matiz

  Il tempo passa, anzi cambia. E cambia chi gira intorno a te da sempre: gli insospettabili.
Che crescono, invecchiano, muoiono. Che a volte si incarogniscono perchè qualcuno ha decretato  che doveva andare così: perchè, se non offendi, qualcuno offenderà te.
Allora tanto vale impugnare la spada, e tenerla al caldo perchè non si sa mai.
Ho mangiato vent’anni cruciali in un solo boccone ingordo, e adesso rumino come una vacca solitaria: forzatamente muta di fronte alla nube fosca e mutevole del …futuro.
Che parola esagerata. Futuro: quello che sarà.
A malapena so quel che è adesso, mentre scrivo china sulla tastiera del mio notebook: china e storta come un fachiro, con la gentile collaborazione della mia anca nuova in titanio, ceramica e polietilene cross linked.
Io, che ero snodabile, tal quale son tornata: come non fosse accaduto niente di cruento.
Sono stata brava, sì, e ho incocciato un ortopedico giovane e geniale: anche très charmant.
Roba che mi piacerebbe essere lui, a volte.
Ma io sono io: la trascinatrice di amori rimasticati e blog in progress.
Il personaggio sempre in cerca di Autore: quello che si intabarra in una nuvola di lana morbida e profumo d’inverno.
E percorre il suo viale in silenzio.

Vinicio Capossela – Polpo d’amor

untitled

  Rinascerò mancina.
Rinascerò ebrea.
Alta, carismatica, forte come una roccia.
Rinascerò giusta ma implacabile.
Rinascerò capitano decisionista.
Capace in cucina e in battaglia.
Rinascerò acciaio e diamante.

                     n

 Lou Reed – Perfect day

L’opera “Untitled” è di Maurizio Cattelan

la strada

   Sono in sella: un piede sul pedale, l’altro sul marciapiede.
Guardo dritto davanti a me, fin dove il viale si biforca tra due blocchi di villette in finto stile mediterraneo.
La donna si materializza all’improvviso: probabilmente era sfuggita al mio sguardo.
E’ piccola e poco aggraziata; indossa una tunica grigio scuro, e tiene stretti due sacchetti nelle mani.
Cammina lenta.
Cammina verso di me.
La guardo, cercando qualcosa di familiare in lei, e non me ne spiego la ragione.
Cammina.
Si muove, ma tra noi c’è sempre lo stesso tratto, come se i suoi passi fossero vanificati da un’istanza irrazionale.
Forse mi guarda, forse no: la distanza non permette di poter notare certi particolari che, mi dico, avrebbero la loro importanza.
Muove i piedi uno dopo l’altro.
Uno dopo l’altro.
Muove i piedi che vanno avanti uno dopo l’altro senza andare avanti uno dopo l’altro.
Cammina lenta.
Cammina.
Probabilmente non mi ha vista nemmeno.
Probabilmente non ci sono.
E’ solo un sogno.
Il tempo si è fermato.
Non è affatto un sogno, tempus fugit.
La donna con poca grazia, la mia bici ed io siamo corpuscoli infinitesimali ed ininfluenti.
Forse non esistiamo nemmeno, se non nella iperproduzione mentale di un’intelligenza differente.

Queensryche – Silent lucidity

a moment in a life

Le ultime nuvole a frange lasciano che il sole torni ad accarezzarci.
Vorrei sognare. Solo sognare, perchè la speranza l’ho seppellita tanto tempo fa.
Comunque sia, comunque vada, sei stato fiaba e benedizione.
Angelo e consolatore nei momenti bui, quando mi hai tenuto la mano, stretta, cercando di farmi sorridere e di asciugarmi le lacrime.
Quando mi hai trasfuso sangue, calore e fiducia.
Fiducia: chi l’avrebbe mai detto?
Ho negli occhi i tuoi occhi scuri e un po’ obliqui.
Il tuo sorriso che si accende all’improvviso, come un’esplosione di luce.
E tu sorridi, e a me sorride il cuore.
E tu mi accarezzi, e la porta blindata che tiene prigioniera la mia voglia di vivere si apre appena.
Poi te ne vai, ma rimani con me.
Tu
sei
con
me.

Muse – Undisclosed desires