessero.
Sei più forte di tutto questo” torna a dirsi Nì: perchè sa bene come funziona la vita.
Prova tecnica, l’ennesima, di spallucce a quello che viene in sorte: quanto scelto, quanto capitato non lo sa, nè se lo chiede.
Lei prende con garbo e stipa. Prende e archivia.
Non si appella nemmeno più alla sua capacità di raziocinio.
Ammette il suo fallimento, Nì, e se lo porta stretto con sè. Idealmente in borsa, chè accanto al cuore farebbe ancora male.

Nirvana – All apologies