Scrivere about shit non é reato

Io
(mai piacevole esordire così)
ma

io
accarezzo le squame
e le spine
cioè la mia pelle
che l’altro vede bella
liscia
di seta che profuma
accarezzo
ferendomi le mani
le squame e le spine
concentrata sull’anima nera
accarezzo
distratta
la mia pelle
fra la  vita
e quello che si agita

lontano.

Theory of a deadman – In the middle

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Suono onomatopeico di un soffio

La vita è breve: a volte solo uno sbuffo scocciato. Chi conta, e cosa conta?
Opinioni, solo opinioni dettate dallo stato d’animo del momento.
Addicted, sometimes.
Consola avere intorno gli affetti veri: quelli di sempre.
Quelli che, piuttosto che farsi scappare una gaffe sui tuoi punti deboli, si farebbero tagliare la lingua.
Io mi son sempre fidata delle persone che mi dimostravano affetto, e spesso ho sbattuto il muso contro la loro ipocrisia, riflesso della mia dabbenaggine di ragazzotta ingenua.
Mi son data della stupida un sacco di volte, con ragione, però a mia discolpa devo aggiungere che il nemico si era mostrato credibile.
Ordinaria abilità di chi passeggia sui sentimenti altrui come sul pavet di una piazza.

Manowar – Master of the wind

C’era una volta

Semplicemente…esisto.
A volte la sensazione è tanto netta quanto incredibile.
Esistere mentre si pensa, si soffre, si continua a mantenere attiva la macchina perversa dei ricordi.
Eppure esistere a “mezza pensione” è non esistere. Non completamente, pienamente, intensamente come si vorrebbe.
E’ solo sopravvivere: nè più, nè meno.
Nuotare in superficie, annaspando ma non sempre, tanto da nutrire l’illusione di esserci in maniera diversa: con una grattatina al naso atteggiato all’assunzione di un’aria vagamente snob.
C’è una vita: quella che ti capita, e che  impari presto a cucire sulle tue aspirazioni.
Ci sono le tue aspirazioni: frutta secca sotto il sole di un mercato mediorientale.
Ci sono, o c’erano?
Loro, i fantasmi del passato, sfilano via come pallide maschere di un annacquato carnevale di provincia.
Passa un impensabile, pescato per caso.
Oggi distinto e canuto signore mollemente adagiato su una poltrona di rattan, con lo sfondo del suo mare ai confini del mondo.
Sembrava essermi stato “destinato” dal cielo: e invece barava.
Insieme agli altri sfila via anche lui, il ragazzo: col suo fardello di cattiveria incosciente, e di voglia di crescere.
Adieu.
E’ rimasto solo chi ha mischiato il suo sangue col mio.
Ebbene, cari i miei spettri: non avete avuto ragione di me.
Io scomparirò solo per autodistruzione.

Gong – Magdalene

Solitaria

Le mie albe sono figlie di notti insonni: senza visitazioni oniriche.
Gli occhi si spalancano all’improvviso e, dopo un po’, a fare compagnia ai miei pensieri arriva il canto di un uccello che saluta il buio, e annuncia l’incognita di un nuovo giorno.
Mi rendo conto di essermi assopita sul margine estremo del letto, rischiando di cadere, perchè il mio piccolo a quattro zampe tende ad invadere lo spazio intorno a me, contendendoselo col notebook, che da qualche giorno fa i capricci.
Fanno i capricci, i compagni delle mie notti cupe e silenziose, anche se parlo loro come se potessero ascoltarmi.
Non pagherei, ma farei qualcosa per la grazia di un’altra interruzione.
Invece la mente è irrimediabilmente accesa, e la valanga dei pensieri inizia a muoversi piano dall’alto della montagna.

Dream Theater – Solitary shell