Riflessione scorretta

Ditemi: perchè questa campagna in difesa dei poveri agnellini (sacrificali per maledizione divina)  sacrificati a Pasqua?
Avete fatto centro, beninteso: oggi ho guardato il mio piatto, e l’ho allontanato.
Esattamente come quando, tantissimi anni fa, scostai da me il piatto contenente un volatile arrosto. Triste, cotto al punto giusto ma mesto nell’oltraggio della sua profumata nudità .
Tirai su col naso e mi alzai da tavola, perchè allora i miei gesti dovevano essere plateali.
Insomma, ditemi: perchè difendete gli agnelli e dei tacchini non vi curate?
Perchè sulle vostre bacheche, a Natale, non vedo fiorire  immagini di capponi con la scritta” fermate la strage”?
Gli sgraziati pennuti hanno forse meno dignità?
E che cosa mi dite dei capitoni e delle anguille dell’Immacolata?
Delle fiorentine sanguinolente, dei carpacci e delle tagliate con la rucola e le scaglie di parmigiano?
Che mi dite dei cacchiucchi, dei brasati e dei goulasch?
Potrei continuare quasi all’infinito ed aggiungere, con una punta di bonaria perfidia (perdonate l’ossimoro), che dovremmo smetterla, tutti, di indossare giubbini di pelle, e borse, e scarpe all’ultima o penultima moda.
L’ecopelle (oggi c’è uno spreco di eco) non è stata forse prodotta per sostituire quella vera?
E’ che mi piacerebbe essere coerente, sapendo di non esserne capace, per cui se salto il secondo di agnello affermando debolmente che mangiarlo sarebbe scorretto, a me stessa confesso che l’agnello non mi piace.
Provate a togliermi davanti una bella spigola al sale. Provateci.
Vorrei indignarmi davvero, e scegliere di diventare vegetariana: questo sì.
Coerentemente vegetariana, a spasso con la borsa di tela e le scarpe sintetiche.
Dopotutto è da un bel pezzo che non abbiamo più bisogno di cacciare per nutrirci e per difenderci dal freddo.
Però non ci riesco, e so perfettamente che salterò volentieri gli ovini  ma che continuerò a mangiare pesce perchè mi piace, così come mi piace l’odore delle vera pelle: quella col marchio.
Non vogliatemene: provo solo a processare me e le mie contraddizioni.
Tanto per cambiare.

Genesis – The lamb lies down on Broadway

Auguriauguriauguri

Cara N, alias N,

da tempo immemorabile superi il peso specifico e
dunque la gravità della materia oscura presente nei buchi neri.
Speriamo che la teoria delle “stringhe” faccia vivere l’altra te con minore tetraggine.
Ad ogni modo la Pasqua è “passaggio”, cambiamento, liberazione!

Riguardo alle tue ultime volontà:

1) La malerba non muore mai e romperesti le palle anche in carrozzella.
2) Per gli emboli ci sono le camere iperbariche: chiedi consiglio a
mio padre, che rompeva i coglioni agli altri pazienti che non se lo potevano
togliere dalle scatole.
3) La sanità costa cara, quindi ti staccheranno senza le tue imprecazioni.
4) Oggi si trovano pezzi di ricambio a buon prezzo su Ebay, quindi chiedi che
vengano messi all’asta.
5) Quale anima dovrebbe essere disattivata, visto che affermi di averne almeno
due?

p.s. IPSA è corretto, ma nel linguaggio corrente è acquisito al maschile:
quindi ipse

Buona Pasqua

Sinceramente ho trovato questa e-mail carina: così tanto che ho pensato di “postarla” come augurio di rinascita per tutti voi che, a detta del mittente, non mi sopportate più.
Può essere che abbia ragione: a volte io stessa mi trovo pesante e noiosa.
Su una cosa, però, non transigo: ipsa è e rimane femminile.

