Il discorso di Bertie

Se è vero che dietro un grande uomo c’è quasi sempre una donna di spessore, può succedere che, insieme alla donna, vi sia un logopedista poco ortodosso, e molto sopra le righe.
The king’s speech è il racconto di come Albert “Be-Bertie” Windsor, divenuto re d’Inghilterra dopo l’abdicazione del primogenito David (Edward the VIII), riuscì ad imparare a tenere sotto controllo la balbuzie che lo affliggeva sin da quando era bambino grazie a Lionel Logue, un attore australiano senza titoli specifici, ma con una tecnica originale, più  tanta abilità e pazienza.
Quell’ufficiale di marina dal passato difficile, vessato da una governante orrenda e crudele, e dal disagio di essere cresciuto un po’ sbeffeggiato da tutti, non avrebbe immaginato (e voluto) una successione al fratello.
Però la “ragion di regno” aveva avuto la meglio su un matrimonio, quello con la pluridivorziata americana Wallis Simpson, e David aveva rinunciato al suo ruolo, passando il testimone proprio a  colui che si era sempre sentito inadeguato.
E che avrebbe continuato a sfuggire, suo malgrado, alle responsabilità che gli erano piovute addosso, se non avesse avuto l’appoggio e l’amicizia del logopedista australiano.
Il primo discorso ufficiale di Albert, divenuto re col nome di George the VI, andò in onda via radio quando si dovette annunciare al popolo britannico che l’Inghilterra era entrata in guerra contro la Germania.
E fu un insperato successo.
Che dire?
E’ raro che un film sfiori la perfezione: una sceneggiaura e una regia senza passi falsi, senza sbavature narrative, senza pezzi che sembrano essere stati messi lì per caso.
A mio modesto avviso The king’s speech è un gioiello, nel suo genere.
Sono arrivata a sentire addosso la tensione di Albert poco prima che il discorso andasse in onda, mentre la luce della microfono si accendeva quattro volte prima della diretta, proiettando il suo bagliore rossastro sul volto sudato di un eccezionale Colin Firth. Eccezionale quanto Geoffrey Rush nei panni di Lionel Logue.
Ragazzi, mi sono addirittura vagamente commossa, io che non nutro simpatia alcuna per i Windsor e per le loro eccentriche stucchevolezze (o stucchevoli eccentricità).
Ho anche cercato di ignorare che la bimba più grande di Albert Windsor, Elizabeth, sarebbe divenuta quell’antipaticissima signora travestita da cacatua.

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6 pensieri su “Il discorso di Bertie

  1. la tua recensione ispira.. magari lo vado a vedere, fosse la volta buona che c’è in giro un bel film (da un po’ non ne vedo…)

  2. L’ho visto. Mi é piaciuto anche se forse me l’aspettavo più “drammatico” ed invece in certe parti, specie nel primo tempo, ha anche momenti di lieve ilarità.

    Nel complesso però sicuramente davvero un buon film che, visto anche il panorama desolante di questo periodo, va certamente visto. La fierezza e la levatura morale di Bertie oltre che la tenacia nel voler superare il suo problema, si sentono tutti fortemente in modo vibrante nel discorso finale.

    Ho anche pensato come molte di quelle parole che oggi sono così abusate al punto da perdere significato e forza, e che vengono pronunciate da certi personaggi nazionali ed internazionali non proprio credibili, avevano, prununciate da lui, una verità e pulizia morlae straordinarie. E’ vero, lui aveva una voce.

  3. l’ho visto anch’io e mi è piaciuto. colin firth è bravisssssimo, bella la sceneggiatura, brava anche la boham carter…un film perfetto, direi. sarebbe stato interessante vederlo in originale con i sottotitoli, eravamo tentate a vederlo così, ma a torino lo danno in un cinema scomodissimo da raggiungere, in ztl, e così abbiamo lasciato perdere…forse ci siamo perse qualcosa :)

  4. Davvero un bel film. Che si mantiene in un impeccabile equilibrio (inglese? O tipicamente reale?) tra commozione e irriverenza. Per me l’oscar è a Geoffrey che avrebbero dovuto darlo. Non che Firth non sia bravo ma il logopedista la spunta su Bertie. Soprattutto ti fa capire, un film così, quanto sia provinciale il nostro cinema (mi viene in mente il prequel di ‘Amici miei’ che in questi giorni danno al cinema…tristezza).

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