Non aprite quella porta

Sant’Antonio Sant’Antonio scaccia via questo demonio.

Oggi, a casa dei miei, avrei voluto filmare una brevissima scena da sit com: peccato che certe estemporaneità non lascino mai il tempo di agire tempestivamente.

Così, insomma, son riuscita a sapere, novello segreto religioso, che mi tocca il primo di luglio.

Mio fratello si è gentilmente offerto di accompagnarmi su, e mi ha proposto di partire due giorni prima perchè la mattina del trenta devo presentarmi in accettazione.

– Così ti accompagno in ospedale e riparto.

Nulla quaestio, per me, ma la genitrice in ascolto, più tesa della sottoscritta, è sbottata.

– Lasci tua sorella UN GIORNO PRIMA dell’intervento?

– Non ho scelta: devo lavorare.

– E chi la vedrà uscire viva dalla sala operatoria?

Al che mi è partita una risata omerica, e mia madre mi è sembrata una di quelle mamme ebree tanto sfotticchiate dal buon, vecchio Woody.

Aveva gli occhi smarriti sul serio: guardava mio fratello con aria furente, poi si girava verso di me con l’espressione persa. Roba da Oscar.

Ho cercato di tranquillizzarla, facendole capire che per me, abituata da lunga pezza a cavarmela da sola, il problema non sussiste davvero, perchè presumo di uscire viva dalla sala operatoria: al limite un embolo può sempre partire, ma di solito l’incidente non è mai così immediato.

Niente.

Ha continuato a guardare male suo figlio, passando in rassegna tutti i miei possibili “testimoni di esistenza in vita”.

-Tuo padre ed io siamo anziani: ti saremmo d’intralcio. Tua sorella è in commissione d’esame…

Ha avuto un lampo improvviso.

– E se lo dicessi a Na..

NO.

– Ma lei la scuola l’ha già finita.

– No e basta.

– Stasera la chiamo e glielo chiedo io, tanto tu sei come quegli animali che se ne vanno a morire in solitudine…

Azzo, mamma: io non vado a morire. Vado a rinascere, credo.

– Ma avrai paura.

– Come tutti, ma come a tutti passerà anche a me.

– Ma io ho bisogno che qualcuno della tua famiglia ti veda sana e salva.

Facciamo così: mi scatto una foto col cellulare e te la mando. E adesso BASTA.

Non è che mi sia parsa molto convinta, ma almeno ha smesso di mugugnare.

So che nei prossimi giorni tornerà alla carica, ma lei non ha realizzato che, in effetti, io voglio star male da sola, e ricomparire quando avrò riacquistato i miei normali sembianti.

Che la solitudine non mi fa paura, che negli ospedali c’è il personale, medico ed infermieristico, e

che non ho davvero bisogno di qualcuno che mi tenga la mano, compatendomi.

Io, che ci crediate o meno, ho uno spirito moderatamente guerriero.

Slipknot – Wait and bleed

RETTIFICA.

Per amor di verità, per onestà intellettuale e per la mia endemica incontinenza riguardo all’apposizione dei puntini sulle i, devo aggiungere che l’intervento è stato (un po’ inutilmente) anticipato al pomeriggio del 30 giugno, e che mio fratello e mia sorella (che ha chiesto alla commissione d’esame un permesso di due giorni) rimarranno con me per vedermi uscire dalla sala operatoria, presumibilmente viva.

Che torneranno il giorno dopo per salutarmi, e che si reimmetteranno sulla via dell’amabile sprofondo, verso il mio Sud.

Avrò anche avuto un marito cinico e un amante bugiardo, ma, sostanzialmente, non sono Remi.

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6 pensieri su “Non aprite quella porta

  1. hey…è solo il giorno prima della felicità
    ti aspettiamo dopo il tagliando, la revisione, la messa a punto!
    forza, che sei una tosta
    a presto
    un bacio
    N.

  2. Lo so, ti digo grazie e ti mando un bacio, Willy. :*

    Mi sa che è vero, WW: non so come, ma riesco sempre a rinascere dalle mie ceneri.
    Un bacione a te.

    Soprattutto che passi in fretta, Enzo: odio le cose che vanno per le lunghe.
    Abbraccio ricambiato.

  3. auguri belli Nico…se per caso fosse a Torino il tuo ospedale fammelo sapere che arrivo :)

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