David Byrne – Marching through the wilderness

Il gusto pieno della vita

17 aprile, 2011: le Palme.
Mi risparmio la battuta idiota.
Oggi nessuna riunione nel quartier generale.
Mia sorella e mio fratello sono fuori con le loro famigghie sante.
Io ho deciso di rimanere a casa col cane: il figliolo torna stasera dalla gita scolastica (ops, viaggio d’istruzione).
Che poi, quanto ci si possa istruire a Mirabilandia lo sanno solo i costruttori di giostre orrorifiche ai confini con la realtà.
Per fortuna hanno visitato almeno Ravenna e Ferrara.
A dirla tutta, sarebbero dovuti andare a Parigi (oh, cara), ma alcuni genitori molto apprensivi (e un tanto imbecilli) hanno temuto che i confetti sganciati da Sarkò su Gheddafi potessero mettere a repentaglio l’incolumità della progenie in trasferta.
Ho detto a Riccardo che, infine, amen.
Parigi andrebbe assaporata in coppia: magari in quella fase di rincoglionimento totale in cui ci si specchia nelle pupille dell’altro, e si sussurrano parole che farebbero accapponare la pelle perfino ad uno come Moccia, se Moccia fosse il beota che mostra di essere, e non il furbastro che ha saputo cavalcare magnificamente l’onda della peggio melassa sentimental-adolescenziale.
Dicevo: le Palme e la santificazione delle feste.
Ho chiamato i miei: “oggi fate gli sposini”.
Personalmente cessai di esser coppia dieci anni fa, vuoi per sfiga, vuoi per malassortimento.
D’altronde ammetto, e lo faccio serenamente e con assoluta onestà intellettuale, di avere lo spirito di un eremita: rivelazione fatta a me stessa dopo anni di dispiaceri, incomprensioni ed autoanalisi selvaggia.
Prima di mezzodì mia sorella è passata da casa, e mi ha rifilato una fogliolina rinsecchita di olivo.
Non posso ricambiare.
– Figurati, me la ritrovo per caso.
Aiùtati, che Dio ti aiuta?
Dev’essermi sfuggito un passaggio, e la colpa ce la spartiremo lui ed io: fifty fifty.

Ehi tu,
che mi leggi e non dovresti,
abbi almeno la decenza di farlo quando tua moglie non ti vede, oppure leggimi con lei, se proprio ti scappa forte.
Ne approfitto per dirti (per dire anche a te) che, dovesse partirmi un embolo, non voglio rimanere in carrozzella, nè attaccata ad una macchina, nè alla mercè degli altri.
Spiegalo anche a tuo figlio, che poi è nostro.
Spegnimento di tutto ed espianto immediato dei pezzi riciclabili, anima esclusa.
Ipsa dixit.

Beatles – The fool on the hill

Sorridi!

Potrei scrivere un manuale su tutto ciò che può portarti, nel giro di qualche anno, a non riuscire più a considerare la vita una fantastica serie di belle opportunità.
Potrei, ma non voglio, chè ognuno ha i suoi, di motivi.
D’altronde le vicende, ad un certo punto, possono rovesciare il corso delle cose, oramai mummificate in un andazzo stantìo.
Et voilà: stupire.
E stupirsi per la levità di certune scelte, e di certaltre decisioni.
Però, ecco, è come camminare sul filo degli equilibristi: passi piccoli e misurati, oppure via  calcoli e ragionamenti.
Anche se, sotto, il telone di salvataggio non c’è.
Aver dato senza mai ricevere è triste: avvilirebbe, forse, perfino il più disincantato e cinico osservatore.
Aver dato a chi pensavamo potesse (e desiderasse) ricambiare con altrettanto spirito sincero.
Di solito l’esercizio delle buone maniere, figlie di migliori intenzioni, non basta mai.
Prima o poi tocca  dover fare i conti  con bassezze a buon mercato, gelosie senza senso, scelte di vita che mai, mai avremmo ritenuto possibili.
Scelte di vita di altri.
Di altri-da-noi.
Che non ci comprendono, e nemmeno ci contemplano di striscio.
Perchè è così: l’esistenza rotola via veloce, e noi, un tempo “importanti”, non abbiamo più ruolo, nè spazio, nè spessore.
Quindi ci tocca scavare intorno a noi stessi perchè gli altri, quelli, son buoni solo a dar fiato alla bocca.
Amico A., una volta detto “begoniaman”,
io ti ringrazio, sinceramente, perchè sei sempre attento alle mie cose.
Perchè mi chiami e mi chiedi come io stia sapendo, ça va sans dire, che sto più o meno di merda.
Non ti consento, però, nè consento ad altri, di dire che sono pessimista e negativa.
Il periodo non è dei migliori, ed essere positivi sarebbe quasi una bestemmia.
Tuttavia io sono semplicemente realista di un realismo asciutto e disilluso, il che vuol dire che domani potrei cambiare idea, e fare ammenda.
Non senza aver analizzato e stoccato quel che adesso mi rende complicato anche aprire le finestre, al mattino, e guardare lo spettacolo dei fiori che sbocciano.
E’ questione di forma mentis.
E di un pizzico di sana scaramanzia.

Judy Garland – Smile